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S T O R I E ...

 

 

In questa sezione, abbiamo pensato di raccontarvi alcune storie emblematiche di qualcuno dei tanti gatti
che sono passati dall'A.R.C.A.

Sono tutte rigorosamente vere, l'unica concessione che ci siamo fatti è stata di dar voce solo alle vicende a lieto fine.
Dovete scusarci: le storie tristi purtroppo ci sono, e sono tante, ma noi ci viviamo in mezzo tutti i giorni,
e proprio non ce la sentivamo anche di parlarne.
I protagonisti sono tutti nel nostro cuore, uno per uno, come del resto gli altri gatti adottati che con l'andar del tempo
abbiamo purtroppo perso di vista, e quelli che si sono felicemente accasati
e con i quali siamo ancora in cordiali rapporti, tramite i loro meravigliosi nuovi umani che sono diventati nostri amici.
Vorremmo tanto che per tutti fosse così...

Ah, un'altra cosa: ci siamo concessi una piccola licenza poetica, raccontando molte delle storie in prima persona.
Lo sappiamo, i veri autori si sarebbero espressi molto meglio, ma purtroppo non siamo ancora capaci
di trascrivere il loro linguaggio.
Speriamo però di essere riusciti, con molto rispetto ed umiltà, a tradurre in modo comprensibile anche per noi umani
i loro pensieri, o per lo meno quella parte di essi che è alla nostra portata.
Se il risultato è carente è solo nostra inettitudine,
e ci scusiamo con voi che leggete, e soprattutto con loro.

 

E adesso, buona lettura...

 

.ultimo aggiornamento 27.05.2012.......................

CHE FINE HA FATTO MICIO MIAO ?

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RODOLFO

Un po' di tempo fa un nostro amico, mentre tornava a casa di notte su una superstrada a nord di Milano,
vide con la coda dell'occhio qualcosa in mezzo alla carreggiata.
Per fortuna non c'era traffico: inchiodata, retro... era un gatto, investito e lasciato lì. Ordinaria amministrazione.
Ma nel raccogliere il "cadavere" il nostro amico si è accorto che... respirava!
E allora di corsa dal veterinario, nella speranza che ancora si potesse fare qualcosa...
E in effetti la situazione non era poi così tragica come sembrava: una brutta frattura scomposta a una zampa posteriore ,
una ferita alla lingua, ma niente lesioni interne. Era un micio giovane, non castrato... un randagio? Un gatto di casa lasciato "libero"?
Non lo sapremo mai, ma è certo che, se fosse rimasto lì, un'altra macchina di passaggio avrebbe completato l'opera...
Per farla breve, il micio il giorno dopo approdò in Arca: sembrava agitato, era sofferente,
ma mangiava l'omogenizzato leccandolo dal dito e si lasciava curare.



Le radiografie evidenziarono altre vecchie fratture alle zampe anteriori, saldate da sole: un habitué dell'investimento?
Comunque, il nostro Rodolfo - così chiamato per la sua bellezza e il suo sguardo intenso e malandrino -
un po' alla volta si riprese benissimo: sterilizzato, testato ed "aggiustato", era ormai pronto per l'adozione.



E la richiesta di adozione arrivò, da una ragazza che aveva già una gatta, la bella Pupina, viziatissima ma un po' sola,
e a suo parere desiderosa di avere un fratello per alleviare la solitudine nelle ore in cui la sua umana era fuori a procacciare il cibo...
Sì, ma la signorina padrona di casa, all'inizio, non voleva saperne di questa indebita intrusione di un altro gatto in casa sua!
Il povero Rodolfo si prendeva un sacco di sberle, lei gli impediva di girare per casa, faceva di tutto per manifestargli il suo disprezzo:
una gatta di casa come lei costretta a sopportare la presenza di quel gatto di dubbie origini... che insulto!

....

Ma Rodolfo sopportava tutto con il sorriso sulle labbra: lei lo picchiava e lui le prendeva, guardandola con i suoi occhi magnetici
come se dicesse: " io ti amo, e anche tu mi ami, anche se ancora non lo sai... ma prima o poi lo capirai ! ".
Solo una volta, tornando a casa, l'umana vide sull'aristocratico nasino di Pupina il segno di una zampata, ma siccome sapeva
che la maggior parte degli inserimenti falliti è imputabile all'ansia degli umani, il suo commento fu:
"Bene, Pupina, sembrerebbe che una volta tanto Rodolfo si sia stufato di prenderle da te! Era proprio ora..."

....

E alla fine Rodolfo il seduttore è riuscito a spuntarla: dopo più di un mese di "corteggiamento" la dolce fanciulla
ha ceduto al vero amore, e adesso dormono insieme sul lettone e si fanno ottima compagnia...

....

....



La morale della storia? Lasciamo perdere gli Stilnovisti ed il loro "amor che a nullo amato amar perdona"
e concentriamoci sulle cose pratiche: abbiate pazienza con gli inserimenti, il più delle volte i gatti
sanno molto meglio di noi umani quello che va bene per loro!

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TEMPO D'ESTATE, TEMPO DI GATTINI...
eh già, tutti vogliono il gattino piccolo, piccolissimo, che più piccolo non si può...
i gatti "grandi" non li vuole nessuno.
Ci sarebbe tanto da dire al riguardo, ma vogliamo solo proporvi due testimonianze,
nella speranza che qualcuno le legga e ci rifletta un po' su.
Sono di una ragazza che ha adottato un gatto "adulto" e di un gatto adulto che è stato adottato da una coppia.

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Ciao!
Se vi trovate qui a leggere questa mia testimonianza, probabilmente state pensando di adottare un micio.

La mia testimonianza parla di amore, come per tutte (si spera) le adozioni, ma parla anche dell'abbattimento di un pregiudizio
che ho scoperto esistere, assieme a tanti altri, nelle adozioni dei trovatelli.
Il 3 gennaio 2012 ho perso il secondo dei miei cani: mi ha lasciato improvvisamente, invecchiando tutto in una volta in meno di due giorni.
Avrebbe compiuto 15 anni a maggio ma sembrava un eterno giovincello.
I miei due cani erano l'amore della mia vita. Sulla mensola ho una foto di noi tre insieme, felici e spensierati. Sono cresciuti con me.
Stavolta però ho voluto scoprire cosa aveva da insegnarmi un gatto. E così è arrivato a casa nostra Sasà.
Non mi ero mai immaginata il mio gatto ideale, a cominciare dal colore del pelo. Cosa che ho poi scoperto, influisce invece tantissimo sulle adozioni.
Ho scoperto che i tigratini e i gatti bianchi e neri sono quelli che faticano più a trovare casa.
Al contrario, i mici crema, rossi, e neri, raccolgono tantissime richieste.

Ma non è tutto: ho scoperto di avere avuto io stessa un pregiudizio. Infatti cercavo un micetto di massimo 4 mesi e ho scoperto di non essere l'unica.
Poi ho pensato: ma... mi importava davvero che avesse 4 mesi massimi?

Così navigando per annunci "regalo gatto" (fuori questione per me l'idea di comprare un animale, non perchè non valga
ma perchè la vita di un animale non ha un valore stimabile!!!) ho trovato Sasà.
Aveva già nove mesi e due occhi dolcissimi e dalla descrizione era amabile, affettuoso e molto presente.
Ho pensato sarebbe stato un giusto scambio: lui cercava casa,e io cercavo in qualche modo di superare o affrontare il lutto del mio cane.
Forse ci saremmo aiutati insieme.
Lui era a Roma e l'Arca ha organizzato la staffetta che l'avrebbe portato qui, poco prima della brutta nevicata che ha bloccato il centro nord.
Ringrazio di cuore Lory, Rosy e Simonetta, a tal proposito.
Il giorno che Simonetta è arrivata col trasportino a casa e ho visto quegli occhioni sgranati dietro la griglia
devo ammettere di avere avuto un attimo di soggezione.
"Accidenti" ho pensato - "E' veramente già grande." Una serie di interrogativi hanno iniziato a balenarmi a scoppio ritardato in mente.
"Sarà stata una buona idea?" "Forse è troppo grande, non mi vorrà, non si affezionerà o non si ambienterà" Mi è presa un attimo l'ansia.

Lui ha gironzolato per casa cautamente tenendoci d'occhio e dopo essere approdato in camera mia, ha guardato me e Simonetta con i suoi occhioni verdi..
.e subito dopo si è rotolato sul tappeto dandomi la pancia, sembrava dire "Hey che bello qui!" era buffissimo!
Per quanto riguarda l'affetto, io ero preparata a un certo distacco iniziale.
Volete sapere com'è andata?
La prima notte, spente le luci, ha fatto un miagolino lamentoso... e poi è saltato nel mio letto, si è ficcato sotto le mie coperte, ha iniziato
a farmi la pasta addosso succhiando un lembo della mia camicia da notte ,con fusa a profusione.
Si è addormentato così, quasi chiedendo "Posso restare qui con te?" "Non mi lascerai più, vero?"
Sono passati quasi 4 mesi e tutte le notti, una dopo l'altra, sono state così.
Stamattina mi dormiva sdraiato addosso, sullo sterno, spalmato come un formaggino su una fetta di pane.

Cosa voglio dirvi?
I cuccioli hanno bisogno di una casa, come tutti i gatti e come tutti i trovatelli in generale.
Sono carini, morbidi, irresistibili come dei dolcetti.
Ma crescono. Non rimangono sempre così. Qualcuno mi ha detto "Ma no, perchè hai preso un gatto già grande, era meglio se aspettavi
e ti prendevi un cucciolo, ti perdi la parte più bella." Beh, io non ho mai avuto un gattino ma sono sicura al 100% che non esiste una "fase più bella".
I miei cani sono rimasti con me per 17 anni, e anche quando sono invecchiati e si sono ammalati di due malattie terribili
con complicazioni respiratorie che li facevano rantolare, li ho amati più della mia vita, avrei fatto qualunque cosa per loro
(e forse l'ho anche fatta, ma mai quanto loro hanno fatto per me) e non riesco a pensare a una "fase più bella" della nostra vita assieme.
Ogni giorno è stupendo con un animale accanto.

E ora che ho Sasà penso la stessa cosa: ogni giorno è una scoperta, ogni giorno fa qualcosa di buffo o di tenero o entrambe le cose assieme.
Un animale è stupendo per tutta la vita che vive con voi.
E' giusto dare una casa ai micetti MA non dite no a prescindere all'adozione di un animale
solo perchè la sua unica colpa è non essere un batuffolo di pochi grammi.
Tanto crescerà comunque. Un gatto adulto vi amerà ugualmente e poi avete un bel vantaggio: conoscete già il suo carattere
e potete scegliere un'indole che si adatti bene a voi.
Oppure potete decidere che volete un timidone diffidente che ha bisogno di fidarsi di un umano dopo una vita di ingiustizie e maltrattamenti.
O di dare la casa a un gatto "figlio unico" che cioè non va d'accordo con altri mici, ma vi amerebbe alla follia.
Ogni animale ha la sua storia e il suo carattere: un gatto adulto sapete già com'è ,sapete chi vi state prendendo in casa.
Un gatto adulto non vi ama meno solo perchè non è più un cucciolotto.

Volevo solo farvi pensare a questo: se sono riuscita a mettere da parte io le mie preoccupazioni, che sono un'ansiosa a livelli stratosferici,
potete farlo anche voi,e dare la possibilità a un micio non più piccino picciò di avere una casa:
sono sempre quelli che superati i 6 mesi hanno sempre meno possibilità di trovarne una.
Io vi dico: prendetene uno, non ve ne pentirete.

Morena, Milano

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Mi chiamo Tombino e sono un gatto che è stato ospitato e accudito
dall'associazione Arca per un anno emmezzo prima di essere adottato.
In Arca mi ci hanno portato che ero un giovane gatto di circa otto mesi.
Della mia storia non si sa nulla e, per fortuna, io stesso ho rimosso la parte più traumatica della mia infanzia.
Le volontarie dell'Arca mi hanno prelevato da un piazzale molto affollato di
Milano dove io vivevo nascosto in un tombino - da qui il mio nome - dal quale
uscivo solo la notte, furtivamente, per mangiare quello che portavano delle gattare di buon cuore.
La mia era una vita fatta di tenebre, solitudine e terrore.
A dispetto di ciò che si sente dire dei gatti che vivono felicemente in strada,
nessun gatto in realtà, soprattutto in una città come Milano, "fa una bella vita di strada".
Nel mio caso poi, da quant'ero terrorizzato, si può dedurre che in strada non ci sia nato
ma ci sia stato buttato come se fossi immondizia indesiderata e io alla strada non mi ci sono adattato.
Quando le volontarie mi hanno catturato e portato all'Arca io ero un micetto ancora piccolo,
quindi in quella fascia di età che gli adottanti prediligono perchè i gattini piccoli fanno tenerezza
e c'è la radicata convinzione, un po' ingenua, che un gatto cucciolo si possa plasmare ed educare meglio di uno adulto.
Insomma, io ero carino, piccolo, con un bel musetto e in quella fascia anagrafica
più interessante per gli adottanti, però ero terrorizzato, così spaventato che nessuno riusciva a toccarmi,
non facevo che soffiare e sembravo un gatto molto aggressivo.
In realtà non ho mai fatto male a nessuno ma la mia paura, esternata in quel modo,
di certo non faceva di me un candidato interessante.
Piano piano, con le amorevoli cure di tutti i volontari dell'Arca sono migliorato e ho smesso di soffiare a tutti.
Dopo un anno e mezzo, però, ero ancora un gatto molto pauroso e timido.
Condividevo serenamente gli spazi con gli altri ospiti dell'Arca ma me ne stavo per conto mio, quasi sempre nella mia cuccia.
Qualsiasi mossa improvvisa da parte delle persone in visita all'Arca mi spaventava, mi rattrappivo tutto
oppure scappavo. Insomma, non mi sapevo proprio proporre nel modo giusto ed ero
anche diventato un po' bulimico, mangiavo sempre croccantini, facevo poco moto
e, oltre che essere cresciuto, e quindi non più un cucciolo, avevo anche una
gran pancione, il che, unito alla mia stazza già di per sè importante e al mio
atteggiamento poco socievole, non facilitava la mia adozione.
Però un bel giorno quelli che poi sono diventati i miei umani sono venuti all'Arca con l'idea di adottare due gatti.
A loro interessava solo che fossero due gatti non troppo dominanti, insomma che ci fossero delle buone basi per un
inserimento domestico di coppia perchè loro lavorano tanto e quindi desideravano due gatti
che potessero convivere e farsi compagnia, insomma, diventare amici.
Per fortuna non avevano già tante idee in testa sull'età, il sesso, il colore e via dicendo
e quando sono passati nel mio angolino e mi hanno visto un po' timido e impacciato non si sono fatti idee negative,
hanno capito che avrebbero dovuto trattarmi con tanta dolcezza e avere molta pazienza
per dissipare tutti i miei timori e così io sono stato portato a casa assieme
ad un altro gatto e questo ha aiutato molto il mio inserimento.
Diciamo che è stata una grande fortuna essere stato adottato in coppia con una gatto che già
conoscevo perchè mi dato molta sicurezza e poi il mio bel fratello, Marzio Romeo,
è un gatto molto saggio e io da lui ho imparato moltissimo.



A dispetto di qualsiasi previsione i miei miglioramenti sono stati rapidissimi.
Nell'arco di pochissimi mesi mi son rilassato ed ho smesso di mettermi in allarme davanti a tutti i movimenti dei miei umani.
Fin da subito sono diventato un gran coccolone e ho imparato a farmi prendere in braccio,
sbaciucchiare, spazzolare, mi faccio fare di tutto e non dò ai miei umani nemmeno il tempo di sedersi sul divano che sono già in braccio
a dispensare grandi fusa e testate.

....

Ho un ottimo rapporto con il mio fratello Romeo e da quattro mesi ho anche una sorellina
che si chiama Dora alla quale ho soffiato solo un po' quando è
arrivata a casa perchè il suo arrivo mi ha fatto sentire un po' geloso e
insicuro ma ora andiamo tutti d'amore e daccordo e i miei umani sostengono che
io, che venivo definito un "gatto problematico" e sulla cui adozione in pochi
avrebbero scommesso, oggi rappresento un esempio di "gatto ideale" cioè il tipo
di gatto domestico che tutti vorrebbero avere: dolce, affettuoso, giocherellone e mai aggressivo.
Ho voluto raccontare la mia storia perchè io sono stato, in un certo modo, un gatto adulto "difficile"
eppure in pochissimo tempo sono diventato un bravissimo gatto.
Salvo alcuni casi particolari, i gatti adulti, sia che vengano dalla strada
che da case nelle quali non sono più desiderati, hanno solo bisogno di trovare
amore ed accoglienza e sapranno ripagare, in mille modi, chi li vorrà adottare.



Qualsiasi gatto con un'esperienza di incuria o abbandono alle spalle, una
volta portato in un ambiente domestico sicuro e accudito con amore, saprà da subito
dimostrarvi la sua gratitudine e restituirvi, decuplicato, l'amore che avrete per lui
perchè un gatto adulto sia che una casa non l'abbia mai avuta o
sia che ce l'abbia avuta e poi sia stato abbandonato, ci metterà davvero poco
tempo a capire che gli avete dato una nuova vita e lo stesso farà lui con voi.

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EVITA - LOHUI

C'era una volta una gattina che, come tante altre prima e dopo di lei, arrivò a Milano da una città del Sud.
Era molto giovane, di taglia piccola, nera, non bellissima e anche cieca.



Ma soprattutto sembrava sopraffatta da qualche trauma troppo grande per lei:
per farla mangiare bisognava accarezzarla, se ne stava ore e ore nello stesso punto del divano,
spostandosi solo per andare nella sua lettiera, non giocava mai e appariva disinteressata a tutto e a tutti,
come se vivesse in un suo mondo interiore e avesse perso i contatti con la vita intorno a lei.



La sua ciecità non bastava a giustificare un comportamento così remoto, soprattutto in una micina tanto giovane,
ed eravamo molto preoccupati per lei.
Viste le sue condizioni, venne ospitata in casa di una volontaria, e intanto fece tutte le analisi del caso,
venne sterilizzata e testata e venne presumibilmente escluso un danno neurologico.
Per i suoi occhi, offuscati da un velo biancastro, furono fatte alcune ipotesi, tutte molto tristi,
e che comunque non davano speranze di miglioramento.
Pensavamo che la piccola Evita avrebbe finito col fare la "residente" all'Arca.
Poi, dopo un po' di tempo, vennero in associazione due ragazzi che avevano già tre gatti,
e si sentivano pronti ad adottarne un quarto che avesse particolarmente bisogno.
Dopo le solite procedure, l'aodozione venne effettuata, ed Evita si trasferì nella sua nuova casa.
E quasi subito avvenne il "miracolo".
Leggete la testimonianza di Claudia, la mamma di Evita, che adesso si chiama Lohui.

A maggio del 2010, io e il mio compagno avevamo 3 gatti.



Scheggia (il capo della combriccola, pure il nostro a dire il vero!),



Lamù (una gatta-gatta bellissima e con degli slanci d'affetto, seppur rari, incontenibili)
e Sigurd (un cucciolotto di un anno e mezzo circa di una dolcezza incredibile).

Quando mi è capitato di passare la notte in casa da sola, c'erano loro a prendersi cura di me.
Poi, per caso siamo capitati sul sito dell'Arca. Ogni tanto ci balenava per la testa l'idea di prendere un altro gatto,
ma non volevamo fare le cose a caso, quindi abbiamo aspettato.
Quando sul sito abbiamo visto tutti quei gatti non sapevamo cosa fare.
Li avremmo voluti prendere tutti, Baudolino, Lorenzino, Totò...
L'idea di doverne scegliere uno soltanto ci metteva veramente in crisi,
perchè avremmo voluto poter dare una casa a tutti loro.
Alla fine decidemmo, che se avessimo avuto un altro gatto, sarebbe stato speciale.
Qualcuno che avrebbe altrimenti avuto delle difficoltà ad essere adottato.

Dopo un paio di visite all'Arca, ci hanno portato Lei per fare conoscenza. Evita.
Era piccola, tutta nera, talmente traumatizzata da stare ferma con la testolina tra le zampe per ore. Ed era cieca.
La situazione era palesemente complicata: si trattava di farsi carico di un cucciolo
che avrebbe avuto notevoli difficoltà a rapportarsi con noi, con gli altri pelosotti della casa.
Avevamo paura che non riuscisse ad avere una vita normale.
Confidando nella buona sorte e sperando nell'aiuto di Scheggia
(che per quanto maschio ha "allattato" e curato gli altri due gatti che, quando sono arrivati da noi,
erano ancora molto piccoli) abbiamo deciso di prenderla.

E' arrivata ufficialmente a casa nostra il 14 giugno. Ad oggi, sono quasi due mesi che è con noi.
L'abbiamo chiamata Lohui, ma ormai avrà già una decina di soprannomi!
Quello che posso dire è che è stata davvero una sorpresa.
La gattina spaventata che fingeva di essere un sasso, in poco più di 24h aveva già lasciato spazio
ad una cucciola bisognosa di coccole che si spanciava sul letto per farsi grattare il pancino.
Quando ha capito di potersi finalmente rilassare, ha cominciato a giocare,
ad andare in giro per il letto e zone limitrofe (anche se un sabato mattina ha addirittura tentato
l'avventura sino al bagno! Una passeggiatina di 8mt, stiamo ancora aspettando che ripeta l'esperimento!)
e a farsi fare tante, tante coccole.
Ad oggi, posso dire con assoluta certezza di aver trovato uno dei gatti più dolci del mondo.
Appena uno di noi si mette a letto, lei esce dalla sua cuccia e viene a farci compagnia.
Ha un modo veramente incontenibile di dimostrare il suo effetto.
Prima di accoccolarsi ti riempe di bacini con quel suo nasino umido,
strusciandosi e facendo quei versi da tortorella che sono solo suoi.
Poi, soddisfatta, si appoggia (cerca sempre, costantemente il contatto) e si mette comoda.
Le fusa proseguono per ore, finchè entrambe non ci addormentiamo.
Oggi, per caso stavo male, e lei ha passato 3 ore vicina a me senza alzarsi un momento.
Se mi giravo, si alzava e mi tornava vicina, e il suo corpicino caldo
mi ha aiutato a placare i brividi che la febbre mi provocava.
E' difficile da spiegare a parole, ma l'affetto che questa Gatta si è conquistata è enorme.
La adoro e la amo, incondizionatamente.

Come avrete notato, non ho parlato granchè del fatto che sia cieca,
il quale doveva essere il suo handicap più grande.
In realtà, abbiamo constatato che la cosa non è un problema ne per lei ne per noi.
Infatti conduce la sua vita in maniera assolutamente normale e anzi, il timore che fosse un po' assoggettata
agli altri gatti più grandi si è rivelato infondato, in quanto la piccola sa come farsi valere.
Il veterinario che l'ha vista, ha detto di aver riconosciuto quello sguardo.
E' l'effetto dell'alcool sulla cornea, il che ci fa pensare che l'avessero riempita d'alcool per darle fuoco.
Ma per fortuna è scappata, ed ora ha una famiglia che le vuole bene, e un posto in cui sentirsi sempre a casa.

Quello che posso dire a chi dovesse prendere in considerazione
l'idea di prendere un gatto Speciale, è: fatelo.
Sapranno amarvi in un modo che vi riempirà il cuore come nessun altro saprà fare.
Lei con me l'ha fatto.

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FILIPPO e LEO

Filippo e Leo sono due gatti dell'Arca che non avevano molto in comune, salvo il colore rosso della pelliccia,
la giovane età, la provenienza dalla stessa grande città del Sud,
e il fatto di essere stati adottati, a uno anno di distanza l'uno dall'altro, dalla stessa famiglia.
Non erano parenti, e nemmeno si sono mai conosciuti: erano solo due dei tanti gatti abbandonati
che passano dall'Arca per avvarsi verso una nuova vita, finalmente degna di questo nome.
Eppure un identico, tragico e assurdo destino li ha accomunati, in un modo così repentino e crudele che ancora non ci pare vero.

Annalisa, la loro mamma, ha scritto un ricordo per loro, e così li consegnamo anche alla vostra memoria,
e soprattutto alla vostra riflessione.

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F i l i p p o

Vivere la morte improvvisa di un nostro amico a quattro zampe è un’esperienza struggente, una porta sbattuta in faccia,
tanto più quando non hai avuto la possibilità di reagire, di cercare una soluzione ad un evento irreparabile.
Di colpo colti da quella incredulità angosciante, da quello sgomento improvviso che ci fa saltare il cuore in gola, ci toglie il respiro
in quel modo bruciante in cui solo un dolore così profondo sa fare.

... ...

L e o

Quanto è difficile riordinare le cose che erano loro, togliere di mezzo i loro giochi.

Non c’è logica a cui appellarsi, il distacco fa terribilmente male.

Filippo e Leo sono stati una presenza travolgente nella nostra vita, sono entrati in punta di zampette
e altrettanto in punta di zampette se ne sono andati con la loro magia, la loro sensibilità, il loro musetto sempre pronto a strusciarsi
al nostro con il loro amore infinito, incondizionato.

E’ da tutto questo amore da loro ricevuto che ho capito che AMARE è un mondo difficile da comprendere:
a volte ti fa soffrire ma ti fa capire che non esiste né vita né morte ma solo emozioni pure, profonde da vivere, senza tanti perché,
senza rimpianti ma soprattutto lontane da umane contaminazioni.

Amare vuol dire non dimenticare, non sostituire, non rimpiazzare ma vuol dire amare per sempre.

Amare vuol dire non dimenticare tutte quelle povere creature che vagano sole in cerca di affetto, che approdano nei gattili e nei canili
dopo essere state abbandonate, picchiate, maltrattate, dopo aver sofferto la fame e la sete.

Tutto questo dà un senso alla morte. Morte che diventa rinascita verso un’altra possibilità.
Rinascita è aprire le braccia verso un nuovo affetto, è un atto d’amore verso le creature che ci hanno lasciato, è la prova più evidente
che quello che ci hanno insegnato non andrà perduto.

Questo è il regalo che i nostri amici ci fanno mentre dignitosamente ci lasciano e noi non possiamo non accettare questo regalo.

AMORE è l’unica forza più grande di tutto, l’unica che può vincere anche la morte.

Filippo, Leo è con questi pensieri che vi salutiamo, certi che domani sarete fieri di noi e fieri di quello che ci avete insegnato.

Filippo e Sebastian

Rimarrete sempre nei cuori di chi vi ha voluto bene e soprattutto di Sebastian che, nonostante tutto, ci mostra la sua forza infinita.

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R O N N I

 

Ciao a tutti, sono Ronni e vorrei raccontarvi la mia storia.

Un giorno di febbraio una signora mi ha trovato in un cortile: avevo fame, freddo e un po’ di paura, e non stavo neanche tanto bene.
Siccome era una persona gentile, mi ha portato in un posto che si chiama ARCA, dove c’erano tanti altri gatti, di tutti i colori e di tutte le età.

Lì c’era un’altra signora gentile, che mi è piaciuta subito perché ha gli occhi azzurri e vuole tanto bene ai gatti.
Per questo motivo ha fondato l’ARCA, dove accoglie i gatti che, come me, non hanno una casa.
Io forse prima ce l’avevo, tutti dicono di me “di sicuro Ronni è un gatto di casa”, perché modestamente sono educato.
In realtà però non mi ricordo niente della mia prima casa, però le persone che mi hanno abbandonato non dovevano essere tanto brave,
perché gli animali non si abbandonano mai. Per giunta quando mi hanno lasciato in quel cortile io facevo fatica a camminare.

Mi hanno chiamato Ronni, e mi hanno dato una gabbia tutta per me con una cuccia, cibo e acqua in abbondanza.
Era proprio un bel posto: stavo al caldo e alla sera venivano sempre delle persone, che poi ho saputo che si chiamano volontari,
che mi pulivano la gabbia, mi accudivano e mi coccolavano.

Però purtroppo dopo un po’ sono peggiorato: non solo non riuscivo a camminare, ma neanche a mettermi i piedi, e sbavavo tantissimo.
Mi erano addirittura venute le piaghe perché avevo il pelo e la pelle macerati da un’orrenda saliva quasi verde.
Ero proprio malconcio, ma i miei amici umani non si sono persi d’animo e mi hanno fatto visitare da due veterinari specializzati in neurologia.
Appena arrivato Luciana, la veterinaria bravissima che viene all’ARCA tutti i lunedì, mi aveva fatto i test
ed ero risultato negativo sia alla FIV sia alla FELV.
Meno male, ero già abbastanza mal ridotto senza avere anche quei problemi! Luciana aveva anche detto che avevo circa otto anni.

Mi hanno fatto fare tutti gli esami possibili e immaginabili.
Una volta un veterinario si è avvicinato con un rasoio e mi ha rasato la pancia… AIUTO! Per fortuna doveva solo farmi un’ecografia,
ma io mi sono spaventato tantissimo!
Però mi hanno poi detto che sono stato bravissimo, anche perché ero così debole che non riuscivo a reagire.

Hanno detto che avevo gli stessi sintomi che dà la malattia da morso del procione, ma io un procione non l’ho mai visto in vita mia!
Per giunta ho saputo che i procioni vivono in America e io non ci sono mai stato.
È vero che non ricordo niente della mia vita precedente, ma un viaggio così non l’avrei dimenticato.

Alla fine i veterinari hanno detto che avevo una “neuropatia periferica”, mi hanno prescritto la vitamina B12 e a poco a poco sono migliorato.

All’ARCA ho conosciuto una volontaria che si chiama Cecilia che mi è subito piaciuta.
Una volta che ero fradicio di bava, ma proprio fradicio, ha chiesto se poteva asciugarmi e mi ha asciugato tutto con lo Scottex.
Io ero contento ma non riuscivo a fare le fusa perché ero troppo debole.
Lei ha continuato a venire a trovarmi, nel frattempo io mi ero un po’ ripreso, avevo lasciato la gabbia e mi avevano messo
nella “stanza dei ragazzi” dove c’erano i gatti liberi.
Ce n’erano di molto simpatici con i quali ho fatto amicizia, e a loro non importava che camminassi in modo strano, un po’ zoppicando,
perché non ho muscoli nelle zampe né anteriori né posteriori.

Neanche a Cecilia importava, perché un giorno ho sentito che diceva: “Appena Ronni sta meglio me lo porto a casa”.
Mi voleva adottare! Voleva proprio me, anche se ero un po’ zoppetto e un po’ storto!

Così il 2 settembre mi ha davvero portato a casa. Mi ha lasciato tranquillo nel trasportino, ma io dopo una mezz’ora
sono uscito e mi sono ambientato subito.
La casa mi piaceva, c’era una cuccia tutta per me, cibo a volontà e c’erano anche tre bavaglini, perché all’inizio sbavavo ancora abbastanza.
Adesso non li porto più e sono proprio felice con la mia nuova mamma!
Lei mi vuole molto bene, si prende cura di me e dice sempre che sono come tutti gli altri gatti,
l’unica cosa è che non so saltare, anche se ho imparato a saltare giù dal divano, e senza cadere!
Non si arrabbia neanche quando faccio pipì fuori dalla cassettina (adesso non succede quasi più), perché il veterinario
le ha spiegato che io penso di essere entrato,
ma in realtà lascio fuori le zampe di dietro perché a volte non tutti i comandi del mio cervello arrivano alle zampe.

Quando alla sera sento aprire la porta e lei che dice: “Dov’è il mio bambulìn?” (ogni tanto mi chiama così)
le vado incontro facendo le fusa perché sono felice di vederla; lei mi coccola tanto e dice che sono un gatto parlante
perché miagolo molto, così facciamo lunghe conversazioni.
A volte Cecilia sta via qualche giorno per lavoro, io all’inizio mi ero spaventato perché avevo paura che non tornasse più,
ma adesso so che torna sempre
e quando non c’è vengono a darmi da mangiare e a farmi compagnia suo papà o sua sorella o suo cognato, che mi vogliono tanto bene anche loro.

Non me la prendo neanche quando la domenica va a San Siro, perché è Interista (sul mio libretto ha fatto aggiungere,
accanto a Ronni, il nome “Javier”,
come il capitano dell’Inter!) e ovviamente sono diventato nerazzurro anch’io.

Adesso siamo insieme da più di un anno. Quando vado dal veterinario per i controlli lui mi dice: “Lo sai che tu hai vinto la lotteria, vero?”.
Lo so, lo so… anzi, l’ho vinta due volte: la prima andando all’Arca , la seconda trovando una casa.

E vorrei che tutti i gatti trovassero una casa, e che la gente la smettesse di abbandonare noi o i cani…
perché siamo tutti creature di Dio, e non è giusto trattarci così.


Ecco com’ero…

E come sono adesso…

.....

Ci sono persone che rimangono sempre con noi: anche quando si sono trasferite nell'altra dimensione
continuiamo a sentirle vicine, perchè l'amore che abbiamo condiviso ha creato un legame così forte tra le nostre anime
che nemmeno la morte fisica può distruggerlo.
Un po' alla volta ci si abitua a convivere con la loro mancanza, si continua a vivere e, per fortuna, si continua ad amare...
Ma la nostalgìa della loro presenza, il rimpianto per la loro assenza fisica, il ricordo delle mille piccole e grandi cose vissute insieme
crea come una zona vuota nel nostro cuore, dove vibra l'eco della memoria che non ci lascerà mai.

2 novembre 2009: da un anno Ronni non c’è più.
Il mio Bambulin se n’è andato il 2 novembre 2008, in meno di due giorni, per una malattia rara quanto insidiosa, la nocardiosi.
E’ morto in clinica in braccio a me, sereno, senza soffrire, dopo due giorni in cui non l’abbiamo mai lasciato solo.
In quel momento con noi c’era anche la sua prima mamma, Rosy, con la quale ho diviso ogni istante di quei due giorni che ci sono sembrati eterni.
Non la ringrazierò mai abbastanza per essermi stata vicina, così come ringrazio mia sorella Marina e la mia amica Mirka.
Ma mi sembra davvero simbolico che, nel momento in cui Ronni è passato all’altra vita, con lui ci fossero le sue due mamme:
quella che l’ha accolto all’Arca e ha fatto l’impossibile per rimetterlo in piedi, senza arrendersi mai, e quella che poi gli ha dato una casa.
La morte di Ronni ha lasciato nella mia vita un vuoto che nessuno, gatto o umano, potrà mai riempire.
Con lui se n’è andata una parte di me, e non è un modo di dire. Mi ha voluto bene come nessun altro,
e io l’ho amato come non ho mai amato nessuno.
Era un gatto speciale, e tra noi c’era un’intesa unica. Ronni è stato l’amore più grande della mia vita.
Sono sicura che sia stato lui, poche settimane dopo essersene andato, a mandarmi Pablo, un gatto che era stato sbattuto fuori di casa
e che finalmente dopo due anni e più di vita in strada è finalmente approdato all’Arca.
Ronni ha sentito che avevo bisogno di occuparmi di qualcuno, per non sprofondare, nei limiti del possibile, in quel dolore grandissimo.
Pablo, e Teddy che è venuto a casa assieme a lui, mi hanno davvero salvato.
In aprile a loro si è aggiunto il piccolo Celestino, così adesso siamo in quattro.
O forse dovrei dire in cinque, perché Ronni è sempre con me, nel mio cuore e nei miei pensieri.
Non mi lascia mai, in nessun momento della giornata.
Pablo, Teddy e Celestino sono tre bravi gatti a cui voglio bene.
Loro lo sanno e mi ricambiano, e sanno che il mio rapporto con Ronni è stato unico,
e quando mi vedono piangere, sanno che piango per lui.

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T O M M Y

....

Ciao a tutti, io sono Tommy.
Tommy chi? chiederete voi... Tommy e basta. Anzi, un nome non ce l'avevo nemmeno, quando mi aggiravo per le campagne intorno a Roma,
mangiando quello che mi capitava di trovarmi sotto il naso, riparandomi dove potevo dal freddo e dalla pioggia, sperduto e solo.
Io ricordo vagamente che in passato me la cavavo meglio, ricordo che mi guardavo intorno, decidevo dove andare, c'era la luce,
e anche se dicono che i gatti non percepiscono alcune tonalità, vi posso assicurare che una volta il mondo era pieno di colori...
Poi non so cos'è successo, ho sentito delle grida, dei passi, un gran rumore... poi un dolore terribile, mi pareva che la testa mi scoppiasse,
e sono scappato via, con il cuore che mi saltava in gola, mi sono infilato nel primo buco che ho trovato, e solo dopo molto tempo
mi sono azzardato, spinto dalla fame, a muovere qualche passo fuori.
Ma era notte, una notte così buia come non ne avevo mai viste, e sì che noi gatti di notte ci vediamo persino meglio che di giorno,
ma una notte così... ho aspettato tanto che spuntasse il sole, che arrivasse finalmente il mattino, ma non è arrivato più...
Cosa potevo fare? Andavo in giro brancolando nel buio, ogni tanto trovavo qualcosa che il mio naso mi diceva commestibile, ma che fame,
che angoscia, che freddo, che solitudine... Sentivo i rumori, e correvo a nascondermi, ma poi per forza dovevo tornare fuori,
di nuovo dovevo andare in giro per placare la fame e la sete, ma quante sere (o erano mattine?) mi addormentavo stremato ed esausto,
senza capire cosa mi era successo, senza capire perchè il mondo tutto d'un tratto era cambiato così...
Poi un giorno ho sentito sulla strada che costeggiava i campi dove vivevo, una strada che conoscevo perchè ne ricordavo l'odore,
il rumore di una macchina che rallentava. Stavo già per scappare via, quando ho sentito una voce, una voce umana, ma non irosa e sguaiata
come al solito. No, questa voce era dolce e gentile, e sembrava che chiamasse qualcuno... possibile che chiamasse me?
Mi sono fermato, e la voce si è avvicinata. Che fare? Potevo fidarmi? Avevo paura, ma anche tanta voglia di sentire qualcuno vicino,
ero così stanco di essere solo!



Poi ho sentito una mano che mi toccava esitante, possibile che mi stesse accarezzando? E la voce continuava a parlarmi - parlava a me, sì,
parlava proprio a me ! - e diceva: "non aver paura, bel gattone, vieni, vieni con me..." e poi : "oh, mio Dio, ma tu sei cieco...".
La voce di quelle mani mi ha sollevato, mi ha infilato in una gabbietta e mi ha portato via, in macchina, e io non riuscivo a pensare ad altro
che stavo andando via, via da quel posto orribile, via dalla paura, dall'angoscia, via dalla solitudine, perchè quella voce mi stava vicina,
mi diceva tante cose che non riuscivo a capire, ma una cosa sì l'ho capita: quella voce si sarebbe presa cura di me.
La voce mi ha portato in un posto con odori molto strani: c'erano altre mani che mi hanno toccato, c'erano altre voci che parlavano tra loro
con tono preoccupato, e ho capito che dicevano che stavo molto male, avevo una bronchite gravissima, e infatti da un po' mi sentivo
ancora più isolato perchè faticavo a percepire anche gli odori, ero debole e mi stava passando la fame, ma da quel momento è cambiato tutto,
ho dovuto affrontare ancora tante cose sconosciute, ma mi sentivo più tranquillo, mi pareva che finalmente potevo rilassarmi un po',
potevo di nuovo fidarmi di quegli esseri strani che si chiamano umani e governano il mondo.
Sono rimasto per un bel po' in quel posto, dove mi facevano delle cose cha chiamavano terapie, e poi mi hanno rimesso in una macchina
e sono di nuovo partito. Questa volta è stato un viaggio lungo, ma all'arrivo c'era ad accogliermi un'altra voce, delle altre mani
che mi hanno accarezzato tanto, ma io stavo così male che non riuscivo quasi neanche a respirare.
Mi hanno messo in un posto dove c'erano molti altri gatti, li sentivo lì vicino a me, e poi dopo un po' è arrivata un'altra voce che ha detto:
"qui bisogna fare subito..." e giù una lista di cose un po' antipatiche, come iniezioni, aerosol e pastiglie varie.
Io stavo troppo male per ribellarmi, e poi mi sembrava di capire che lì mi volevano bene: le voci si alternavano, ma erano sempre gentili;
mi spiegavano tutto, mi parlavano tanto e mi dicevano che ce l'avrei fatta, che dovevo sforzarmi di riprendere a mangiare
e che dovevo dimostrare di essere un bravo gatto e mettercela tutta per guarire.

Be', io un bravo gatto lo sono sempre stato, anche quando facevo il randagio (non è una scelta, sapete? a me sarebbe sempre tanto piaciuto
avere una casa, ma non ricordo se l'ho avuta mai) e così mi sono impegnato. Un giorno, quando ormai mi ero rimesso, ero ingrassato,
respiravo bene e le analisi erano abbastanza buone, mi hanno portato in un posto simile a quello dove mi aveva portato la "mia" prima voce,
e lì mi hanno addormentato. Al risveglio mi sentivo un po' strano, vaghi ricordi di belle gattine del passato mi giravano per la testa,
ma tanto ormai... insomma, a quel punto era meglio pensare solo alla salute! Però ho sentito che dicevano che, come se non bastasse
tutto il resto, ero anche positivo alla fiv.
Dopo un po', altro piccolo trasferimento temporaneo (ormai mi ci stavo abituando, a questi viaggetti) e siamo andati a trovare un signore
che, mi hanno detto, è un professore bravissimo specializzato nella cura degli occhi. E' stato tanto gentile anche lui, mi ha accarezzato
e mi ha messo vicino agli occhi delle cose di ferro per guardarci dentro: non mi ha fatto male, ma lo sentivo brontolare e poi ho ascoltato
quello che diceva alla persona che mi aveva accompagnato: "gli hanno sparato in faccia" diceva "le ferite nella cornea sono piccole e perfettamente
rotonde, incompatibili con il graffio di un altro gatto: mi dispiace, ma non è operabile, non c'è più niente da fare, rimarrà cieco...".
"E va bene" ha commentato la mia mamma pro-tempore "tanto sei bello lo stesso, Tommy, non ti preoccupare, troverai chi ti apprezza
e ti vuol bene per quello che sei" e poi ha aggiunto qualcosa di non molto gentile a proposito di quelle persone con il fucile, ma non sono stato
ad ascoltare: tanto ormai che senso aveva, non per niente io sono un gatto, e quindi pragmatico e intelligente, e anche se cieco capivo
che dovevo "guardare" avanti e pensare solo al futuro.
E adesso arriva il bello: quello che all'epoca non sapevo è che un futuro ce l'avevo già! Infatti le mie "mamme" di Roma e di Milano
hanno una cara amica, che era venuta varie volte a trovarmi e aveva detto che sarebbe stata felice di adottarmi, una volta definita la mia condizione
di salute. Lei aveva già dei gatti ciechi o ipovedenti, e poi... mi voleva bene. E così un bel giorno è venuta a prendermi e una volta ancora
sono salito in macchina, ma questa volta per andare verso la mia casa, la mia famiglia, la mia vita definitiva!
Cosa vi devo dire ancora? Mamma Letizia mi aveva preparato un'accoglienza da re, i miei nuovi fratelli sono stati di una discrezione e una cortesia
insolite per noi felini, che generalmente siamo possessivi e gelosi, e io mi sono ambientato praticamente all'istante... e ci credo:
divano, cuccia morbida, calde copertine, pappa buona e abbondante, ma soprattutto tante coccole e tanto, tanto amore.
Questa sì che è una vita da gatto, e io sono giovane, e spero di godermela ancora per tanti e tanti anni, ricambiando con amore tutto l'amore che ricevo.
Adesso anche se sono cieco vedo l'amore che mi circonda e mi sento felice: una volta, quando ero in quel ricovero per gatti, ho sentito la "voce"
di Milano che diceva che le uniche cose della vita che hanno veramente peso sono quelle immateriali, i sentimenti, perchè sono le sole che durano
in eterno e generano tutto il resto, e riflettendoci sopra (noi gatti siamo tutti filosofi e riflettiamo molto) sono incline a darle ragione:
altrimenti, da dove mi arrivano tutte queste cose belle e buone che adesso mi allietano la vita? Da dove mi arriva la consapevolezza che adesso
mi scalda il cuore, la certezza che non avrò mai più freddo, fame, paura, che non sarò mai più solo e abbandonato ?
I brutti ricordi del passato sfumano e si allontano sempre di più, ma una cosa non dimenticherò mai: quella voce, la prima voce umana gemtile,
che mi ha raccolto in quel campo e ha lanciato un raggio di luce nel buio fisico e morale della mia esistenza.
E sì, quella voce io la chiamo "Amore".

....

Adesso scusatemi, ma mi sono un po' stancato, faccio uno spuntino

e poi mi farei quasi un pisolino...

p.s.: questo è mio fratello Obone Superstar: non ci vede molto più di me, ma andiamo d'accordo lo stesso...

p.p.s.: la mia mamma è una grande fotografa:
guardate qua, e ditemi se non sono proprio un bel gattone!



Tanti bacini a tutti dal vostro

....................................................................................................TOMMY

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F O R T U N E L L A

E' quasi un anno che Fortu non c’è più…

Un pensiero per Fortu.

Ciao Fortu,
un anno è passato,
ma il vuoto non si è colmato.
Ci mancano i tuoi strani miagolii
E le tue sonore russate.

Troppo presto siamo state separate
Troppo tardi ci siamo incontrate.

C’è una preghiera per la mia Nonna Lina,
che ora è (se esiste) in Paradiso,
Lei, di certo, ti è venuta incontro con il sorriso,
per dirti che non sei più sola,
che non devi più avere paura.

Troppo tardi ora per coccolarti,
mai tardi per amarti.
Piccina, il destino ci ha beffate,
di questo non mi do pace,
ma quando per consolarmi, penso che ho fatto
tutto quanto per me possibile,
allora la mia angoscia per la tua mancanza,
per un po’ tace.

Ho messo un Angelo sulla tua tomba,
ma non serve, nel silenzio, la tua assenza rimbomba,
come un tuono,
che annulla ogni altro suono.

La ninna nanna di tua sorella Mahli dice:
“Por ti mi vida empeno,
por un momento
de verte sonreir,
Por ti mi alma vendo,
a cambio del tiempo
que necesites para ser feliz”

Speriamo tanto mia piccina,
Di essere riuscite a darti
almeno un po’ di serenità,
Se non un po’ di felicità.

Fortu, fai tanta compagnia alla mia nonna,
avete avuto la stessa vita dura e malandata,
siete vicine di natura & di spirito,
state insieme l’una con l’altra.

La tua mamma adottiva & le tue sorelline

11 agosto 2009

...

Contrariamente al solito, questa storia non ha un lieto fine... o forse sì, in un certo senso...
Un po' di mesi fa, le nostre amiche di Napoli ci hanno mandato una gatta
con una storia particolarmente brutta e triste alle spalle.
Fortunella - così l’avevano chiamata per non so quale strano senso dell’ironia - aveva vissuto per parecchi anni
nel giardino di un posto che avrebbe dovuto essere particolarmente accogliente,
mentre in realtà lì i gatti erano molto malvisti, e spesso addirittura scacciati o uccisi a bastonate.
Sia come sia, la piccola, anziana e molto dolce, aveva tutta la metà del faccino fratturata, un occhio perso e la mandibola storta…

....

Un signore del posto se ne era occupato, e quando aveva visto che la gattina era veramente in brutte condizioni,
l’aveva spostata presso una specie di gattile (si fa per dire…) da cui in seguito è stata “spedita” al Nord.
Quando è arrivata, Fortu è stata controllata dai nostri veterinari, che hanno deciso che per le fratture non si poteva ormai fare più nulla
(troppo vecchie e ormai calcificate), ma che le analisi non erano nel complesso troppo brutte:
certo, si trattava di una gatta anziana, forse 13 o 14 anni - che non sono poi molti per un gatto di casa,
ma per un gatto che ha sempre vissuto in strada possono contare il doppio… -
era positiva alla fiv e aveva un principio di insufficienza renale, ma con la dieta si poteva tentare di tenerla a bada,
e per il resto all’Arca, almeno, sarebbe stata al sicuro, e non le sarebbero più mancate le famose “ 3 C ” (cibo, calore e coccole)
fondamentali per il benessere di qualsiasi gatto.

... ...

Così Fortunella si è rapidamente ambientata, rivelando uno splendido carattere:
dolce e affettuosa con gli umani, riservata e piuttosto indifferente con gli altri gatti, ma soprattutto una vera signora,\
dalla punta del faccino deturpato alla punta della bella codina (fra parentesi, questa è una cosa
che abbiamo notato spesso: quante umane eleganti e pretenziose, che si impellicciano e si imbellettano
per sembrare distinte, non sono in realtà degne nemmeno di pulire la lettiera a certi gattacci randagi che,
in fatto di classe e stile, darebbero dei punti anche a un re…).
Noi dell’Arca le volevamo tutti un gran bene, non c’è bisogno di dirlo, ma onestamente pensavamo
che Fortu avrebbe fatto la “residente”, insieme al gruppo dei nostri gatti che, per un motivo o per l’altro,
non trovano mai famiglia e vivono da noi tutto il tempo che gli rimane.
E invece, un giorno, Elena, una ragazza che l’aveva notata in Internet, si è proposta per adottarla:
è venuta a parlarci, si è sottoposta al “terzo grado” che facciamo a tutti gli aspiranti adottanti e che, in questo caso,
doveva ovviamente essere ancora più feroce del solito, ha superato alla grande tutte le domande e i trabocchetti
della nostra mente contorta, e se l’è portata a casa.

...

....

Lì ha trovato una sorellina, con la quale non ci sono stati problemi, ma soprattutto una mamma tutta sua,
una casa per lei, un amore speciale… insomma, finalmente una famiglia vera.



Si è ambientata subito, è diventata persino più bella... tutto questo per alcuni mesi:
poi purtroppo l’insufficienza renale si è riacutizzata, un ricovero di una settimana per la terapia dei fluidi
non ha dato il risultato sperato, e una mattina presto la piccola ci ha lasciato, facendo le fusa tra le braccia della sua mamma.



Quando muore una persona cara il senso di vuoto che lascia è immenso, e con il tempo si attenua ma non sparisce mai.
Noi dell’Arca abbiamo nel cuore tutti i nostri gatti, e anche se spesso purtroppo le famiglie che li hanno adottati
si dimenticano di noi, noi non li dimentichiamo mai.
La piccola Fortu, poi, era un caso particolare, perché aveva avuto una vita veramente atroce,
e solo da poco era approdata alla serenità che ogni essere vivente incolpevole meriterebbe.
Avremmo tanto voluto che potesse goderne almeno per qualche anno ancora, e invece se n’è andata
portando con sé, nel suo piccolo cuore, tutti i suoi segreti: forse in origine era una gatta di casa buttata via da qualcuno,
e il fatto che fosse tanto socievole con gli umani depone a favore di questa ipotesi.
Ma forse era invece una dei tanti gattini che nascono così,
e la maggior parte muoiono subito, figli di gatti di strada scacciati da tutti, e spesso picchiati, torturati,
affamati, disprezzati e offesi in ogni modo, inermi davanti all’indicibile crudeltà dell’uomo.
Ma lei è sopravvissuta, ha voluto vivere, in condizioni disperate, e ha saputo mantenere
la sua grazia e la sua raffinata signorilità fino all’ultimo, con una forza, un coraggio
e una dignità che, se non sono insolite nei gatti,
sono quasi impensabili per noi umani che ci crediamo i signori dell’universo…
Forse è questa la lezione che la nostra piccola Fortu ci ha voluto dare, forse solo in quest’ottica la sua vita
acquista un ulteriore significato anche per noi, se riusciamo a capire che dagli animali cosiddetti inferiori
abbiamo sempre e soltanto da imparare.



Elena, la sua mamma, ha scoperto visitando un giardino botanico che c'è un bellissimo alberello
che si chiama come lei, la "Fortunella Japonica": è un sempreverde piccolo e modesto,
ma i suoi fiori sono dolcemente profumati e i frutti sono deliziosi...



Grazie per essere vissuta, piccolina, e grazie perché abbiamo potuto in qualche modo aiutarti, anche se troppo tardi:
adesso sei certamente tranquilla e felice, e fai le fusa serena, come nei tuoi ultimi momenti di vita
in braccio alla persona che meritava di averti vicina ancora per tanto tempo…
Ricorda solo questo, di noi umani, e perdonaci.

.

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A X E L

Qualche tempo fa, è arrivato all'Arca un gatto, portato da una nostra amica
che lo stava quasi investendo, una sera tardi, su una strada in aperta campagna.
Un bel gattone, di quel particolare rosso chiaro sfumato, già sterilizzato, e molto spaventato.
Lo abbiamo accolto, gli abbiamo fatto fare i test, e in pochi giorni si è rivelato un coccolone,
molto intelligente e sensibile, e anche simpatico e socievole.
Ma... c'era un ma: era cieco.

....

E la gente ha paura dei gatti ciechi, teme che non siano gestibili,
che sia impossibile che si abituino in casa.
Per lui, gatto speciale, bisognava trovare un'adozione speciale.
Be', l'abbiamo trovata. E dopo un po' di tempo, ci è arrivata questa letterina, che,
come dice Axel "spero possa essere di aiuto per fare adottare un micio cieco
o con qualche problema e possa far capire a chi magari teme una responsabilità del genere. E' normale ...credo"

Cari amici dell'Arca

vorrei raccontarvi in breve la mia storia.

Sono Axel, un bellissimo gattone alto e biondo con un leggero difetto, che io comunque non vedo....sono cieco.
si lo so ..è un dettaglio insignificante, ma alcune persone che non mi conoscono porebbero impressionarsi.

Pare che mi abbiano trovato in Brianza...non ricordo, comunque..poi mi hanno portato all’Arca.
Lì mi hanno accudito e curato e hanno messo la mia foto su un sito...e beh....non ve lo devo neppure dire...
sono così bello che subito una tizia mi ha notata ed è venuta a vedermi di persona.

All’inizio avevo un po’ paura....non ero sicura che lei potesse piacermi e non mi fidavo molto ma poi ho visto
che tornava ed ho così deciso di adottarla.
Un giorno è arrivata con un contenitore chiuso che non ho ben capito e dopo un pericolosissimo
(a mio parere) viaggio siamo arrivati in una casa: la MIA!
C’era già un altro micio: BUBU che, devo dire, al primo impatto non è sembrato felicissimo di vedermi...
io non lo vedevo ma mi è parso così...
comunque..dopo una prima veloce ricognizione del territorio ho deciso che lo spazio sotto il forno
era il più sicuro e mi ci sono piazzato per 7 giorni!!
Per fortuna la notte, che era più sicura...senza pazzi assassini in giro, potevo mangiare
...però dopo un po’...in effetti mi annoiavo e poi...sapete...i pazzi di casa,
forse non erano così pazzi e pericolosi...
dopotutto mi davano la pappa ogni giorno e mi parlavano a distanza
e poi mi hanno messo la cassetta per i bisogni a portata di naso...
anche se sul balcone...pensate: uso benissimo la porticina apposta per me...l’ho trovata subito!!

..così ho pensato...magari faccio un giro...
niente...sono uscito un attimo e ZAC!! colpo di fulmine !!!
mi sono innamorato a prima ...nasata dei miei umani,
sono2, Donata e Elio, e loro di me ,...certo...io sono molto simpatico e quindi era ovvio...
ma anche loro sono forti, e quando hanno amici per casa io sono proprio l’anima della festa!!
parlo con tutti e tutti mi coccolano!!
mi diverto un sacco, la mamma suona l’arpa e incontra sempre altri
che suonano strumenti strani ma a me piacciono tutti, inclusa l’aspirapolvere!!!

Non ho ancora ben capito quale sia la mia cuccia e ogni volta che sento morbido mi addormento...
certo a volte va bene ma,.. altre...che colpa ne ho io se in casa ci sono tante cose morbide??
mio fratello Bubu è simpatico e a volte giochiamo a rincorrerci...
lui va un po’ veloce ma sto migliorando...gioco anche a palla....sono bravissimo!
certo...gli umani sono stupidi e ridono quando manco un tiro...
dovreste vedere come sono imbranati loro...

ora devo andare perchè ho trovato un pezzo di cartone...ok confesso...
l’ho creato io stesso distuggendo una scatola...
e vorrei fare una partita a “calcio cartone” con Bubu...

Ciao!!!!!!

........................................................................AXEL

questo sono io nella mia casa in braccio alla mia mamma


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O M E R O

Eccomi qua, ragazzi, sono arrivato io!
Vabbe', scusatemi, lo so di non essere l'unico, ma cercate di capirmi, per me la mia pelliccia è importante, e a un certo punto
vi dirò che me l'ero proprio vista brutta… Ma sarà meglio che cominci dall'inizio, altrimenti non potete capirci niente,
e dopo noi gatti diciamo che gli umani sono degli zucconi… Insomma, io sono un gatto un po' speciale, sono anche stato
sulle riviste che parlano di gatti, perché stavo a Livorno, in una specie di cantiere che doveva essere smantellato,

...........................


e le gattare che ci accudivano e ci volevano bene erano molto preoccupate, per tutti noi,
ma soprattutto per me, perché io sono cieco dalla nascita, e chi volete mai che mi prendesse,
anche se sono giovane e, modestamente, piuttosto un bel gattone… Hanno messo appelli dappertutto,
e, gira e gira, a un certo punto hanno contattato anche l'Arca di Milano.
"Perché, a Milano gatti ciechi non ce ne sono?" direte voi. Ci sono, eccome, purtroppo, ma si vede che quel giorno
il mio santo protettore ha guardato giù, e lì mi hanno trovato casa per telefono, senza neanche vedermi,
e poi hanno mandato a Livorno un loro amico, che mi ha preso e mi ha portato a Milano
(fra parentesi, era la prima volta che me ne andavo in viaggio, un'esperienza che non vi dico, ma sono stato
molto bravo e tranquillo, lo capivo che qui si decideva del mio destino…).
Be', all'Arca ci sono stato pochissimo, giusto una notte, perché al mattino dopo mi hanno portato in clinica,
mi hanno fatto un sacco di esami e mi hanno sterilizzato (e questo, se vogliamo, è un punto dolente: io sono un gatto adulto,
ho circa due anni, mica sono un ragazzino, e ricordo una certa gattina livornese che era la fine del mondo, e con la quale,
anche se non ci vedo … be', insomma, meglio così che morto, non vi pare ?, non pensiamoci più!) e la sera stessa
è venuta in clinica la mia nuova mamma a prendermi, per portarmi a casa.
Lo specialista che mi ha visitato ha detto che, probabilmente, non sono nato cieco, ma ho perso gli occhi
ancor prima di aprirli, per la solita rinite non curata che è il flagello dei gattini di strada,
e sono cresciuto così, cavandomela abbastanza bene
in un ambiente piuttosto ostile, ma che ormai conoscevo meglio dei miei baffi,
e affinando tutti gli altri sensi per compensare la vista che mi manca.
Per questo io ero ragionevolmente sicuro che, dandomi il tempo di ambientarmi, mi sarei orientato anche in un posto nuovo,
ma la mamma e la zia che mi hanno accolto a Milano più che umane sono delle chiocce,
e si preoccupavano in modo esagerato.
Poverino - dicevano - starà un mese sotto l'armadio, stai attenta che non vada a sbattere,
controlla che gli altri gatti (la famiglia è numerosa) non gli facciano del male…
Sì, molto carine, non lo nego, ma un po' troppo asfissianti, per un gattone sveglio e intelligente come me.
I primi giorni sono stato tranquillo, ero in convalescenza, dovevo prendere l'antibiotico e mi sono limitato
a girellare un po' per casa, annusare qua e là, fare qualche conoscenza
e soprattutto sperimentare la cucina della mia mamma (ottima, ragazzi, ve la raccomando:
mai mangiato così bene, e se una cosa appena non mi piace troppo, glielo dico e subito mi prepara
qualche nuovo piattino sfizioso, soprattutto di pesce, perché dice che io sono un gatto marinaro).
Intanto i giorni passavano, la mia mamma mi stava sempre dietro, la zia veniva a trovarmi,
venivano anche degli amici e io mi "allargavo"sempre di più; ho fatto amicizia con Rocky,
un gatto giovane molto allegro e vivace, con il quale sono entrato subito in sintonia.
Gli ho anche insegnato un gioco nuovo, da fare alla notte quando la mamma dorme: si chiama il gioco delle tartarughe,
e consiste nell'infilarci sotto una scatola rovesciata e andare in giro per casa, è molto divertente ma, devo ammetterlo,
un pochino rumoroso, anche perché Rocky è un salame, e va a sbattere contro i mobili…

(questo e Rocky che si riposa dalle fatiche notturne...)


Ogni tanto sento la mamma che, al telefono con le sue amiche, parla di me e dice che non sembro proprio un gatto cieco:
ma cosa vorrebbe, benedetta donna, che andassi in giro col bastoncino?
La settimana scorsa ha aperto il terrazzino, una specie di balcone stretto e lungo che prende tutto il davanti della casa
ed è tutto chiuso da reti, anche il soffitto, per cui è impossibile che i gatti riescano ad uscire.
Io sentivo i miei fratelli che andavano e venivano, ma, per accedere al terrazzo, bisogna salire un po' in alto, e io non posso saltare.
Però non sia mai detto che io mi faccia limitare da una simile sciocchezzuola: mi sono studiato il percorso,
salendo sul soppalco fatto apposta per noi, e una bella mattina sono andato anch'io a prendere il sole insieme ai miei fratelli.
Naturalmente, la mamma smaniava, ha telefonato a tutte le mie zie e voleva uscire anche lei a recuperarmi:
donna di poca fede, pensava che non sarei stato capace di tornare in casa!
E invece, calandomi a guisa di koala lungo il montante del soppalco, quando ho deciso che era ora di pranzo sono rientrato,
puntuale come un gatto famelico, pronto a fare onore alla mia pappa.

Vi faccio vedere come funziona ....

.............

 


Cosa volete, adesso la mamma si fida un po' di più di me e delle mie capacità, io cerco di rassicurarla,
dormo sul letto vicino a lei e le raccomando di non preoccuparsi inutilmente: sarò anche cieco, ma non sono mica scemo!
Ma lei è fatta così, e io le voglio bene com'è, perché capisco che si preoccupa solo perché ci ama,
anche se a volte - detto tra noi - diventa un po' pesante…
Quando mi chiama io corro subito, giusto per non farla stare in pensiero, ma poi in casa me la spasso:
gioco con i topini finti (i miei preferiti sono quelli col campanellino sulla coda),
combino scherzi alle ragazze (niente di grave eh, non pensate male…), vado e vengo a prendere il sole sul terrazzo,
mangio come un porcellino (sono anche ingrassato, dicono le malelingue: ma il mio fisico prestante ce l'ho ancora, eccome!),
e mi faccio di quelle dormite che non vi dico, proprio belle tranquille, perché tanto in casa
non devo stare continuamente in guardia come quando stavo in quel cantiere di Livorno…
Insomma, si potrebbe dire che faccio la bella vita, ma che male c'è?
In fondo, con tutto quello che ho passato, me la sono meritata, non credete?
Bene, adesso è quasi ora di pranzo, per cui vi devo lasciare, ma ricordatevi di me,
e soprattutto fate tesoro dell'esperienza della mia mamma: anche lei si faceva un sacco di problemi
all'idea di adottare un gatto cieco, perché aveva paura di non essere all'altezza, e invece ha capito
che non è poi tutta questa cosa difficile, basta avere un po' di buon senso e - be', sì, quello ci vuole - tanto amore nel cuore.
Un allegro saluto dal vostro

....................................................OMERO (OMMY per gli amici)

.....................................

 

Questa e Délice, una gran bella ragazza: siamo molto amici...

...................

Eh, le comodità della vita moderna...

.............

Un po' di palestra, giusto per tenersi in forma...

................

giochiamo con la palla...

....... ancora un po' di relax, e per finire...

 

............il riposo del guerriero !..........


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N I C O L A U S

Buongiorno, Signori.
Sono - o meglio ero - anch'io un gatto dell'ARCA, e mi hanno pregato di raccontarvi la mia storia, perché dicono che sono un caso "tipico":
non ho capito bene cosa significa, però se può essere utile a qualche altro gatto in difficoltà, cercherò di vincere la mia timidezza e,
se mi volete ascoltare, vi dirò come è successo che sono capitato qua.
Milano è una grande città, e ci sono tanti, ma proprio tanti, posti pieni di gatti di nessuno: case diroccate, cortili, giardini, cantine…
io ero in un cinema in demolizione, uno dei tanti immobili che vengono abbandonati e rimangono lì vuoti per anni e anni, finchè
vanno in rovina e intanto diventano il rifugio di chi non sa dove andare per trovare un riparo.
Lì dentro eravamo in tanti, anche la mia mamma e i miei fratelli stavano lì, e veniva ogni giorno una persona gentile a portarci del cibo,
perché di più non poteva fare.
Fra tutti gli altri gatti questa persona aveva notato me, perché quand'ero piccolino mi era successo un brutto incidente,
in seguito al quale una zampina anteriore mi si era rotta, e la trascinavo malamente, strusciandola per terra.
Così, parlandone nel giro degli umani amici dei gatti (ce ne sono, sapete? pochi pochi, ma qualcuno c'è)
la cosa è arrivata a una signora che conosceva uno che a sua volta conosceva un altro…
per farla breve, mi hanno catturato e mi hanno portato all'ARCA. Eravamo sotto Natale, e mi hanno chiamato Nicolaus.
Non vi dico il trauma: soffiavo come un matto, ero terrorizzato, magro, sporco, con un occhio cronicamente lacrimoso
in seguito a una rinite non curata, con la zampa ciondolante mezza infettata e il cuore che mi scoppiava per l'angoscia.
Provate a mettervi nella mia pelliccia: quel brutto posto era l'unico che conoscevo, ci ero nato e cresciuto,
arrivando ai miei tristi nove mesi di età senza sapere che al mondo potesse esistere qualcosa di diverso.
E adesso mi avevano acciuffato e portato via: cosa ne sarebbe stato di me?
I primi giorni sono stati un incubo: la prima visita, la veterinaria se la ricorda ancora!
Ma, stabilito che non avevo niente di immediatamente urgente, mi hanno lasciato tranquillo in gabbia:
mi davano tanta pappa con dentro una medicina, tutte le sere venivano a parlarmi e a farmi qualche carezzina,
e dopo un po' ho capito che non avevo motivo di preoccuparmi così, non mi sembrava che mi volessero male…
Quando mi sono un po' rimesso, ingrassando e diventando "proprio un bel micetto" (così dicevano loro),
una mattina mi hanno preso e portato in clinica: che esperienza !
Meno male che mi hanno fatto quasi subito un'iniezione, e mi sono addormentato…
Al risveglio, mi sentivo un po' strano, ma ho sentito quelli dell'Arca che erano tutti contenti, perché, dicevano,
le analisi erano tutte buone, e così ho capito che mi avevano operato l'occhio, mi avevano sterilizzato (chissà cosa vuol dire?)
ed ero un gattino perfettamente sano.
Bene, a quel punto si poteva pensare a trovare per me un'adozione (che vuol dire andare a stare in un casa,
cioè in un posto riparato e tranquillo, dove cibo, caldo e cure non ti mancano mai e ci sono persino delle persone
che ti coccolano e ti vogliono bene), ma - dicevano - per me ci voleva qualcuno che passasse sopra alla mia zampina ciondolante
non troppo bella da vedersi, anche se però non mi limitava affatto, perché io cammino, salto e corro benissimo,
e l'unico problema è non strusciarla contro terreno sporco, perché altrimenti si spella e si infetta.
Sapete, all'Arca viene parecchia gente: tanti solo per curiosare, tanti perché vogliono un gatto ma non glielo danno
perché pensano che non siano adatti, e qualcuno "giusto".
Dopo qualche settimana, sono arrivati due signori che avevano già due gatti, ma uno purtroppo gli era morto di malattia,
e ne cercavano un altro per far compagnia a Romeo: a loro non importava niente della mia zampina,
mi hanno trovato dolce e tenero, hanno parlato tanto con gli umani dell'Arca
e poi sono tornati un'altra sera e mi hanno portato a casa.
E così finalmente ho capito che cosa è una casa: credete a me, è un posto bellissimo!
Non riesco a descrivervelo proprio bene, ma vi posso assicurare che ci sono tante cose una più bella dell'altra,
cucce, giochi, pappa, un fratellone simpaticissimo con il quale sono andato subito d'accordo,
e due umani che mi hanno dato il tempo di ambientarmi e di rassicurarmi, così che adesso, dopo qualche mese,
sono ormai tranquillo, guadagno fiducia ogni giorno di più, e con mio fratello organizzo tanti bei giochi e tanti bei disastri
(tanto loro ridono...), lo seguo dappertutto ed essendo un micio vivacissimo e simpaticissimo invento ogni giorno
qualche nuovo "dispetto" da fare ai miei tre compagni di giochi.
Infatti, ho fatto grandissimi progressi anche con i miei umani, e ho persino imparato ad andare loro incontro
quando tornano a casa e ad alzare la testa per farmi dare un bacio!
Che cosa vi devo dire? Sono un gatto felice, e quando penso ai miei fratellini, alla mia mamma,
e a tutti gli altri poveri gatti che non hanno avuto la mia fortuna, mi domando perchè voi umani
non adottate tutti almeno un gatto: così il problema del randagismo sarebbe risolto,
e voi avreste in casa un amico che vi fa divertire e la coscienza di aver fatto una bella azione
(non vi sembra una buona idea? Quasi quasi, mi metto in politica e fondo un partito:
"Forza Nicolino!", perchè adesso in famiglia mi chiamano così...).

Un ciao a tutti dal vostro

NICOLINO ...................................................................

.......................

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.......................................Questo è Romeo: un bel fratellone così dà sicurezza...

 

 

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L A L L A

 

 

Ciao, lasciate che vi annusi un po', che vi sfiori con i baffi…
Sì, mi siete simpatici, e allora se volete vi racconto la mia storia, così diventiamo amici.
Dunque: io sono nata in un cortile dove abita della gente che non ama i gatti, e la mia povera mamma non lo so che fine ha fatto,
ma temo che sia stata tragica, perché quando una ragazza gentile ci ha trovati - me e i miei fratellini, dico - eravamo soli.
Avevamo pochi giorni e stavamo molto male: ci ha portati in ospedale, ma due non sono sopravvissuti,
mentre io e mio fratello Nelson ce l'abbiamo fatta. Sì, insomma, eravamo vivi, ma Nelson ha perso un occhio, e io… tutti e due.
Ecco, l'ho detto: sono cieca. Da sempre. La luce non l'ho vista mai, perché gli occhi li ho persi prima di aprirli,
e nonostante tutte le cure e tutti i tentativi non è stato possibile salvarmeli.
Ma la vita continua anche così, noi crescevamo bene ed eravamo vispi e vivaci, e, quando siamo stati dimessi dalla clinica,
ci hanno portati all'ARCA, un centro che si occupa di gatti abbandonati, dove ci hanno accolti e si sono messi a cercare una famiglia per noi.
Nelson non era un grosso problema: in fondo lui ci vede bene, ma per me le preoccupazioni erano tante.
Chi volete che se lo pigli un gatto cieco? Che poi, a volerci pensare, è una questione di ignoranza:
in fondo, un gatto cieco ha solo bisogno di una casa dove non gli spostino i mobili di continuo, non ci siano scale pericolose
e, soprattutto, ci sia un altro gatto che gli possa fare da riferimento. Semplice, direte voi.
Be', mica tanto: sono poche, veramente poche, le persone disposte ad accollarsi un gatto minorato - o, se per quello, anche normale -
per amore del gatto: la maggior parte delle persone, anche brave ed amanti degli animali, lo fanno in primo luogo per se stessi,
e quindi desiderano un micio che non dia troppi problemi.
Ma adesso non voglio mettermi a fare della filosofia sul concetto di "amore", soprattutto, scusate, con voi umani,
che siete troppo evoluti e acculturati per capirne qualcosa, e per inventare tutte le belle cose della vostra civiltà
avete dovuto mettere il cervello al posto del cuore: vi dico solo che, una volta, è venuto un altro veterinario a vedermi, all'ARCA,
e l'ho sentito che diceva: meglio sopprimerla, tanto altrimenti starà in gabbia tutta la vita…
Per fortuna quelli dell'ARCA sono tipi tosti, e di sopprimermi non volevano neanche sentirne parlare:
"Troverà anche lei - dicevano - ci vorrà un po' di tempo, ma prima o poi ci sarà pure una persona come si deve disposta ad adottarla !"
Dicevano anche altre cose, ma qui non mi sembra il caso di ripeterle:
non vorrei rovinargli la reputazione, in fondo è a loro che devo la pelliccia…
E così, continuando a parlare di noi con tutti, alla fine hanno dimostrato di avere ragione:
mio fratello Nelson è stato adottato da una coppia che aveva già una gattina presa all'ARCA,
ed è andato a stare benissimo con la sua nuova sorellina, è diventato un gattone e fa la bella vita, mentre io…
ah, io sono stata la gatta più fortunata del secolo!
Sentite com'è andata: due signori amici dell'ARCA avevano adottato anni fa un micio (pensate al destino: nero come me)
che era stato "dimenticato" da un veterinario dopo una caduta dalla finestra.
Tommy (così si chiama il mio fratellino) non è per niente scemo, anzi, è molto intelligente e mi ha insegnato un sacco di cose,
ma ha dei problemi a spostarsi, non può saltare e giocare proprio come fanno gli altri gatti,
anche se in casa si muove benissimo e fa tutte le sue cose meglio di tanti altri.
Tommy è un micio buono e socievole, di temperamento molto dolce, era sempre solo e gli sarebbe piaciuta
la compagnia di un altro gatto, ma la sua famiglia temeva che un gatto "normale" avrebbe potuto creare dei problemi,
perché le esigenze sarebbero state diverse e l'uno o l'altro non sarebbe riuscito ad adattarsi.
Così cercavano un micio che avesse anche lui qualche problema: la casa era già a misura di Tommy, ben protetta
e al sicuro da tutte quelle insidie domestiche che, se sono pericolose per un gatto normale, per uno come lui potevano essere fatali.
Quando hanno sentito parlare di me, si sono subito interessati: che potessi essere io la compagnia giusta per Tommy?
Oltre a tutto, essendo più piccina, lui non sarebbe stato geloso di me, e io avrei trovato in lui quel riferimento felino che mi era indispensabile.
Così mi hanno adottata, e le inevitabili perplessità iniziali sono presto svanite:
Tommy ed io siamo diventati grandi amici, siamo sempre insieme, ci vogliamo un bene dell'anima
e sono felice di affermare che credo proprio di essere la sorellina che nel suo cuore lui desiderava da tempo.
Io poi ho trovato un fratello che mi ha aiutato ad ambientarmi nella nuova casa,
spiegandomi tutto quello che io non posso sapere perché non lo vedo.
Giro dappertutto, gioco tanto, e anche quando siamo andati in vacanza nella casa in montagna
non ci sono stati problemi: io mi sento sicura, tanto c'è Tommy che mi fa da guida finché non riesco ad orientarmi da sola,
e io lo ricambio facendogli fare un po' di ginnastica e di corse, e tenendolo in esercizio perché muoversi gli fa bene e scaccia la malinconia.
E poi ci sono i nostri genitori, che ci amano tanto e non stanno a formalizzarsi se, forse, non siamo i gatti più perfetti del mondo:
dicono che il concetto di normalità è relativo, che loro sono felici di vederci felici, e che sono proprio contenti di averci adottato
perché gli abbiamo riempito la casa di amore (e credo che loro, anche se sono umani, di amore un pochino ne capiscano).
Ormai sono diventata anch'io una bella gattona: non mi vedo nello specchio, ma me lo dicono tutti
e soprattutto me lo ripete sempre mio fratello, per cui ci credo.
E so anche di essere stata fortunata: perché sono sopravvissuta, e perché ho incontrato persone che mi hanno aiutato
e hanno dato valore alla mia vita, prima dandosi da fare per salvarmi, e poi accettandomi e volendomi bene così come sono.
Nel mondo degli umani di animali disperati ce ne sono tanti, tantissimi, e nessuno li vede:
nascono, soffrono e muoiono e nessuno ci pensa, nessuno la ritiene una cosa importante, tranne poche persone che sono considerate un po' matte.
Noi non possiamo difenderci da soli, siamo troppo piccoli, troppo deboli per contare qualcosa in un ambiente che non è il nostro e ci è ostile.
Certe sere, quando Tommy ed io, prima di addormentarci abbracciati, parliamo un po' fra di noi in quel linguaggio speciale
che solo noi possiamo comprendere, ci domandiamo cosa farebbero gli umani se fossero al nostro posto,
soggetti all'arbitrio di esseri tanto più grandi e potenti, e tanto insensibili. Ma poi mio fratello, che è un saggio, mi dà una leccatina e mi dice:
"adesso dormi, Lallina, noi non possiamo cambiare il mondo, e gli umani sono da compatire, sono loro che sono ciechi,
perchè non vedono com'è bello volersi veramente bene".
Ma voi che adesso mi conoscete, provate a pensare che come noi ce ne sono tanti,
hanno tutti bisogno di voi e ci vuole poco per salvarci la vita… solo fare un po' di silenzio, tendere l'orecchio e lasciar parlare il cuore.
Un bacino dalla vostra


Lalla

   

   

Eccoci qua, nella nostra vita quotidiana: non siamo una bellissima coppia ?

 

 

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T O M

Ciao a tutti: io sono Tom, e voglio anch'io raccontarvi la mia storia, quella di uno dei tanti gatti finiti all'A.R.C.A.dopo tante vicissitudini.
Una sera di febbraio è arrivata una coppia: cercavano un gatto "particolarmente bisognoso di essere adottato".
Io mi consideravo proprio "particolarmente bisognoso di essere adottato", ma ero sicuro che non mi avrebbero scelto,
perché quando sono entrati nella mia stanza la signora esclamava: "Che bello questo, che carino quello!" guardando gli altri gatti;
invece, quando ha visto me, ha detto: "Mi sono sempre piaciuti i gatti rossi, ma questo è proprio strano, con quel nasone lungo".
Io perciò ero certo che non mi avrebbero preso, e me ne sono rimasto tranquillo nella mia cuccia e loro dopo qualche coccola se ne sono andati.
Sono tornati la sera dopo con un ragazzino, hanno rifatto il giro, mi hanno accarezzato un po',
il ragazzino - Francesco - mi ha anche preso in braccio, dicendo: "Che buffo questo", poi sono andati a guardare gli altri gatti.
Io ero rassegnato, invece dopo un po' sono tornati da me, e ho quelli dell'ARCA che dicevano:
"E' molto affettuoso e tranquillo, è proprio un patatone, e ha bisogno di essere adottato, perché è troppo sottomesso agli altri gatti".
Poi Francesco ha detto: "Mi piace Tom, vorrei lui", e i due signori:
"Piace anche a noi, lo prendiamo, dovrebbe andare d'accordo col nostro gatto Tito".
Così ho capito che finalmente anch'io avevo trovato una famiglia.
A casa mi hanno messo nella camera di Francesco, io ero un po' spaventato, ma loro parlavano a bassa voce
e io mi sono calmato un po', però sono rimasto a dormire nascosto dietro la scrivania.
Il giorno dopo ero più tranquillo, e mi hanno fatto incontrare Tito. Io stavo al riparo nel trasportino, e non ero particolarmente preoccupato,
dopotutto si trattava di un normale gatto grigio, che non soffiava e si limitava a gonfiare tutto il pelo fissandomi in silenzio.
Quando mi hanno lasciato uscire dal trasportino, Tito si è avvicinato e mi ha toccato la punta del naso con la sua,
e dal quel momento non ha fatto che seguirmi dappertutto, senza lasciarmi solo un attimo:
sembrava quasi ipnotizzato, come se non avesse mai visto un altro gatto.
Poi ho saputo che era proprio così: quando Tito è arrivato in questa casa, l'anno scorso, aveva solo 40 giorni
e quindi adesso non si ricordava come fosse fatto un gatto.
Abbiamo fatto amicizia molto in fretta, anche se i nostri genitori a volte dicevano: "Prima o poi si picchieranno per definire la gerarchia".
Invece non ci siamo mai picchiati, anzi andiamo molto d'accordo: ci lecchiamo, spesso dormiamo vicini, e soprattutto giochiamo molto,
anche perché abbiamo la stessa età. Tito mi ha detto che è contento di me, perché gli faccio compagnia,
poi a lui non piacciono molto le coccole, a me invece sì; io mangio molto meno di lui, che è sempre affamato,
così avanzo sempre qualcosa per lui. Insomma, c'è un equilibrio perfetto.
Io sto tanto con la mia mamma, le parlo molto e lei capisce sempre se voglio essere coccolato, o giocare, o dormire in braccio a lei.
Lei mi chiama "il mio trattorino" perché dice che faccio le fusa così forte che sembro il motore di un trattore.
La mamma non si arrabbia mai, e non è mai troppo stanca per farmi giocare. Ha solo una mania: secondo lei sono troppo magro,
dice che io "vivo d'amore", così ogni tanto mi porta dal veterinario, che mi conosce dai tempi dell'ARCA e ride e dice che vado benissimo
così come sono. In realtà io sembro magro perché Tito è grassottello, ma io sono snello e non ingrasso perché mi muovo molto,
mi piace molto rincorrermi con Tito per la casa, che è grande, e in particolare correre su e giù per la scala come un pazzo. La mamma ride e dice: "Tommy (adesso mi chiamano così) meno male che eri un patatone!". E io sono molto contento.
Inoltre Francesco, quando mi coccola, dice sempre che sono molto carino, e io ci credo.
E adesso mi trovano molto carino anche i miei genitori.
Insomma, io adesso ho una famiglia che amo e che mi ama, e anche stasera ho avuto la conferma del loro amore perché,
mentre aiutavo la mamma a scrivere questa lettera, lei si è alzata almeno 20 volte per recuperare i miei topini giocattolo
che continuavo a buttare sotto i divani, e ogni volta lo ha fatto sorridendo….
Insomma, la mia storia è questa: è una storia "normale", se vi sembra normale ridare la vita e l'amore a un gattino
che non aveva proprio fatto niente di male per meritarsi di morire in strada...
io so che all'A.R.C.A., e purtroppo in giro per la città, ce ne sono tanti altri di gattini come me,
che aspettanto di trovare una famiglia bella come la mia,
perciò se vi venisse la saggia idea di adottarne uno io vi confesso che ne sarei proprio felice...

Tom

p.s.: be', avete visto che bel fratellino che ho?

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C I R C E

 

 

Scusate se vi disturbo, non vi voglio annoiare, ma mi hanno detto di raccontare la mia storia, perché può essere utile per qualche altro gattino sfortunato, e allora ho pensato che era giusto farlo, anche se io sono un po' riservata, e non mi piace mettermi in mostra.
Già, la mia storia… tutto quello che vi posso dire è che è molto triste e piena di mistero, anche perché delle tante cose che mi sono successe
io ho solo come un vago ricordo dentro di me, come una piccola nuvola nera che per fortuna a poco a poco sta scomparendo,
ed ogni giorno sembra più lontana.
Be', da qualche parte devo pure incominciare, e i fatti concreti sono che un bel giorno mi hanno trovata in strada,
spersa ed affamata, mi hanno presa e portata in un centro che si occupa di casi come il mio.
Lì mi hanno accolta con tanto amore (devo dire che io sono molto molto coccolona…), ma ho capito subito che per loro rappresentavo un bel problema, e non riuscivano a capire cosa mi era successo.
Hanno messo cartelli dappertutto nella zona dove ero stata trovata, e questi cartelli dicevano:
"gattina di circa 9 mesi, tipo certosina, zampa posteriore mancante per intervento chirurgico…"
Poi hanno interpellato dei veterinari, hanno domandato in giro… speravano che saltassero fuori i miei proprietari,
perché, dicevano, se si erano dati la pena di farmi fare un'operazione così complessa, probabilmente dopo una caduta dalla finestra,
sembrava strano che, poi, mi avessero abbandonata. E io, vi assicuro, non sono il tipo che scappa, con tre zampe soltanto, poi!
Potrei anche essere di razza pura, hanno detto, perché dicono che sono proprio bella, ma questo non ha molta importanza, vi pare?
Quello che invece è importante è che, nel farmi gli esami del sangue, sono risultata positiva fiv …
e quello mi sa che è stato qualche diverbio con uno di quei poveri gatti di strada con cui ho avuto a che fare quando anch'io
mi aggiravo sperduta in quella specie di corte dei miracoli che, per noi animali randagi, è la città degli umani…
e dire che ogni tanto sento dire che la vita "libera" per noi sarebbe la migliore! Dovrebbero provare loro, gli etologi, a vivere "liberi",
loro che, giustamente, si preoccupano di tenere al riparo nelle case i loro bambini…
ma si sa, noi per loro non abbiamo voce, e ci possono attribuire tutto quello che vogliono per non sentirsi in colpa,
tanto non ci possiamo difendere.
Scusate, un po' di amarezza mi è rimasta, ma adesso vi voglio raccontare come è finita felicemente la mia storia, così possiamo sorridere insieme.
Allora: i miei umani dell' A.R.C.A., una volta capito che ero adottabile, si sono dati da fare per trovarmi una casa, ma dovevo andare come gatta unica a una persona speciale, perché dicevano che avevo bisogno di tanto amore e tante coccole, e anche di un occhio in più di riguardo.
Una sera è venuta al nostro Centro una signora che voleva un micio e ne aveva visto sul sito uno che le piaceva
(e che poi ha adottato, ma questa è un'altra storia), accompagnata da una sua amica, che amava molto i gatti
e ne aveva nella casa dei genitori, ma non qui a Milano, perché vive in un appartamentino piccolino.
Daniela non aveva intenzione di prendere un micio, era lì solo per la sua amica, ma quando ci siamo viste è scattato qualcosa:
mi ha preso in braccio e abbiamo entrambe capito che la nostra vita ormai doveva continuare insieme.
Così sono andata a stare con lei, e cosa vi posso dire ? sono felice, la casa è bellissima e per me è anche grande,
mi muovo benissimo e vado dappertutto, anche se ho i miei posti preferiti, e quando la mia Daniela rientra dal lavoro io sono lì che l'aspetto,
e ci raccontiamo tutto quello che è successo, e ci facciamo tante coccole e tanta tanta compagnia.
Il passato ormai non me lo ricordo quasi più, ritorna ogni tanto come l'ombra di un brutto sogno, ma lo caccio via e zampetto dalla mia amica,
che ha sempre un posto per me nel suo cuore. Però ogni tanto ripenso ai miei occasionali momentanei compagni di strada,
anche a quei poveretti che mi hanno involontariamente contagiata, e spero che anche per loro ci possa essere un po' di fortuna,
o almeno un po' di comprensione, se non di amore… Tutti i gatti, anche i più selvatici, sognano una casa,
e quelli che sembrano rifiutarla è solo perchè ormai hanno perso la speranza:
certo, la libertà sarebbe bella, ma dovrebbe essere sicura e protetta, in un paradiso che non esiste più,
se mai è esistito, né per noi animali né per voi umani.
Adesso vi saluto, sta per rientrare la mia Daniela, devo andarle incontro…

 

Circe

 

p.s.: questa sono io, adesso...

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V A G A B O N D

 

Salve a tutti. Io sono un burmese brown di purissima discendenza, adesso ho otto anni, e sono nato in uno stimato allevamento
che mi ha rilasciato tanto di pedigree. Il mio nome infatti è seguito da una serie di patronimici, e dal mio albero genealogico
si può risalire fino agli antenati di parecchie generazioni, ma per brevità chiamatemi pure Vagabond,
io sono un gatto democratico e non mi offenderò.
Premetto che io manco dall' A.R.C.A. ormai da quasi un anno, perché sono entrato nella mia nuova famiglia a maggio del 2003,
ma mi hanno contattato come consulente per sfatare alcuni pregiudizi e opinioni infondate che circolano
tra chi vuole adottare un gatto e pensa che i gatti di razza, se non altro per il loro costo, non corrano il rischio di essere abbandonati.
Allora, con il vostro permesso, vi racconterò la mia storia, e poi traete voi le conclusioni che vi sembrano più opportune.
Sono stato acquistato cucciolino, e ho vissuto per sette anni con i miei padroni, una normale famiglia che, per quel che potevo giudicare io,
mi ha sempre trattato bene. Devo anche dire che, a detta dei miei stessi padroni, il mio comportamento è stato sempre ineccepibile,
qual si addice a un nobile esponente di una razza notoriamente molto dolce e gentile,
socievole con gli umani ed aliena dal provocare casalinghi disastri. Tutto bene, dunque?
Sì, fino a che la mia famiglia non ha deciso di cambiare casa, trasferendosi in un appartamento i cui pavimenti
erano ricoperti da una specie di tappeto, altrimenti detto moquette, sul quale il mio elegante mantello bruno lasciava, ahimè,
tracce di pelame non gradite. Si noti che noi burmesi non abbiamo il pelo lungo, ma una folta pelliccia morbidissima e corta che tuttavia tende inevitabilmente a liberarsi di qualche cascame che richiede l'intervento di un aspirapolvere.
Di punto in bianco, una sera, il mio padrone mi ha messo nel trasportino e siamo usciti in auto, per raggiungere uno strano posto che,
a prima vista, ha risvegliato in me lontanissime riminescenze infantili:
c'erano parecchi gatti, delle gabbie, delle persone… ma dove eravamo andati, e perché?
Mentre mi stavo ponendo queste quasi accademiche domande, certo com'ero che dopo poco sarei tornato a casa,
ho prestato orecchio ai discorsi del mio padrone, e sono trasecolato: due volte in ospedale, crisi di asma dal rischio mortale,
allergìa incoercibile, assoluta impossibilità di convivenza… ma di chi stava parlando?
Di se stesso, stava parlando, accumulando una menzogna dietro l'altra, ma l'unico che avrebbe potuto smentirlo ero io,
e io, vi assicuro, ero troppo allibito persino per dire "miao".
Ma come, dopo sette anni voleva disfarsi di me, solo perché, né altro motivo poteva esserci, sua moglie si era più di una volta lamentata
perché doveva usare più spesso l'aspirapolvere sui pavimenti?
Ma non poteva eliminare la moquette, invece del "suo" gatto?
Evidentemente non poteva. Io, con tutto il mio alto lignaggio, valevo meno di un tappeto.
Lui continuava a parlare e parlare, è stato lì quasi un'ora, e gli umani di quello strano posto (ho poi saputo che si chiama A.R.C.A.)
non dicevano quasi niente, solo sì sì, capisco, non si preoccupi…
ma non potevano difendermi, erano così stupidi da non capire che stava mentendo?
Ci ho messo un po' a conoscerli, anche se il primo dubbio mi è venuto quando, accompagnandolo finalmente alla porta,
l'umana nel salutarlo gli ha fatto notare che, evidentemente, la sua allergìa doveva essere saltuaria, visto che uno proprio allergico,
lì dentro, dopo dieci minuti sarebbe diventato blu… ma allora lui ha farfugliato qualcosa sui suoi presunti catastrofici ricoveri ospedalieri,
ed è filato via… lasciandomi lì. Poi li ho sentiti commentare il mio libretto sanitario: "guarda, in sette anni non gli ha fatto fare nemmeno una vaccinazione, ha solo la prima, quella dell'allevatore, e dire che l'avrà pagato un sacco di soldi… be', meglio qui che in strada…"
Che altro vi devo dire? All'inizio ero parecchio risentito, ma noi gatti siamo tutti filosofi, e la nostra superiore intelligenza
ci rende molto più adattabili degli umani, per cui ho affrontato con stoica fermezza questo vile tradimento,
rifiutando di lasciarmi abbattere dalle circostanze e facendo appello a tutte le mie risorse interiori.
E poi, dopo poco tempo, ho trovato una nuova famiglia, alla quale non importava tanto il mio pedigree quanto la mia persona,
e ho capito tante cose, ma soprattutto che, quando manca il rispetto, un oggetto anche di valore ma che non serve o non piace più
può essere tranquillamente buttato via, esattamente come è successo a me.
E ho anche pensato che chissà quanti pedigree finiscono in pattumiera, mentre il relativo "oggetto" finisce in strada…
Questa è la mia storia: a me ha insegnato un po' di umiltà (anche se, scusate, non è colpa mia se sono nato nobile),
e a voi non so se può essere utile. Ma quando vedete un gatto randagio, fermatevi un momento a pensare
che il concetto di nobiltà è molto relativo: in fondo, tutti abbiamo avuto degli antenati alle crociate,
non è un peccato né un merito, la nobiltà vera è quella dell'animo, e si fonda sul rispetto, sulla comprensione
e sull'amore verso chi non si può difendere.
Un'ultima cosa: non avrei voluto rivangare queste tristezze, ma me l'hanno chiesto i miei amici dell'A.R.C.A.
ritenendo utile la mia testimonianza, e non ho potuto esimermi… che volete, noblesse oblige.
Con i deferenti ossequi del sinceramente Vostro

Sir Vagabond

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R O M E O

 

 

Buongiorno amici, io sono Romeo, e forse vi ricordate di aver visto la mia foto, in braccio a una ragazza dell'ARCA, qualche mese fa…
Voglio raccontarvi la mia storia, perché è molto comune, e purtroppo non è sempre a lieto fine come è stato per me.
Tanto tempo fa, cioè circa un anno, ero un micino piccolissimo: avevo due mesi e non vi sono dire come
sono capitato sulla bancarella di un mercato, dove per pochi soldi vendevano al primo che li voleva gattini e altri animali vari.
Sono passati due signori con una bambina di cinque o sei anni, e mi hanno visto: ero così carino, dicevano, la casa era piccola
ma io avrei tenuto poco posto, e poi la bambina avrebbe potuto giocare con me.
Così mi hanno comperato (eh sì, sembra impossibile che un essere vivente possa essere fatto oggetto di commercio,
ma in seguito, ascoltando i discorsi degli umani, ho imparato che una volta si compravano e vendevano persino tra di loro,
e la chiamavano "tratta degli schiavi") e i primi tempi sono stati abbastanza felici:
la bambina era gentile e affettuosa, e i suoi genitori non erano cattivi… insomma, non mi potevo lamentare troppo,
anche perché non avevo termini di paragone.
Ma i mesi sono passati, ed è successa una cosa stranissima e a quanto pare del tutto imprevedibile: sono cresciuto:
eh sì, da micetto piccolino che ero, mi stavo trasformando in un gattone, e capivo che questo sconcertava molto i miei umani,
che non ne erano per niente contenti.
"Come diventa grosso - dicevano guardandomi con sospetto - speriamo che la smetta di crescere così…".
Ma io cosa ci potevo fare? Ero proprio nell'età dello sviluppo, e si vede che la mia taglia definitiva doveva essere di quelle abbondanti,
perché tutto quello che facevo non andava più bene, negli angolini non ci stavo più, come passavo i commenti erano sempre più pesanti
e, insomma, pareva proprio che in casa non ci fosse più posto per me.
E infatti sono finito sul balcone: non che facesse troppo freddo, ma, insomma, mi mancavano le coccole della mia padroncina,
e mi sentivo proprio triste e trascurato, anche perché non capivo cosa avessi fatto di male per meritarmi un trattamento così.
Poi, una sera, mi hanno messo nel trasportino e mi hanno portato in un posto strano, che si chiama A.R.C.A.,
dove c'erano tanti gatti e delle persone: il papà della bambina ha detto che non poteva più tenermi perché era stato male
e gli era venuta una malattia che si chiama allergia, ma io sapevo che era sempre stato benissimo, e la bambina piangeva,
e anch'io mi sentivo molto confuso e preoccupato: insomma, mi hanno lasciato lì e se ne sono andati.
Gli umani di quel posto, come i miei padroni se ne sono andati, mi hanno preso in braccio e mi hanno fatto un sacco di complimenti:
ma che bel micione, dicevano, sei proprio bellissimo… io però speravo che i miei tornassero indietro a riprendermi, ma non li ho rivisti mai più.
Lì veniva tante gente, e dopo un po' ho capito, parlando con gli altri gatti, che quello era un centro fatto apposta per le adozioni,
e toccava anche a me stare lì e aspettare e sperare che qualcuno mi notasse e mi volesse portare a casa,
ma non era tanto facile perché tutti di solito vogliono i gattini piccoli, e quelli extra large come me non sono molto richiesti.
Io non è che lì stessi male, ma ero stufo di stare in gabbia, mi mancava una casa e una famiglia mia.
Sono passate le settimane e i mesi e poi, un giorno, è venuta una bella signora bionda con il marito: anche loro volevano un gattino piccolo,
e sulle prime non mi hanno neanche guardato; poi però si sono messi a parlare con gli umani dell'A.R.C.A. e sono arrivati da me.
Lui era proprio simpatico, e io gli sono saltato in braccio subito: non vi dico, il cuore mi batteva all'impazzata perché, dopo tante delusioni,
speravo proprio che quelle persone sentissero per me quello che io già provavo per loro, infatti mi sembrava proprio
che dovessero essere loro la mia nuova famiglia. Ed è successo il miracolo: sì, era proprio vero, mi hanno adottato!
Nella nuova casa ci sono anche due signori anziani molto affettuosi e gentili , e viene persino una nipotina che mi ricorda un po' la bambina
con la quale stavo una volta… in conclusione, non manca niente, e soprattutto c'è la cosa più importante: mi vogliono bene!
E non perché sono piccolo o ingombrante, bello o brutto, ma semplicemente perché sono io.
E come potrei non corrispondere a tanto amore, come potrei non manifestare la mia gioia per essere finalmente rispettato e accettato…
vi dirò, ultimamente , per la soddisfazione, devo anche aver messo su un altro chiletto…
Così, se volete vedere un gatto felice, guardate questa foto recentissima e, se decidete di adottare un gatto,
ricordate sempre che, dentro le nostre pellicce, batte un cuore che conosce i sentimenti e sa capire e ricambiare l'amore.
Un pensiero affettuoso dal vostro

Romeo

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M Y R I A M

 

 

Ciao, io sono Myriam, e all'A.R.C.A. ci sono rimasta proprio poco, ma siccome sapevo che quegli umani là si preoccupavano per me,
ho pensato per Natale di scrivergli questa lettera, così almeno, poveretti, stanno più tranquilli.
Gli ho mandato anche la mia foto, ma non ho gli occhi verdi, sono gialli e neri (nella foto è colpa del flash!).
Ho sei mesi, e sono nata in un tombino: la mia mamma randagia è sparita sotto una macchina, e mi hanno portata all'A.R.C.A.,
che è una specie di albergo per gatti, piuttosto affollato.
E là una sera è venuta a cercarmi la mia nuova mamma, Simona, che un mese prima aveva perso il suo unico figlio,
un bellissimo gatto bianco di diciannove anni, e sentiva molto la mancanza di un micio nella sua vita ormai vuota di peli.
Mi sono ritrovata senza capirci niente in una casa diversa di colpo, io mica volevo, ho passato le prime dieci ore in un angolino del muro
sperando che nessuno mi vedesse, ma poi mi sono stufata e ho deciso di provare la cestina di vimini,
che ho subito cercato di disfare con le mie unghiette da Zorro: c'era dentro un bel cuscino e una copertina,
e mi son detta "meglio qua che il freddo e duro del pavimento!"…
Sono stata una settimana chiusa nella camera della mia mamma, la pappa mi piace tutta, dicono che sono una maialina
ma io non so cosa vuol dire... Poi ho incominciato a perlustrare la casa intera, grande:
quanti bei posti da grattare, il piumone della mamma, le tende, il divano, mi sono ripassata anche la sciarpa di kashemere della mamma!
Poi ho imparato a scavar fuori la terra dai vasi, a mangiare le foglie delle piante, e mi faccio anche delle corse e dei salti
che spesso finiscono con l'impastarmi contro il muro, perché a volte è difficile prendere la mira!
Mi hanno comprato una pallina di gomma che ogni giorno perdo e ficco sotto i mobili e che tocca alla mia mamma andare a cercare!
Mi hanno anche fatto un gioco di legno pendente, la mamma l'ha traforato con le sue mani, e mi hanno dato un gomitolo di lana
che attorciglio ogni giorno attorno al tavolo, e un sacco di altre belle cosette con cui passare il tempo.
Di notte vado a dormire sulle gambe della mia mamma, e faccio le fusa così forte che lei fa finta di dormire per ascoltarmi…
Non parlo mai, dormo tutto il giorno e poi alla sera salto sui piedi della mia mamma e le mordo le dita: insomma, mi diverto un sacco!
All'inizio avevo il raffreddore, e mi infilavano le pastiglie nel cibo, ma poi li ho scoperti e non mi hanno più imbrogliata.
Così la mamma ha comperato dei croccantini con il buco, e ci ficcavano dentro l'antibiotico: a volte sono più furbi di me…
Non mi lascio ancora toccare, ma, se mi dà da mangiare, lecco il dito alla mamma …
Poi un giorno mi hanno infilato in una gabbietta e portato non so dove, e non mi è piaciuto per niente:
io mi fidavo un po' di loro e invece… adesso sono arrabbiata e li guardo male. Ma di notte dormo lo stesso con la mia mamma, perché è tanto calda…
All'inizio voleva chiamarmi Gigetta o Gigina, invece mi ha lasciato il nome che mi avevano dato all'asilo,
perché per lei ha un significato speciale: infatti era tanto triste per la morte del suo gatto, e cercava un altro gatto adatto a lei,
che avesse bisogno di lei, e il nome che mi hanno dato all'A.R.C.A. le è sembrato una risposta alle sue speranze.
Comunque, ora ha molta pazienza, perché io ancora non capisco quanto bene mi vuole, mi sta facendo una copertina ai ferri,
tenta di giocare con me e mi parla molto…
Io e lei abbiamo una cosa in comune: speriamo entro l'anno 2004 di vedere un altro gatto in questa grande casa.
Adesso faccio tanti auguri a voi tutti e grazie per avermi salvato la vita, una piccola vita che per qualcuno vale così tanto
e reca tanta gioia alla mia mamma!

Myriam

p.s.: questo è un ritratto che mi ha fatto la mia mamma: non trovate che sia molto somigliante?

 

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E T T O R E

 

Salve a tutti, io sono Ettore, e nella "vetrina" dell'ARCA ci ho passato tutta l'estate, non so se vi ricordate di me…
E' andata così: un bel giorno, sono capitato nel cortile dove abita una signora gentile, che si è presa cura di me sfamandomi e tenendomi un po' d'occhio, ma, si sa, questa signora ha già tre gatti, e non poteva portarmi a casa sua.
Fino al giugno scorso siamo andati avanti così, ma poi la signora doveva partire ed era molto preoccupata per me:
per non lasciarmi lì all'aperto senza più la sua protezione, mi ha portato da certi suoi amici che, mi ha detto, si occupano di gatti abbandonati.
Lì mi hanno messo in gabbia, (e questo non è che mi sia molto piaciuto), però mi hanno anche testato, vaccinato, mi hanno curato il raffreddore,
mi hanno fatto sterilizzare (tanto,ormai…) e poi, devo ammetterlo, cibo, sicurezza e coccole proprio non mancavano.
In breve tempo sono diventato un bel gattone, pulito, robusto e, a detta di tutti, molto simpatico.
Però, quando venivano delle persone intenzionate ad adottare un gatto, avevo un bel mettermi a pancia in su per farmi accarezzare,
allungando le zampe per attirare l'attenzione: mi passavano davanti con un'occhiata distratta e la loro scelta cadeva sempre su un altro.
Gli umani dell'ARCA cercavano di consolarmi: "vedrai, Ettore, - mi dicevano - abbi pazienza, prima o poi arriverà quello
che ti apprezza come meriti, questo è un brutto periodo per le adozioni…" ma intanto passavano le settimane e i mesi, e io ero sempre lì.
Sarà che non sono niente di spettacolare, il classico gatto "comune europeo" bianco e grigio, nemmeno più cucciolino,
ma ogni tanto andavo un po' in depressione, e anche i giochini che mi regalavano non bastavano a tirarmi su il morale.
Una sera di ottobre sono arrivati due ragazzi: volevano un gattino, e c'erano dei piccolini arrivati da poco che subito hanno suscitato il loro interesse. Però non erano ancora adottabili, e così sono ritornati parecchie volte e, siccome sono persone che amano veramente i gatti, si fermavano a chiacchierare con tutti, e abbiamo fatto amicizia. Io però non volevo farmi illusioni: "sì, figurati - mi dicevo - vedrai che anche questi
prenderanno un piccoletto, non certo me che sono grande e grosso…" E infatti di piccoletti alla fine ne hanno adottati non uno,
ma addirittura due, e pure bellissimi, rossi, proprio di quelli da voltarsi a guardarli, mica come me che sono un tipo distinto, se vogliamo,
ma di quelli che passano facilmente inosservati.
Senonchè, quando si è trattato di portarseli a casa, hanno preso anche me! Io li avevo visti da qualche sera confabulare con i miei umani,
ma avevo volutamente chiuso le orecchie, per non rimanere un'ennesima volta deluso, e invece…
Be', arrivati a casa io mi sono trovato benissimo subito, ma proprio non capivo quelle due piccole pestilenze rosse cosa ci stavano a fare:
saremmo stati così bene noi tre - voglio dire Alessandra, Massimo ed io - senza quei due impiastri screanzati e invadenti!
Ogni tanto, quando diventavano troppo noiosi, qualche zampatina gliela tiravo, lo ammetto: senza fargli male, perché sono piccoli,
ma insomma, qualcuno doveva pure insegnargli a stare al loro posto! Massimo e Alessandra, quando uscivano, chiudevano i piccoletti in bagno,
e a me lasciavano il resto della casa, per stare tranquilli, dicevano. Figurarsi, avessi voluto me li sarei mangiati in un boccone, quei due pestiferi,
ma io sono un gatto pacifista e poi, in fondo, mi facevano anche tenerezza: cosa ne sapevano loro della vita,
di cosa vuol dire essere abbandonati, della solitudine, della fame, del freddo, della paura… e dell'immenso sollievo
di trovare finalmente una famiglia, una casa, la sicurezza, l'amore? Però, devo ammetterlo, ero forse appena un pochino geloso…
Ma adesso i piccoletti sono un po' cresciuti, cominciano a capire che il gatto capo-famiglia sono io e che mi devono rispettare, e io…
be', io ho capito che è bello giocare con loro, litigare, fare la pace, partecipare alle loro scorribande, ritornare un po' gattino
e vedere il mondo attraverso i loro occhi ingenui, e volersi tutti bene perché siamo tutti una famiglia.
All'inizio, dopo lunghe riflessioni, ero arrivato a pensare che, se il prezzo da pagare per avere l'affetto dei miei cari
era sopportare quei due molesti mostriciattoli, ero pronto a farlo anche con buona grazia, per amore di Massimo e Alessandra,
ma adesso, sapete cosa vi dico?: se i miei fratellini non ci fossero, bisognerebbe inventarli!

Ettore

eccoli qui, i due flagelli: nel loro genere, sono abbastanza carini, non vi pare?

 

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Z O E

Ciao a tutti, sono Zoe: vi ricordate di me ? Adesso, che posso dire tranquillamente che è "finita" bene, vi racconto la mia storia,
perché magari può servire come esempio per qualcuno che vorrebbe adottare un gatto moooolto selvatico,
ma giustamente è pieno di dubbi e si domanda come fare.
Allora: io sono nata a Sanremo, in una colonia di gatti veramente disgraziati. La mia mamma è stata uccisa da un'automobile,
e io con la mia sorellina Marta siamo state catturate da una signora di Milano che ci ha portate all'A.R.C.A.
Avevamo due mesi, eravamo brutte, magre, malandate e soprattutto terrorizzate, ma quando siamo arrivate
hanno detto che eravamo bellissime… e già questo mi è sembrato un po' strano.
Poi tutti i giorni ci acciuffavano e ci davano pillole, ci facevano spugnature, ci tenevano in mano e cercavano di coccolarci,
ma noi non ci fidavamo, figurarsi: la mamma prima di morire ci aveva insegnato a non fidarci di nessuno,
perché gli esseri umani sono cattivi, e la sua fine, poverina, lo ha dimostrato, perciò noi cercavamo di non farci prendere
e correvamo in giro per la stanza, ma alla fine ci toccava arrenderci… Dopo un po' sono arrivati altri gattini, e giocavamo insieme:
Marta ha incominciato a passare al nemico, era più arrendevole, e intanto il tempo passava, siamo diventate grandicelle,
e una sera è arrivata una signora che ha detto che la mia sorellina era proprio la gattina che desiderava,
ha parlato a lungo con gli umani dell'A.R.C.A. e alla fine se l'è portata via, in un posto che si chiama casa
e che allora noi non sapevamo cosa fosse (ho poi saputo che ha cambiato nome, è diventata una bella gattona e sta benissimo).
Però intanto anch'io cominciavo a rivedere un po' le mie convinzioni: in fondo mi sentivo meglio, e poi mi trattavano bene,
pericoli non ce n'erano, l'ambiente era tranquillo e non mi mancavano né pappa né attenzioni,
e poi quell'umano in particolare, quello che mi dava le medicine, mi faceva tante carezze e mi diceva tante cose gentili…
quasi quasi mi pareva che mi volesse bene veramente, possibile che fosse cattivo anche lui e nascondesse chissà quali brutte intenzioni ?
Ma si sa, è difficile cancellare le esperienze fatte da piccoli, e io avevo deciso che, comunque, era meglio non fidarsi.
Intanto ero diventata anch'io una bella gattina, e un giorno un giovanotto disse che mi voleva adottare, venne a trovarmi qualche volta
e pareva bene intenzionato, così una sera me ne andai con lui. E bene intenzionato lo era veramente: solo che, la prima notte,
tutte le volte che io uscivo da sotto il cassettone e mi avventuravo sul suo letto per annusarlo e conoscerlo un po',
saltava su, accendeva la luce e miagolava: "piccolina, stai bene? piccolina, cosa vuoi?"
Io naturalmente filavo nuovamente a nascondermi, ma, dopo un po', la curiosità mi riprendeva e di nuovo succedeva la stessa cosa.
E dire che li avevo sentiti io, con queste mie orecchie, gli umani dell'A.R.C.A. raccomandargli di lasciarmi in pace,
di darmi il tempo di ambientarmi senza stressarmi in continuazione! Insomma, è andata avanti tre notti, dopo di che
lui era stravolto dalla mancanza di sonno, e io dalla sovrabbondanza di attenzioni!
Per fortuna il "mio" umano è venuto a riprendermi, e sono tornata alla base.
Però i miei umani (sì, dico "miei" perché ormai ero quasi sicura che mi volessero proprio bene) erano preoccupati per me,
li sentivo discutere e domandarsi quali prospettive avevo per il futuro, ma io non mi preoccupavo troppo:
in fondo, lì dov'ero stavo bene… Ma una sera sono venuti all'A.R.C.A. due ragazzi, che avevano già due mici maschi
e desideravano una femmina per completare la famiglia: lei si è fermata davanti alla mia gabbia, ci siamo guardate
e io ho capito subito che era lei la mia mamma. Mi hanno portato a casa il giorno di Natale, e la mia vita è cambiata radicalmente,
così tanto che dovrei scrivere un trattato per raccontarvi proprio tutto!
Mamma Simona e papà Enrico mi hanno lasciata tranquilla, libera di girare per casa di notte nascondendomi per sentirmi più sicura,
con tanta pappa a disposizione ma senza imposizioni di alcun genere e quando, la prima notte, sono salita sul letto,
io lo so che mi hanno sentito perché erano lì con le orecchie tese, ma hanno fatto finta di niente per non spaventarmi…
E intanto ho conosciuto i miei fratelli, Indy e Romeo, uno più vivace, l'altro un po' più timido e geloso,
e all'inizio non è che siamo andati d'accordo proprio subito, ma ho capito che non sarebbero stati un problema:
sono tanto buoni tutti e due, che non mi è stato difficile metterli sotto le mie zampette e farmi adorare.
E poi, osservando loro, ho anche capito che del mio papà e della mia mamma mi potevo proprio fidare ciecamente:
Indy e Romeo erano chiaramente molto amati, e allora perché sospettare che, a me, non avrebbero voluto bene?
I miei fratelli cercavano le coccole, e allora perché io no?
I miei fratelli erano un po' viziati, e allora perché non reclamare qualche vizietto anch'io?
Indy e Romeo mi hanno raccontato che anche loro erano stati raccolti piccolini da mamma Simona,
che li aveva curati e allevati con tantissimo amore: - ti puoi fidare, Zoe - mi hanno detto - e poi ci siamo noi qui
che ti proteggeremo sempre perché sei la nostra sorellina - .
Che bello poter tirare finalmente il fiato, smetterla di star sempre sulla difensiva e sospettare di tutto e di tutti, sentirsi a casa, amate e sicure!
Adesso, che sono passati tanti mesi (ho compiuto un anno da poco), sono una micetta felice:
certo, se sento un rumore improvviso magari scappo, è una reazione istintiva, ma alla sera vado a nanna con la mia mamma
e ci facciamo tantissime coccole, con i miei fratelli ci vogliamo un sacco di bene e giochiamo tanto, e con i miei genitori
c'è tanto amore e tanta fiducia che mi domando come ho fatto a vivere senza di loro.
Ero una povera gattina di strada, senza un futuro, e adesso sono una signorina di buona famiglia, affettuosa, educata e giocherellona,
e vi ho voluto raccontare la mia storia perché spero che possa invitare qualcuno di voi che la legge ad adottare un gattino come me:
ce ne sono tanti, e aspettano anche loro delle persone brave e intelligenti come la mia mamma e il mio papà…
in fondo non è che ci voglia molto per farci felici, solo un po' di amore.
(A proposito, ho rivisto i miei umani dell'A.R.C.A. ma, cercate di capirmi e non giudicatemi un'ingrata,
ho preferito far finta di non riconoscerli… e il sorprendente è che loro sembravano ancora più contenti: che gente strana! ).
Un bacino a tutti da

Zoe
p.s. questa sono io con i miei fratelloni: belli, vero?

 

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GIANNI

Io sono Gianni, e forse vi ricordate di avermi visto qui in vetrina, ma quello che non sapete e che sono un gatto importante,
su di me hanno fatto perfino una tesi di laurea! Dunque: sono comparso un bel giorno nella colonia dell'Ospedale Militare,
conciato da buttar via, e nessuno sapeva da dove arrivavo (eh, potessimo raccontarvi proprio tutto…).
Insomma, la gattara che segue quella colonia ha capito che ero un disperso, per non dire abbandonato,
mi ha raccolto, curato, mi ha fatto sterilizzare e poi mi ha portato all'A.R.C.A. per trovarmi una famiglia.
Nel complesso stavo bene, però avevo sempre un brutto raffreddore, che non mi passava mai; e ci credo:
quando la dottoressa che segue l' associazione mi ha visitato, si è subito resa conto di una cosa che era "sfuggita" al veterinario precedente,
un piccolo particolare che mi avrebbe portato a morte sicura entro pochi mesi.
Infatti avevo il palato aperto: si chiama palatoschisi, è una malformazione congenita, e i gattini che nascono così
muoiono di solito nei primi giorni, perché non riescono ad alimentarsi e quello che mangiano gli finisce nei polmoni,
causando infiammazioni e infezioni che hanno sempre esito letale.
E' molto raro riuscire ad arrivare all'età di dieci mesi, quella che avevo io, ma io, visto che ci ero arrivato,
non avevo proprio nessuna intenzione di esserci arrivato per niente: solo che bisognava operarmi per ricostruirmi il palato.
Detto così sembra semplice, ma questa malformazione, molto comune in alcune razze di cani, nei gatti è rara a trovarsi perché,
come ho detto, muoiono tutti prima. Per fortuna ho incontrato un chirurgo bravissimo, che si è preso la responsabilità di operarmi.
Non vi dico la preoccupazione dei miei umani dell'A.R.C.A., ma io invece ero tranquillo: tanto c'era poco da scegliere,
o tentare l'operazione o rassegnarsi a morire nel giro di poco tempo, e io sono un gatto giovane e allegro,
ero sicuro che, poi, avrei trovato una bella famiglia disposta ad adottarmi (lì alla "base" me lo ripetevano sempre)
e, insomma, sono andato sotto i ferri molto fiducioso… e i fatti mi hanno dato ragione!
Be', sono stato ricoverato un bel po', a mangiare pappine piuttosto schifose, ma dopo qualche settimana
sono tornato all'A.R.C.A. in ottime condizioni, proprio rimesso a nuovo, e poco dopo ho conosciuto Barbara e i suoi genitori,
e il suo cane, che adesso sono la mia amatissima famiglia.
Non pare anche a voi che valeva la pena di soffrire un po', per conquistare tutto questo?
Io lo dico sempre: nella vita bisogna essere un pochino ottimisti, però devo ammettere che, tutto sommato, io sono stato proprio fortunato!
Adesso non ho più nemmeno un raffreddore, gioco tutto il giorno con il mio fratello canino e mi diverto a farlo ammattire,
ma ogni tanto mando un pensiero di ringraziamento al dottor Roberto, perché è merito suo se sono qui raccontarvi la mia storia …

un miao per voi da      Gianni

 

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AMELIA e ILARIA

 

Noi siamo Amelia e Ilaria, le due sorelline capitate all'A.R.C.A. l'aprile scorso.
Ci hanno portato due ragazze (sarà un caso, sorelle anche loro) : facevamo parte di una cucciolata di cinque,
tre erano riusciti a sistemarli loro, ma per noi due non sapevano proprio più a chi rivolgersi.
Noi due eravamo molto carine (così dicevano tutti), ci assomigliavamo moltissimo, giocavamo tanto insieme,
e soprattutto ci piaceva imbrogliare gli umani che ci accudivano e facevano fatica a distinguerci.
Li sentivamo parlare e dire che non avrebbero fatto fatica a trovarci una famiglia, però volevano accasarci insieme,
perché eravamo così unite che, dicevano, sarebbe stato davvero una cattiveria separarci.
E questa è una cosa giusta, sapete? Già avevamo perso la mamma e gli altri fratellini, ci trovavamo in un ambiente sconosciuto
e per la verità eravamo un po' preoccupate: affrontare tanti cambiamenti in due ci sembrava meno difficile,
perché anche se ogni tanto litigavamo come tutte le sorelline di questo mondo, credete forse che, solo perché non siamo umani,
non abbiamo dei sentimenti? Invece di solito nessuno ci pensa: ci prendono, ci spostano, ci mettono di qui e di là,
e certo è meglio che lasciarci morire … d'accordo, non si può chiedere il nostro parere, però se uno è attento, tante cose le può capire lo stesso.
Dopo tre settimane è arrivata una ragazza che, poverina, piangeva tanto perché le era appena morta la sua gatta,
e desiderava un'altra micina che l'aiutasse a non sentire la casa vuota.
Certo, quando viene a mancare una persona amata (e anche noi siamo "persone" !) niente e nessuno può sostituirla,
però accogliere in casa un nuovo essere bisognoso di tutto è il modo migliore per ricordarla e per fare qualcosa di bello in sua memoria,
e inoltre è un grandissimo aiuto per superare i primi tempi, che sono i più difficili.
Così gli umani dell'A.R.C.A. volevano con tutto il cuore aiutare Eleonora , perché avevano capito subito che se lo meritava,
però non ci volevano separare, e allora sapete com'è finita? Eleonora si è consultata con il suo ragazzo,
e hanno deciso di adottarci tutte e due! Adesso ci chiamiamo Azzurra e Viola (modestamente, sono nomi proprio aristocratici!),
viviamo in una bella casa dove ogni tanto facciamo qualche disastro, ma abbiamo portato alla nostra mamma tanta allegria,
e siamo orgogliose di essere riuscite a farla sorridere, anche con le lacrime agli occhi perché pensa sempre alla sua Coco che non è più qui.
Ma poi, scusate, questo non è vero: i gatti , come tutti sanno, sono magici, sanno che i legami d'amore non si spezzano mai
e percepiscono tante cose che voi umani non siete più in grado di sentire…
così tante volte, quando alla sera soffia un refolo di vento, e in casa qualcosa si sposta e gira nell'aria come una vibrazione incantata,
voi chi credete che sia ?


     Azzurra e Viola


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La storia di Carlotta

Vi ricordate Carlotta, la splendida certosina che era arrivata all'ARCA terribilmente traumatizzata per le vicende legate alla perdita della sua padrona ? Noi eravamo molto preoccupati per lei: così spaventata, così inavvicinabile, come avrebbe potuto trovare qualcuno che la volesse adottare? Eppure era stata una micia di casa, un po' fifona, questo sì, ma molto buona e affettuosa. Noi cercavamo di comunicare con lei, di tranquillizzarla, ma ci rendevamo conto che aveva proprio bisogno di una famiglia, che la sapesse capire e avesse la pazienza di aspettare che, a poco a poco, le ritornasse un po' di fiducia. Ma non era facile: tanti telefonavano, attratti dalla sua bellezza, ma poi, quando sentivano come stavano le cose, si tiravano indietro. Poi, una sera, sono arrivati al Centro due ragazzi: Fiorella e Luca. Ci hanno fatto subito un'ottima impressione: erano intelligenti e determinati. Volevano un gatto, e sono rimasti colpiti dalla nostra Carlotta. Noi abbiamo spiegato la situazione, senza nascondere nulla, non per scoraggiarli, ma perchè era la verità, e del resto bastava vederla: bella, sì, ma soffiava come una tigre, nell'angolo in fondo alla gabbia, come se pensasse di doversi difendere da chissà quali pericoli. "Povera piccola..." ha detto Fiorella, ha confabulato un po' col suo Luca e poi si è rivolta a noi con un bel sorriso e ha detto con sicurezza: "l'adottiamo". E Carlotta se n'è andata con loro. Da allora, a forza di tenere le dita incrociate ci sono venuti i crampi, ma le notizie erano buone: con tanto amore e infinita pazienza, Fiorella ha saputo ricondizionare la micia, che oggi, a tre mesi di distanza, ha ripreso fiducia, si è attaccata moltissimo a lei e già comincia ad aprirsi anche al resto del mondo. Ma il "suo" mondo rimarrà certo Fiorella, la persona che ha saputo ridarle una vita.

                         

Ecco la nostra Lotty, finalmente di nuovo felice


   
 

 

     

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