S T O R I E ...

In questa sezione, abbiamo pensato
di raccontarvi alcune storie emblematiche di qualcuno dei tanti gatti
che
sono passati dall'A.R.C.A.
Sono tutte rigorosamente vere,
l'unica concessione che ci siamo fatti è stata di dar voce solo alle
vicende a lieto fine.
Dovete scusarci: le storie tristi purtroppo ci sono, e sono tante, ma noi
ci viviamo in mezzo tutti i giorni,
e proprio non ce la sentivamo
anche di parlarne.
I protagonisti sono tutti nel nostro cuore, uno per uno, come del resto
gli altri gatti adottati che con l'andar del tempo
abbiamo purtroppo perso di vista, e quelli che si sono felicemente accasati
e con i quali siamo ancora in cordiali rapporti, tramite i loro meravigliosi
nuovi umani che sono diventati nostri amici.
Vorremmo tanto che per tutti fosse così...
Ah, un'altra cosa: ci siamo concessi
una piccola licenza poetica, raccontando molte delle storie in prima persona.
Lo sappiamo, i veri autori si sarebbero espressi molto meglio, ma purtroppo
non siamo ancora capaci
di trascrivere il loro linguaggio.
Speriamo però di essere riusciti, con molto rispetto ed umiltà,
a tradurre in modo comprensibile anche per noi umani
i loro pensieri, o per lo meno quella parte di essi che è alla nostra
portata.
Se il risultato è carente è solo nostra inettitudine,
e ci scusiamo con voi che leggete, e soprattutto con loro.
E adesso, buona lettura...
p.s.: e se vi piace leggere,
provate a dare un'occhiata qui:
"I nostri racconti..."
.ultimo aggiornamento 22/11/2009.......................
CHE FINE HA FATTO MICIO MIAO ?

FILIPPO e LEO
Filippo e Leo sono due gatti dell'Arca
che non avevano molto in comune, salvo il colore rosso della pelliccia,
la giovane età, la provenienza dalla stessa grande città del Sud,
e il fatto di essere stati adottati, a uno anno di distanza l'uno dall'altro,
dalla stessa famiglia.
Non erano parenti, e nemmeno si sono mai conosciuti: erano solo due dei
tanti gatti abbandonati
che passano dall'Arca per avvarsi verso una nuova vita, finalmente degna
di questo nome.
Eppure un identico, tragico e assurdo destino li ha accomunati, in un modo
così repentino e crudele che ancora non ci pare vero.
Annalisa, la loro mamma, ha scritto un ricordo per loro, e così li
consegnamo anche alla vostra memoria,
e soprattutto alla vostra riflessione.
........
........ 
F i l i p p o
Vivere
la morte improvvisa di un nostro amico a quattro zampe è un’esperienza
struggente, una porta sbattuta in faccia,
tanto più quando non hai avuto la possibilità di reagire,
di cercare una soluzione ad un evento irreparabile.
Di colpo colti da quella incredulità angosciante, da quello sgomento
improvviso che ci fa saltare il cuore in gola, ci toglie il respiro
in quel modo bruciante in cui solo un dolore così profondo sa fare.
...
... 
L e o
Quanto è difficile riordinare le cose che erano loro, togliere di mezzo i loro giochi.
Non c’è logica a cui appellarsi, il distacco fa terribilmente male.
Filippo
e Leo sono stati una presenza travolgente nella nostra vita, sono entrati
in punta di zampette
e altrettanto in punta di zampette se ne sono andati
con la loro magia, la loro sensibilità, il loro musetto sempre pronto
a strusciarsi
al nostro con il loro amore infinito, incondizionato.
E’
da tutto questo amore da loro ricevuto che ho capito che AMARE è
un mondo difficile da comprendere:
a volte ti fa soffrire ma ti fa capire
che non esiste né vita né morte ma solo emozioni pure, profonde
da vivere, senza tanti perché,
senza rimpianti ma soprattutto lontane
da umane contaminazioni.
Amare vuol dire non dimenticare, non sostituire, non rimpiazzare ma vuol dire amare per sempre.
Amare
vuol dire non dimenticare tutte quelle povere creature che vagano sole in
cerca di affetto, che approdano nei gattili e nei canili
dopo essere state
abbandonate, picchiate, maltrattate, dopo aver sofferto la fame e la sete.
Tutto
questo dà un senso alla morte. Morte che diventa rinascita verso
un’altra possibilità.
Rinascita è aprire le braccia
verso un nuovo affetto, è un atto d’amore verso le creature
che ci hanno lasciato, è la prova più evidente
che quello
che ci hanno insegnato non andrà perduto.
Questo è il regalo che i nostri amici ci fanno mentre dignitosamente ci lasciano e noi non possiamo non accettare questo regalo.
AMORE è l’unica forza più grande di tutto, l’unica che può vincere anche la morte.
Filippo, Leo è con questi pensieri che vi salutiamo, certi che domani sarete fieri di noi e fieri di quello che ci avete insegnato.
Filippo e Sebastian
Rimarrete sempre nei cuori di chi vi ha voluto bene e soprattutto di Sebastian che, nonostante tutto, ci mostra la sua forza infinita.
***************************************
R O N N I

Ciao a tutti, sono Ronni e vorrei raccontarvi la mia storia.
Un giorno di febbraio una signora
mi ha trovato in un cortile: avevo fame, freddo e un po’ di paura,
e non stavo neanche tanto bene.
Siccome era una persona gentile, mi ha portato in un posto che si chiama
ARCA, dove c’erano tanti altri gatti, di tutti i colori e di tutte
le età.
Lì c’era un’altra
signora gentile, che mi è piaciuta subito perché ha gli occhi
azzurri e vuole tanto bene ai gatti.
Per questo motivo ha fondato l’ARCA, dove accoglie i gatti che, come
me, non hanno una casa.
Io forse prima ce l’avevo, tutti dicono di me “di sicuro Ronni
è un gatto di casa”, perché modestamente sono educato.
In realtà però non mi ricordo niente della mia prima casa,
però le persone che mi hanno abbandonato non dovevano essere tanto
brave,
perché gli animali non si abbandonano mai. Per giunta quando mi hanno
lasciato in quel cortile io facevo fatica a camminare.
Mi hanno chiamato Ronni, e mi hanno
dato una gabbia tutta per me con una cuccia, cibo e acqua in abbondanza.
Era proprio un bel posto: stavo al caldo e alla sera venivano sempre delle
persone, che poi ho saputo che si chiamano volontari,
che mi pulivano la gabbia, mi accudivano e mi coccolavano.
Però purtroppo dopo un po’
sono peggiorato: non solo non riuscivo a camminare, ma neanche a mettermi
i piedi, e sbavavo tantissimo.
Mi erano addirittura venute le piaghe perché avevo il pelo e la pelle
macerati da un’orrenda saliva quasi verde.
Ero proprio malconcio, ma i miei amici umani non si sono persi d’animo
e mi hanno fatto visitare da due veterinari specializzati in neurologia.
Appena arrivato Luciana, la veterinaria bravissima che viene all’ARCA
tutti i lunedì, mi aveva fatto i test
ed ero risultato negativo sia alla FIV sia alla FELV.
Meno male, ero già abbastanza mal ridotto senza avere anche quei
problemi! Luciana aveva anche detto che avevo circa otto anni.
Mi hanno fatto fare tutti gli esami
possibili e immaginabili.
Una volta un veterinario si è avvicinato con un rasoio e mi ha rasato
la pancia… AIUTO! Per fortuna doveva solo farmi un’ecografia,
ma io mi sono spaventato tantissimo!
Però mi hanno poi detto che sono stato bravissimo, anche perché
ero così debole che non riuscivo a reagire.
Hanno detto che avevo gli stessi
sintomi che dà la malattia da morso del procione, ma io un procione
non l’ho mai visto in vita mia!
Per giunta ho saputo che i procioni vivono in America e io non ci sono mai
stato.
È vero che non ricordo niente della mia vita precedente, ma un viaggio
così non l’avrei dimenticato.
Alla fine i veterinari hanno detto che avevo una “neuropatia periferica”, mi hanno prescritto la vitamina B12 e a poco a poco sono migliorato.
All’ARCA ho conosciuto una
volontaria che si chiama Cecilia che mi è subito piaciuta.
Una volta che ero fradicio di bava, ma proprio fradicio, ha chiesto se poteva
asciugarmi e mi ha asciugato tutto con lo Scottex.
Io ero contento ma non riuscivo a fare le fusa perché ero troppo
debole.
Lei ha continuato a venire a trovarmi, nel frattempo io mi ero un po’
ripreso, avevo lasciato la gabbia e mi avevano messo
nella “stanza dei ragazzi” dove c’erano i gatti liberi.
Ce n’erano di molto simpatici con i quali ho fatto amicizia, e a loro
non importava che camminassi in modo strano, un po’ zoppicando,
perché non ho muscoli nelle zampe né anteriori né posteriori.
Neanche a Cecilia importava, perché
un giorno ho sentito che diceva: “Appena Ronni sta meglio me lo porto
a casa”.
Mi voleva adottare! Voleva proprio me, anche se ero un po’ zoppetto
e un po’ storto!
Così il 2 settembre mi ha
davvero portato a casa. Mi ha lasciato tranquillo nel trasportino, ma io
dopo una mezz’ora
sono uscito e mi sono ambientato subito.
La casa mi piaceva, c’era una cuccia tutta per me, cibo a volontà
e c’erano anche tre bavaglini, perché all’inizio sbavavo
ancora abbastanza.
Adesso non li porto più e sono proprio felice con la mia nuova mamma!
Lei mi vuole molto bene, si prende cura di me e dice sempre che sono come
tutti gli altri gatti,
l’unica cosa è che non so saltare, anche se ho imparato a saltare
giù dal divano, e senza cadere!
Non si arrabbia neanche quando faccio pipì fuori dalla cassettina
(adesso non succede quasi più), perché il veterinario
le ha spiegato che io penso di essere entrato,
ma in realtà lascio fuori le zampe di dietro perché a volte
non tutti i comandi del mio cervello arrivano alle zampe.
Quando alla sera sento aprire la
porta e lei che dice: “Dov’è il mio bambulìn?”
(ogni tanto mi chiama così)
le vado incontro facendo le fusa perché sono felice di vederla; lei
mi coccola tanto e dice che sono un gatto parlante
perché miagolo molto, così facciamo lunghe conversazioni.
A volte Cecilia sta via qualche giorno per lavoro, io all’inizio mi
ero spaventato perché avevo paura che non tornasse più,
ma adesso so che torna sempre
e quando non c’è vengono a darmi da mangiare e a farmi compagnia
suo papà o sua sorella o suo cognato, che mi vogliono tanto bene
anche loro.
Non me la prendo neanche quando
la domenica va a San Siro, perché è Interista (sul mio libretto
ha fatto aggiungere,
accanto a Ronni, il nome “Javier”,
come il capitano dell’Inter!) e ovviamente sono diventato nerazzurro
anch’io.
Adesso siamo insieme da più
di un anno. Quando vado dal veterinario per i controlli lui mi dice: “Lo
sai che tu hai vinto la lotteria, vero?”.
Lo so, lo so… anzi, l’ho vinta due volte: la prima andando all’Arca
, la seconda trovando una casa.
E vorrei che tutti i gatti trovassero
una casa, e che la gente la smettesse di abbandonare noi o i cani…
perché siamo tutti creature di Dio, e non è giusto trattarci
così.
Ecco com’ero…

E come sono adesso…
..... 
![]()
![]()
![]()
Ci sono persone che rimangono sempre con
noi: anche quando si sono trasferite nell'altra dimensione
continuiamo a sentirle vicine, perchè l'amore che abbiamo condiviso ha creato
un legame così forte tra le nostre anime
che nemmeno la morte fisica può distruggerlo.
Un po' alla volta ci si abitua a convivere con la loro mancanza, si continua
a vivere e, per fortuna, si continua ad amare...
Ma la nostalgìa della loro presenza, il rimpianto per la loro assenza
fisica, il ricordo delle mille piccole e grandi cose vissute insieme
crea come una zona vuota nel nostro cuore, dove vibra l'eco della memoria
che non ci lascerà mai.

2 novembre
2009: da un anno Ronni non c’è più.
Il mio Bambulin se n’è andato il 2 novembre 2008, in meno di
due giorni, per una malattia rara quanto insidiosa, la nocardiosi.
E’ morto in clinica in braccio a me, sereno, senza soffrire, dopo
due giorni in cui non l’abbiamo mai lasciato solo.
In quel momento con noi c’era anche la sua prima mamma, Rosy, con
la quale ho diviso ogni istante di quei due giorni che ci sono sembrati
eterni.
Non la ringrazierò mai abbastanza per essermi stata vicina, così
come ringrazio mia sorella Marina e la mia amica Mirka.
Ma mi sembra davvero simbolico che, nel momento in cui Ronni è passato
all’altra vita, con lui ci fossero le sue due mamme:
quella che l’ha accolto all’Arca e ha fatto l’impossibile
per rimetterlo in piedi, senza arrendersi mai, e quella che poi gli ha dato
una casa.
La morte di Ronni ha lasciato nella mia vita un vuoto che nessuno, gatto
o umano, potrà mai riempire.
Con lui se n’è andata una parte di me, e non è un modo
di dire. Mi ha voluto bene come nessun altro,
e io l’ho amato come non ho mai amato nessuno.
Era un gatto speciale, e tra noi c’era un’intesa unica. Ronni
è stato l’amore più grande della mia vita.
Sono sicura che sia stato lui, poche settimane dopo essersene andato, a
mandarmi Pablo, un gatto che era stato sbattuto fuori di casa
e che finalmente dopo due anni e più di vita in strada è finalmente
approdato all’Arca.
Ronni ha sentito che avevo bisogno di occuparmi di qualcuno, per non sprofondare,
nei limiti del possibile, in quel dolore grandissimo.
Pablo, e Teddy che è venuto a casa assieme a lui, mi hanno davvero
salvato.
In aprile a loro si è aggiunto il piccolo Celestino, così
adesso siamo in quattro.
O forse dovrei dire in cinque, perché Ronni è sempre con me,
nel mio cuore e nei miei pensieri.
Non mi lascia mai, in nessun momento della giornata.
Pablo, Teddy e Celestino sono tre bravi gatti a cui voglio bene.
Loro lo sanno e mi ricambiano, e sanno che il mio rapporto con Ronni è
stato unico,
e quando mi vedono piangere, sanno che piango per lui.
T O M M Y
.... 
Ciao a tutti, io sono Tommy.
Tommy chi? chiederete voi... Tommy e basta. Anzi, un nome non ce l'avevo
nemmeno, quando mi aggiravo per le campagne intorno a Roma,
mangiando quello che mi capitava di trovarmi sotto il naso, riparandomi
dove potevo dal freddo e dalla pioggia, sperduto e solo.
Io ricordo vagamente che in passato me la cavavo meglio, ricordo che mi
guardavo intorno, decidevo dove andare, c'era la luce,
e anche se dicono che i gatti non percepiscono alcune tonalità, vi
posso assicurare che una volta il mondo era pieno di colori...
Poi non so cos'è successo, ho sentito delle grida, dei passi, un
gran rumore... poi un dolore terribile, mi pareva che la testa mi scoppiasse,
e sono scappato via, con il cuore che mi saltava in gola, mi sono infilato
nel primo buco che ho trovato, e solo dopo molto tempo
mi sono azzardato, spinto dalla fame, a muovere qualche passo fuori.
Ma era notte, una notte così buia come non ne avevo mai viste, e
sì che noi gatti di notte ci vediamo persino meglio che di giorno,
ma una notte così... ho aspettato tanto che spuntasse il sole, che
arrivasse finalmente il mattino, ma non è arrivato più...
Cosa potevo fare? Andavo in giro brancolando nel buio, ogni tanto trovavo
qualcosa che il mio naso mi diceva commestibile, ma che fame,
che angoscia, che freddo, che solitudine... Sentivo i rumori, e correvo
a nascondermi, ma poi per forza dovevo tornare fuori,
di nuovo dovevo andare in giro per placare la fame e la sete, ma quante
sere (o erano mattine?) mi addormentavo stremato ed esausto,
senza capire cosa mi era successo, senza capire perchè il mondo tutto
d'un tratto era cambiato così...
Poi un giorno ho sentito sulla strada che costeggiava i campi dove vivevo,
una strada che conoscevo perchè ne ricordavo l'odore,
il rumore di una macchina che rallentava. Stavo già per scappare
via, quando ho sentito una voce, una voce umana, ma non irosa e sguaiata
come al solito. No, questa voce era dolce e gentile, e sembrava che chiamasse
qualcuno... possibile che chiamasse me?
Mi sono fermato, e la voce si è avvicinata. Che fare? Potevo fidarmi?
Avevo paura, ma anche tanta voglia di sentire qualcuno vicino,
ero così stanco di essere solo!

Poi ho sentito una mano che mi toccava esitante, possibile che mi stesse
accarezzando? E la voce continuava a parlarmi - parlava a me, sì,
parlava proprio a me ! - e diceva: "non aver paura, bel gattone, vieni,
vieni con me..." e poi : "oh, mio Dio, ma tu sei cieco...".
La voce di quelle mani mi ha sollevato, mi ha infilato in una gabbietta
e mi ha portato via, in macchina, e io non riuscivo a pensare ad altro
che stavo andando via, via da quel posto orribile, via dalla paura, dall'angoscia,
via dalla solitudine, perchè quella voce mi stava vicina,
mi diceva tante cose che non riuscivo a capire, ma una cosa sì l'ho
capita: quella voce si sarebbe presa cura di me.
La voce mi ha portato in un posto con odori molto strani: c'erano altre
mani che mi hanno toccato, c'erano altre voci che parlavano tra loro
con tono preoccupato, e ho capito che dicevano che stavo molto male, avevo
una bronchite gravissima, e infatti da un po' mi sentivo
ancora più isolato perchè faticavo a percepire anche gli odori,
ero debole e mi stava passando la fame, ma da quel momento è cambiato
tutto,
ho dovuto affrontare ancora tante cose sconosciute, ma mi sentivo più
tranquillo, mi pareva che finalmente potevo rilassarmi un po',
potevo di nuovo fidarmi di quegli esseri strani che si chiamano umani e
governano il mondo.
Sono rimasto per un bel po' in quel posto, dove mi facevano delle cose cha
chiamavano terapie, e poi mi hanno rimesso in una macchina
e sono di nuovo partito. Questa volta è stato un viaggio lungo, ma
all'arrivo c'era ad accogliermi un'altra voce, delle altre mani
che mi hanno accarezzato tanto, ma io stavo così male che non riuscivo
quasi neanche a respirare.
Mi hanno messo in un posto dove c'erano molti altri gatti, li sentivo lì
vicino a me, e poi dopo un po' è arrivata un'altra voce che ha detto:
"qui bisogna fare subito..." e giù una lista di cose un
po' antipatiche, come iniezioni, aerosol e pastiglie varie.
Io stavo troppo male per ribellarmi, e poi mi sembrava di capire che lì
mi volevano bene: le voci si alternavano, ma erano sempre gentili;
mi spiegavano tutto, mi parlavano tanto e mi dicevano che ce l'avrei fatta,
che dovevo sforzarmi di riprendere a mangiare
e che dovevo dimostrare di essere un bravo gatto e mettercela tutta per
guarire.
Be', io un bravo gatto lo sono sempre stato, anche quando facevo il randagio
(non è una scelta, sapete? a me sarebbe sempre tanto piaciuto
avere una casa, ma non ricordo se l'ho avuta mai) e così mi sono
impegnato. Un giorno, quando ormai mi ero rimesso, ero ingrassato,
respiravo bene e le analisi erano abbastanza buone, mi hanno portato in
un posto simile a quello dove mi aveva portato la "mia" prima
voce,
e lì mi hanno addormentato. Al risveglio mi sentivo un po' strano,
vaghi ricordi di belle gattine del passato mi giravano per la testa,
ma tanto ormai... insomma, a quel punto era meglio pensare solo alla salute!
Però ho sentito che dicevano che, come se non bastasse
tutto il resto, ero anche positivo alla fiv.
Dopo un po', altro piccolo trasferimento temporaneo (ormai mi ci stavo abituando,
a questi viaggetti) e siamo andati a trovare un signore
che, mi hanno detto, è un professore bravissimo specializzato nella
cura degli occhi. E' stato tanto gentile anche lui, mi ha accarezzato
e mi ha messo vicino agli occhi delle cose di ferro per guardarci dentro:
non mi ha fatto male, ma lo sentivo brontolare e poi ho ascoltato
quello che diceva alla persona che mi aveva accompagnato: "gli hanno
sparato in faccia" diceva "le ferite nella cornea sono piccole
e perfettamente
rotonde, incompatibili con il graffio di un altro gatto: mi dispiace, ma
non è operabile, non c'è più niente da fare, rimarrà
cieco...".
"E va bene" ha commentato la mia mamma pro-tempore "tanto
sei bello lo stesso, Tommy, non ti preoccupare, troverai chi ti apprezza
e ti vuol bene per quello che sei" e poi ha aggiunto qualcosa di non
molto gentile a proposito di quelle persone con il fucile, ma non sono stato
ad ascoltare: tanto ormai che senso aveva, non per niente io sono un gatto,
e quindi pragmatico e intelligente, e anche se cieco capivo
che dovevo "guardare" avanti e pensare solo al futuro.
E adesso arriva il bello: quello che all'epoca non sapevo è che un
futuro ce l'avevo già! Infatti le mie "mamme" di Roma e
di Milano
hanno una cara amica, che era venuta varie volte a trovarmi e aveva detto
che sarebbe stata felice di adottarmi, una volta definita la mia condizione
di salute. Lei aveva già dei gatti ciechi o ipovedenti, e poi...
mi voleva bene. E così un bel giorno è venuta a prendermi
e una volta ancora
sono salito in macchina, ma questa volta per andare verso la mia casa, la
mia famiglia, la mia vita definitiva!
Cosa vi devo dire ancora? Mamma Letizia mi aveva preparato un'accoglienza
da re, i miei nuovi fratelli sono stati di una discrezione e una cortesia
insolite per noi felini, che generalmente siamo possessivi e gelosi, e io
mi sono ambientato praticamente all'istante... e ci credo:
divano, cuccia morbida, calde copertine, pappa buona e abbondante, ma soprattutto
tante coccole e tanto, tanto amore.
Questa sì che è una vita da gatto, e io sono giovane, e spero
di godermela ancora per tanti e tanti anni, ricambiando con amore tutto
l'amore che ricevo.
Adesso anche se sono cieco vedo l'amore che mi circonda e mi sento felice:
una volta, quando ero in quel ricovero per gatti, ho sentito la "voce"
di Milano che diceva che le uniche cose della vita che hanno veramente peso
sono quelle immateriali, i sentimenti, perchè sono le sole che durano
in eterno e generano tutto il resto, e riflettendoci sopra (noi gatti siamo
tutti filosofi e riflettiamo molto) sono incline a darle ragione:
altrimenti, da dove mi arrivano tutte queste cose belle e buone che adesso
mi allietano la vita? Da dove mi arriva la consapevolezza che adesso
mi scalda il cuore, la certezza che non avrò mai più freddo,
fame, paura, che non sarò mai più solo e abbandonato ?
I brutti ricordi del passato sfumano e si allontano sempre di più,
ma una cosa non dimenticherò mai: quella voce, la prima voce umana
gemtile,
che mi ha raccolto in quel campo e ha lanciato un raggio di luce nel buio
fisico e morale della mia esistenza.
E sì, quella voce io la chiamo "Amore".
.... 
Adesso scusatemi, ma mi sono un po' stancato, faccio
uno spuntino
e poi mi farei quasi un pisolino...
p.s.: questo è mio fratello Obone Superstar: non ci vede molto più di me, ma andiamo d'accordo lo stesso...
p.p.s.: la mia mamma è una
grande fotografa:
guardate qua, e ditemi se non sono proprio un bel gattone!
Tanti bacini a tutti dal vostro
....................................................................................................TOMMY
***************************************
F O R T U N E L L A

E' quasi un anno che Fortu non c’è più…
Un pensiero per Fortu.
Ciao
Fortu,
un anno è passato,
ma il vuoto non si è colmato.
Ci mancano i tuoi strani miagolii
E le tue sonore russate.
Troppo presto siamo state separate
Troppo tardi ci siamo incontrate.
C’è una preghiera per la mia Nonna Lina,
che ora è (se esiste) in Paradiso,
Lei, di certo, ti è venuta incontro con il sorriso,
per dirti che non sei più sola,
che non devi più avere paura.
Troppo tardi ora per coccolarti,
mai tardi per amarti.
Piccina, il destino ci ha beffate,
di questo non mi do pace,
ma quando per consolarmi, penso che ho fatto
tutto quanto per me possibile,
allora la mia angoscia per la tua mancanza,
per un po’ tace.
Ho messo un Angelo sulla tua tomba,
ma non serve, nel silenzio, la tua assenza rimbomba,
come un tuono,
che annulla ogni altro suono.
La ninna nanna di tua sorella Mahli dice:
“Por ti mi vida empeno,
por un momento
de verte sonreir,
Por ti mi alma vendo,
a cambio del tiempo
que necesites para ser feliz”
Speriamo tanto mia piccina,
Di essere riuscite a darti
almeno un po’ di serenità,
Se non un po’ di felicità.
Fortu, fai tanta compagnia alla mia nonna,
avete avuto la stessa vita dura e malandata,
siete vicine di natura & di spirito,
state insieme l’una con l’altra.
La tua mamma adottiva & le tue sorelline
11 agosto 2009
...
Contrariamente al solito, questa
storia non ha un lieto fine... o forse sì, in un certo senso...
Un po' di mesi fa, le nostre amiche di Napoli ci hanno mandato una gatta
con una storia particolarmente brutta e triste alle spalle.
Fortunella - così l’avevano chiamata per non so quale strano
senso dell’ironia - aveva vissuto per parecchi anni
nel giardino di un posto che avrebbe dovuto essere particolarmente accogliente,
mentre in realtà lì i gatti erano molto malvisti, e spesso
addirittura scacciati o uccisi a bastonate.
Sia come sia, la piccola, anziana e molto dolce, aveva tutta la metà
del faccino fratturata, un occhio perso e la mandibola storta…
....

Un signore del posto se ne era occupato, e quando aveva visto che la gattina
era veramente in brutte condizioni,
l’aveva spostata presso una specie di gattile (si fa per dire…)
da cui in seguito è stata “spedita” al Nord.
Quando è arrivata, Fortu è stata controllata dai nostri veterinari,
che hanno deciso che per le fratture non si poteva ormai fare più
nulla
(troppo vecchie e ormai calcificate), ma che le analisi non erano nel complesso
troppo brutte:
certo, si trattava di una gatta anziana, forse 13 o 14 anni - che non sono
poi molti per un gatto di casa,
ma per un gatto che ha sempre vissuto in strada possono contare il doppio…
-
era positiva alla fiv e aveva un principio di insufficienza renale, ma con
la dieta si poteva tentare di tenerla a bada,
e per il resto all’Arca, almeno, sarebbe stata al sicuro, e non le
sarebbero più mancate le famose “ 3 C ” (cibo, calore
e coccole)
fondamentali per il benessere di qualsiasi gatto.
...
... 
Così Fortunella si è rapidamente ambientata, rivelando uno
splendido carattere:
dolce e affettuosa con gli umani, riservata e piuttosto indifferente con
gli altri gatti, ma soprattutto una vera signora,\
dalla punta del faccino deturpato alla punta della bella codina (fra parentesi,
questa è una cosa
che abbiamo notato spesso: quante umane eleganti e pretenziose, che si impellicciano
e si imbellettano
per sembrare distinte, non sono in realtà degne nemmeno di pulire
la lettiera a certi gattacci randagi che,
in fatto di classe e stile, darebbero dei punti anche a un re…).
Noi dell’Arca le volevamo tutti un gran bene, non c’è
bisogno di dirlo, ma onestamente pensavamo
che Fortu avrebbe fatto la “residente”, insieme al gruppo dei
nostri gatti che, per un motivo o per l’altro,
non trovano mai famiglia e vivono da noi tutto il tempo che gli rimane.
E invece, un giorno, Elena, una ragazza che l’aveva notata in Internet,
si è proposta per adottarla:
è venuta a parlarci, si è sottoposta al “terzo grado”
che facciamo a tutti gli aspiranti adottanti e che, in questo caso,
doveva ovviamente essere ancora più feroce del solito, ha superato
alla grande tutte le domande e i trabocchetti
della nostra mente contorta, e se l’è portata a casa.
... 
....
Lì ha trovato una sorellina, con la quale non ci sono stati problemi,
ma soprattutto una mamma tutta sua,
una casa per lei, un amore speciale… insomma, finalmente una famiglia
vera.
...
...
Si è ambientata subito, è diventata persino più bella... tutto questo per
alcuni mesi:
poi purtroppo l’insufficienza renale si è riacutizzata, un
ricovero di una settimana per la terapia dei fluidi
non ha dato il risultato sperato, e una mattina presto la piccola ci ha
lasciato, facendo le fusa tra le braccia della sua mamma.
Quando muore una persona cara il senso di vuoto che lascia è immenso,
e con il tempo si attenua ma non sparisce mai.
Noi dell’Arca abbiamo nel cuore tutti i nostri gatti, e anche se spesso
purtroppo le famiglie che li hanno adottati
si dimenticano di noi, noi non li dimentichiamo mai.
La piccola Fortu, poi, era un caso particolare, perché aveva avuto
una vita veramente atroce,
e solo da poco era approdata alla serenità che ogni essere vivente
incolpevole meriterebbe.
Avremmo tanto voluto che potesse goderne almeno per qualche anno ancora,
e invece se n’è andata
portando con sé, nel suo piccolo cuore, tutti i suoi segreti: forse
in origine era una gatta di casa buttata via da qualcuno,
e il fatto che fosse tanto socievole con gli umani depone a favore di questa
ipotesi.
Ma forse era invece una dei tanti gattini che nascono così,
e la maggior parte muoiono subito, figli di gatti di strada scacciati da
tutti, e spesso picchiati, torturati,
affamati, disprezzati e offesi in ogni modo, inermi davanti all’indicibile
crudeltà dell’uomo.
Ma lei è sopravvissuta, ha voluto vivere, in condizioni disperate,
e ha saputo mantenere
la sua grazia e la sua raffinata signorilità fino all’ultimo,
con una forza, un coraggio
e una dignità che, se non sono insolite
nei gatti,
sono quasi impensabili per noi umani che ci crediamo i signori dell’universo…
Forse è questa la lezione che la nostra piccola Fortu ci ha voluto
dare, forse solo in quest’ottica la sua vita
acquista un ulteriore significato anche per noi, se riusciamo a capire che
dagli animali cosiddetti inferiori
abbiamo sempre e soltanto da imparare.
Elena, la sua mamma, ha scoperto visitando un giardino botanico che c'è
un bellissimo alberello
che si chiama come lei, la "Fortunella Japonica": è un sempreverde piccolo
e modesto,
ma i suoi fiori sono dolcemente profumati e i frutti sono deliziosi...
Grazie per essere vissuta, piccolina, e grazie perché abbiamo potuto
in qualche modo aiutarti, anche se troppo tardi:
adesso sei certamente tranquilla e felice, e fai le fusa serena, come nei
tuoi ultimi momenti di vita
in braccio alla persona che meritava di averti vicina ancora per tanto tempo…
Ricorda solo questo, di noi umani, e perdonaci.
.
***************************************
A X E L
Qualche tempo fa, è arrivato all'Arca
un gatto, portato da una nostra amica
che lo stava quasi investendo, una sera tardi, su una strada in aperta campagna.
Un bel gattone, di quel particolare rosso chiaro sfumato, già sterilizzato,
e molto spaventato.
Lo abbiamo accolto, gli abbiamo fatto fare i test, e in pochi giorni si
è rivelato un coccolone,
molto intelligente e sensibile, e anche simpatico e socievole.
Ma... c'era un ma: era cieco.
.... 
E la gente ha paura dei gatti ciechi, teme che non siano gestibili,
che sia impossibile che si abituino in casa.
Per lui, gatto speciale, bisognava
trovare un'adozione speciale.
Be', l'abbiamo trovata. E dopo un po' di tempo, ci è arrivata questa letterina,
che,
come dice Axel "spero possa essere di aiuto
per fare adottare un micio cieco
o con qualche problema e possa far capire a chi magari teme una responsabilità
del genere. E' normale ...credo"
Cari amici dell'Arca
vorrei raccontarvi in breve la mia storia.
Sono Axel, un bellissimo gattone
alto e biondo con un leggero difetto, che io comunque non vedo....sono cieco.
si lo so ..è un dettaglio insignificante, ma alcune persone che non
mi conoscono porebbero impressionarsi.
Pare che mi abbiano trovato
in Brianza...non ricordo, comunque..poi mi hanno portato all’Arca.
Lì mi hanno accudito e curato e hanno messo la mia foto su un sito...e
beh....non ve lo devo neppure dire...
sono così bello che subito una tizia mi ha notata ed è venuta
a vedermi di persona.
All’inizio avevo un po’
paura....non ero sicura che lei potesse piacermi e non mi fidavo molto ma
poi ho visto
che tornava ed ho così deciso di adottarla.
Un giorno è arrivata con un contenitore chiuso che non ho ben capito
e dopo un pericolosissimo
(a mio parere) viaggio siamo arrivati in una casa:
la MIA!
C’era già un altro micio: BUBU che, devo dire, al primo impatto
non è sembrato felicissimo di vedermi...
io non lo vedevo ma mi è
parso così...
comunque..dopo una prima veloce ricognizione del territorio ho deciso che
lo spazio sotto il forno
era il più sicuro e mi ci sono piazzato
per 7 giorni!!
Per fortuna la notte, che era più sicura...senza pazzi assassini
in giro, potevo mangiare
...però dopo un po’...in effetti mi annoiavo e poi...sapete...i
pazzi di casa,
forse non erano così pazzi e pericolosi...
dopotutto mi davano la pappa ogni giorno e mi parlavano a distanza
e poi
mi hanno messo la cassetta per i bisogni a portata di naso...
anche se sul balcone...pensate: uso benissimo la porticina apposta per me...l’ho
trovata subito!!
..così ho pensato...magari
faccio un giro...
niente...sono uscito un attimo e ZAC!! colpo di fulmine !!!
mi sono innamorato
a prima ...nasata dei miei umani,
sono2, Donata e Elio, e loro di me ,...certo...io sono molto simpatico e
quindi era ovvio...
ma anche loro sono forti,
e quando hanno amici per casa io sono proprio l’anima della festa!!
parlo con tutti e tutti mi coccolano!!
mi diverto un sacco, la mamma suona l’arpa e incontra sempre altri
che suonano strumenti strani ma a me piacciono tutti, inclusa l’aspirapolvere!!!
Non ho ancora ben capito quale
sia la mia cuccia e ogni volta che sento morbido mi addormento...
certo a volte va bene ma,.. altre...che colpa ne ho io se in casa ci sono
tante cose morbide??
mio fratello Bubu è simpatico e a volte giochiamo a rincorrerci...
lui
va un po’ veloce ma sto migliorando...gioco anche a palla....sono
bravissimo!
certo...gli umani sono stupidi e ridono quando manco un tiro...
dovreste
vedere come sono imbranati loro...
ora devo andare perchè
ho trovato un pezzo di cartone...ok confesso...
l’ho creato io stesso
distuggendo una scatola...
e vorrei fare una partita a “calcio cartone” con Bubu...
Ciao!!!!!!
........................................................................AXEL

questo sono io nella mia casa in braccio alla mia mamma
***************************************
SILVER & CHARLIE
....... .jpg)
N.D.R.:
Silver e Charlie sono due fratellini nati all'ARCA quasi due anni fa.
Stranamente la loro mamma, Micy, venne adottata prima di loro (in genere
invece sono le mamme che rimangono lì,
perchè i piccolini sono molto piu'
richiesti...)
Sia come sia, i due ragazzi sono cresciuti all'Arca, diventando due bei
gattoni simpatici e allegri, molto uniti e socievoli,
giocherelloni e stupidotti come ogni giovane micio ha il diritto di essere.
Però non li voleva nessuno, o meglio, sono capitate richieste anche buone,
ma solo per uno di loro, e a noi non andava proprio di dividerli.
Erano stati sempre insieme, e farli affrontare da soli il trauma di una
nuova casa e nuove persone,
senza il conforto del loro reciproco amore,
ci sembrava una cosa sbagliata
(questa è una delle regole dell'Arca: lo sappiamo che tanti non sono
d'accordo, ma... per noi è giusto così).
Bene: un giorno sono arrivate due persone per bene che cercavano un gattino,
e Charlie - che pur essendo il meno coccolone
all'Arca è sempre stato il
piu' sfacciato dei due -
è partito alla conquista, impossessandosi del cappotto del signore
e lanciando chiari segnali della serie:
"ma non vedi come sono bello
e simpatico?" .
Ovviamente non ha precisato: "ma se volete me dovete prendere anche
mio fratello",
però ci abbiamo pensato noi a chiarire la situazione e così, dopo qualche
giorno di riflessione, i signori sono tornati
armati di mega-trasportino
doppio,
e i nostri ragazzi sono partiti per la loro nuova vita.
Chi ci conosce lo sa: ogni adozione è una grande gioia, ma è anche un pezzo
di cuore che se ne va,
e le informazioni telefoniche della bellissima nuova
famiglia
bastavano appena a tranquillizzarci.
Poi ci è arrivata una mail corredata da foto, e siccome è indicativa di
quello che può essere l' inserimento
di due gatti che del mondo (eccettuata
la clinica per la sterilizzazione)
non avevano mai visto altro che l'Arca, la riportiamo integralmente,
così
anche voi che leggete potete condividere la nostra gioia.
ciao!
siamo Silver & Charlie, sicuramente vi ricordate di noi...circa tre
settimane fa sono venuti due signori a prenderci.
Ci hanno messo in un trasportino, poi su un trasportino più grosso...faceva
molto rumore e Silver piangeva!
Poi siamo arrivati e ci hanno fatti uscire dal trasportino: credevamo di
essere tornati in quel posto bruttissimo
pieno di umani col camice verde e i tavoli metallici,
così ci siamo nascosti nel primo posto sicuro che abbiamo trovato!

Silver & Charlie sotto il letto
Eravamo molto tristi e spaventati,
gli umani trafficavano e facevano rumori spaventosi!
Poi si sono messi proprio sopra il nostro rifugio: che paura!
Quando finalmente c’è stato un po’ di silenzio, siamo
usciti per esplorare un po’:
non c’erano altri gatti,però abbiamo visto soffici tappeti,
la lettiera e la ciotola con la pappa.
Ma non eravamo dell’umore adatto, ci mancavano i nostri amici dell’
ARCA…

Silver racconta
Eccomi! Devo dire che dopo una giornata
rintanato sotto il letto, non ne potevo più.
Mio fratello non ne
voleva sapere di uscire, ma a me mancavano le coccole…
sapete come sono fatto!
Verso sera mi sono fatto coraggio e sono uscito. “Loro” mi hanno
visto ma mi osservavano da lontano, bisbigliando …
forse non sono poi
così pericolosi questi umani!
Insomma, non ho resistito, mi sono avvicinato, ho annusato, ho miagolato,
ho aspettato e loro
mi hanno accarezzato piano piano ….che bello!!
E poi mi hanno anche fatto giocare, non potevo crederci!
..... 
Ora siamo amici! L’unico problema è stato mio
fratello…io volevo giocare con lui, lo chiamavo, gli dicevo che poteva
fidarsi,
che c’erano tanti giochini, e tappeti, e posti dove giocare a nascondino,
ma lui dal letto è passato alla cuccia,

poi dalla camera da letto è venuto in sala, ma stava sulla sedia,

poi è passato al tavolo, e ci guardava giocare, ma non appena gli umani si avvicinavano, scappava via come un razzo!!

Poi una sera sono arrivati tanti
amici degli umani, e Charlie è uscito per farsi coccolare da tutti,
tranne che dai “nostri”, così loro ci sono rimasti un
po’ male…
ci ho pensato io a coccolarli, ho dormito con loro sul lettone, una invenzione
veramente straordinaria per noi gatti!
Intanto Charlie si faceva sempre più coraggio: tutte le notti facciamo
un gioco bellissimo: l’agguato nel corridoio.
Corriamo come lepri, saltiamo come cavallette e…ehm…mangiamo
come porcellini!
Ora anche Charlie ogni tanto si fa accarezzare, questa notte ha perfino
dormito sul lettone,
insomma, mi sa tanto che qui staremo bene!

Le finestre sono una cosa bellissima! Soprattutto quando
arriva il sole…e magari qualche volatile…
Oggi i Nostri hanno lavorato tanto per mettere dei graticci di legno sui
balconi, credo non vogliano che spicchiamo il volo!

Questo è il nostro parco giochi…

Charlie alla postazione di lavoro

Charlie in posa “tigre del Bengala a riposo”

Anch’io ho sonno adesso…quasi quasi mi faccio
un pisolino.
A presto, con altre avventure! Magari la prossima volta faccio scrivere
quel furbone di mio fratello…
Silver
***************************************
O M E R O

Eccomi qua, ragazzi, sono arrivato io!
Vabbe', scusatemi, lo so di non essere l'unico, ma cercate di capirmi, per
me la mia pelliccia è importante, e a un certo punto
vi dirò che me l'ero proprio vista brutta
Ma sarà meglio
che cominci dall'inizio, altrimenti non potete capirci niente,
e dopo noi gatti diciamo che gli umani sono degli zucconi
Insomma,
io sono un gatto un po' speciale, sono anche stato
sulle riviste che parlano di gatti, perché stavo a Livorno, in una
specie di cantiere che doveva essere smantellato,
...........................
e le gattare che ci accudivano e ci volevano bene erano
molto preoccupate, per tutti noi,
ma soprattutto per me, perché io sono cieco dalla nascita, e chi
volete mai che mi prendesse,
anche se sono giovane e, modestamente, piuttosto un bel gattone
Hanno
messo appelli dappertutto,
e, gira e gira, a un certo punto hanno contattato anche l'Arca di Milano.
"Perché, a Milano gatti ciechi non ce ne sono?" direte
voi. Ci sono, eccome, purtroppo, ma si vede che quel giorno
il mio santo protettore ha guardato giù, e lì mi hanno trovato
casa per telefono, senza neanche vedermi,
e poi hanno mandato a Livorno un loro amico, che mi ha preso e mi ha portato
a Milano
(fra parentesi, era la prima volta che me ne andavo in viaggio, un'esperienza
che non vi dico, ma sono stato
molto bravo e tranquillo, lo capivo che qui si decideva del mio destino
).
Be', all'Arca ci sono stato pochissimo, giusto una notte, perché
al mattino dopo mi hanno portato in clinica,
mi hanno fatto un sacco di esami e mi hanno sterilizzato (e questo, se vogliamo,
è un punto dolente: io sono un gatto adulto,
ho circa due anni, mica sono un ragazzino, e ricordo una certa gattina livornese
che era la fine del mondo, e con la quale,
anche se non ci vedo
be', insomma, meglio così che morto,
non vi pare ?, non pensiamoci più!) e la sera stessa
è venuta in clinica la mia nuova mamma a prendermi, per portarmi
a casa.
Lo specialista che mi ha visitato ha detto che, probabilmente, non sono
nato cieco, ma ho perso gli occhi
ancor prima di aprirli, per la solita rinite non curata che è il
flagello dei gattini di strada,
e sono cresciuto così, cavandomela abbastanza bene
in un ambiente piuttosto ostile, ma che ormai conoscevo meglio dei miei
baffi,
e affinando tutti gli altri sensi per compensare la vista che mi manca.
Per questo io ero ragionevolmente sicuro che, dandomi il tempo di ambientarmi,
mi sarei orientato anche in un posto nuovo,
ma la mamma e la zia che mi hanno accolto a Milano più che umane
sono delle chiocce,
e si preoccupavano in modo esagerato.
Poverino - dicevano - starà un mese sotto l'armadio, stai attenta
che non vada a sbattere,
controlla che gli altri gatti (la famiglia è numerosa) non gli facciano
del male
Sì, molto carine, non lo nego, ma un po' troppo asfissianti, per
un gattone sveglio e intelligente come me.
I primi giorni sono stato tranquillo, ero in convalescenza, dovevo prendere
l'antibiotico e mi sono limitato
a girellare un po' per casa, annusare qua e là, fare qualche conoscenza
e soprattutto sperimentare la cucina della mia mamma (ottima, ragazzi, ve
la raccomando:
mai mangiato così bene, e se una cosa appena non mi piace troppo,
glielo dico e subito mi prepara
qualche nuovo piattino sfizioso, soprattutto di pesce, perché dice
che io sono un gatto marinaro).
Intanto i giorni passavano, la mia mamma mi stava sempre dietro, la zia
veniva a trovarmi,
venivano anche degli amici e io mi "allargavo"sempre di più;
ho fatto amicizia con Rocky,
un gatto giovane molto allegro e vivace, con il quale sono entrato subito
in sintonia.
Gli ho anche insegnato un gioco nuovo, da fare alla notte quando la mamma
dorme: si chiama il gioco delle tartarughe,
e consiste nell'infilarci sotto una scatola rovesciata e andare in giro
per casa, è molto divertente ma, devo ammetterlo,
un pochino rumoroso, anche perché Rocky è un salame, e va
a sbattere contro i mobili

(questo e Rocky che si riposa dalle fatiche notturne...)
Ogni tanto sento la mamma che, al telefono con le sue amiche, parla di me
e dice che non sembro proprio un gatto cieco:
ma cosa vorrebbe, benedetta donna, che andassi in giro col bastoncino?
La settimana scorsa ha aperto il terrazzino, una specie di balcone stretto
e lungo che prende tutto il davanti della casa
ed è tutto chiuso da reti, anche il soffitto, per cui è impossibile
che i gatti riescano ad uscire.
Io sentivo i miei fratelli che andavano e venivano, ma, per accedere al
terrazzo, bisogna salire un po' in alto, e io non posso saltare.
Però non sia mai detto che io mi faccia limitare da una simile sciocchezzuola:
mi sono studiato il percorso,
salendo sul soppalco fatto apposta per noi, e una bella mattina sono andato
anch'io a prendere il sole insieme ai miei fratelli.
Naturalmente, la mamma smaniava, ha telefonato a tutte le mie zie e voleva
uscire anche lei a recuperarmi:
donna di poca fede, pensava che non sarei stato capace di tornare in casa!
E invece, calandomi a guisa di koala lungo il montante del soppalco, quando
ho deciso che era ora di pranzo sono rientrato,
puntuale come un gatto famelico, pronto a fare onore alla mia pappa.
Vi faccio vedere come funziona ....
.............
................
.................
Cosa volete, adesso la mamma si fida un po' di più
di me e delle mie capacità, io cerco di rassicurarla,
dormo sul letto vicino a lei e le raccomando di non preoccuparsi inutilmente:
sarò anche cieco, ma non sono mica scemo!
Ma lei è fatta così, e io le voglio bene com'è, perché
capisco che si preoccupa solo perché ci ama,
anche se a volte - detto tra noi - diventa un po' pesante
Quando mi chiama io corro subito, giusto per non farla stare in pensiero,
ma poi in casa me la spasso:
gioco con i topini finti (i miei preferiti sono quelli col campanellino
sulla coda),
combino scherzi alle ragazze (niente di grave eh, non pensate male
),
vado e vengo a prendere il sole sul terrazzo,
mangio come un porcellino (sono anche ingrassato, dicono le malelingue:
ma il mio fisico prestante ce l'ho ancora, eccome!),
e mi faccio di quelle dormite che non vi dico, proprio belle tranquille,
perché tanto in casa
non devo stare continuamente in guardia come quando stavo in quel cantiere
di Livorno
Insomma, si potrebbe dire che faccio la bella vita, ma che male c'è?
In fondo, con tutto quello che ho passato, me la sono meritata, non credete?
Bene, adesso è quasi ora di pranzo, per cui vi devo lasciare, ma
ricordatevi di me,
e soprattutto fate tesoro dell'esperienza della mia mamma: anche lei si
faceva un sacco di problemi
all'idea di adottare un gatto cieco, perché aveva paura di non essere
all'altezza, e invece ha capito
che non è poi tutta questa cosa difficile, basta avere un po' di
buon senso e - be', sì, quello ci vuole - tanto amore nel cuore.
Un allegro saluto dal vostro
....................................................OMERO (OMMY per gli amici)
........................
..............riposino
da solo ..................................
...............
..................
..........................................e con gli amici......................................................................... Il mio amico Rocky
................
Questa e Délice, una gran bella ragazza: siamo molto amici...
...................
Eh, le comodità della vita moderna...
.............
Un po' di palestra, giusto per tenersi in forma...
................
giochiamo con la palla...
................
e diamo la caccia ai topini...
.......
ancora un po' di relax, e per finire...
............il
riposo del guerriero !..........
***************************************
N I C O L A U S

Buongiorno, Signori.
Sono - o meglio ero - anch'io un gatto dell'ARCA, e mi hanno pregato di
raccontarvi la mia storia, perché dicono che sono un caso "tipico":
non ho capito bene cosa significa, però se può essere utile
a qualche altro gatto in difficoltà, cercherò di vincere la
mia timidezza e,
se mi volete ascoltare, vi dirò come è successo che sono capitato
qua.
Milano è una grande città, e ci sono tanti, ma proprio tanti,
posti pieni di gatti di nessuno: case diroccate, cortili, giardini, cantine
io ero in un cinema in demolizione, uno dei tanti immobili che vengono abbandonati
e rimangono lì vuoti per anni e anni, finchè
vanno in rovina e intanto diventano il rifugio di chi non sa dove andare
per trovare un riparo.
Lì dentro eravamo in tanti, anche la mia mamma e i miei fratelli
stavano lì, e veniva ogni giorno una persona gentile a portarci del
cibo,
perché di più non poteva fare.
Fra tutti gli altri gatti questa persona aveva notato me, perché
quand'ero piccolino mi era successo un brutto incidente,
in seguito al quale una zampina anteriore mi si era rotta, e la trascinavo
malamente, strusciandola per terra.
Così, parlandone nel giro degli umani amici dei gatti (ce ne sono,
sapete? pochi pochi, ma qualcuno c'è)
la cosa è arrivata a una signora che conosceva uno che a sua volta
conosceva un altro
per farla breve, mi hanno catturato e mi hanno portato all'ARCA. Eravamo
sotto Natale, e mi hanno chiamato Nicolaus.
Non vi dico il trauma: soffiavo come un matto, ero terrorizzato, magro,
sporco, con un occhio cronicamente lacrimoso
in seguito a una rinite non curata, con la zampa ciondolante mezza infettata
e il cuore che mi scoppiava per l'angoscia.
Provate a mettervi nella mia pelliccia: quel brutto posto era l'unico che
conoscevo, ci ero nato e cresciuto,
arrivando ai miei tristi nove mesi di età senza sapere che al mondo
potesse esistere qualcosa di diverso.
E adesso mi avevano acciuffato e portato via: cosa ne sarebbe stato di me?
I primi giorni sono stati un incubo: la prima visita, la veterinaria se
la ricorda ancora!
Ma, stabilito che non avevo niente di immediatamente urgente, mi hanno lasciato
tranquillo in gabbia:
mi davano tanta pappa con dentro una medicina, tutte le sere venivano a
parlarmi e a farmi qualche carezzina,
e dopo un po' ho capito che non avevo motivo di preoccuparmi così,
non mi sembrava che mi volessero male
Quando mi sono un po' rimesso, ingrassando e diventando "proprio un
bel micetto" (così dicevano loro),
una mattina mi hanno preso e portato in clinica: che esperienza !
Meno male che mi hanno fatto quasi subito un'iniezione, e mi sono addormentato
Al risveglio, mi sentivo un po' strano, ma ho sentito quelli dell'Arca che
erano tutti contenti, perché, dicevano,
le analisi erano tutte buone, e così ho capito che mi avevano operato
l'occhio, mi avevano sterilizzato (chissà cosa vuol dire?)
ed ero un gattino perfettamente sano.
Bene, a quel punto si poteva pensare a trovare per me un'adozione (che vuol
dire andare a stare in un casa,
cioè in un posto riparato e tranquillo, dove cibo, caldo e cure non
ti mancano mai e ci sono persino delle persone
che ti coccolano e ti vogliono bene), ma - dicevano - per me ci voleva qualcuno
che passasse sopra alla mia zampina ciondolante
non troppo bella da vedersi, anche se però non mi limitava affatto,
perché io cammino, salto e corro benissimo,
e l'unico problema è non strusciarla contro terreno sporco, perché
altrimenti si spella e si infetta.
Sapete, all'Arca viene parecchia gente: tanti solo per curiosare, tanti
perché vogliono un gatto ma non glielo danno
perché pensano che non siano adatti, e qualcuno "giusto".
Dopo qualche settimana, sono arrivati due signori che avevano già
due gatti, ma uno purtroppo gli era morto di malattia,
e ne cercavano un altro per far compagnia a Romeo: a loro non importava
niente della mia zampina,
mi hanno trovato dolce e tenero, hanno parlato tanto con gli umani dell'Arca
e poi sono tornati un'altra sera e mi hanno portato a casa.
E così finalmente ho capito che cosa è una casa: credete a
me, è un posto bellissimo!
Non riesco a descrivervelo proprio bene, ma vi posso assicurare che ci sono
tante cose una più bella dell'altra,
cucce, giochi, pappa, un fratellone simpaticissimo con il quale sono andato
subito d'accordo,
e due umani che mi hanno dato il tempo di ambientarmi e di rassicurarmi,
così che adesso, dopo qualche mese,
sono ormai tranquillo, guadagno fiducia ogni giorno di più, e con
mio fratello organizzo tanti bei giochi e tanti bei disastri
(tanto loro ridono...), lo seguo dappertutto ed essendo un micio vivacissimo
e simpaticissimo invento ogni giorno
qualche nuovo "dispetto" da fare ai miei tre compagni di giochi.
Infatti, ho fatto grandissimi progressi anche con i miei umani, e ho persino
imparato ad andare loro incontro
quando tornano a casa e ad alzare la testa per farmi dare un bacio!
Che cosa vi devo dire? Sono un gatto felice, e quando penso ai miei fratellini,
alla mia mamma,
e a tutti gli altri poveri gatti che non hanno avuto la mia fortuna, mi
domando perchè voi umani
non adottate tutti almeno un gatto: così il problema del randagismo
sarebbe risolto,
e voi avreste in casa un amico che vi fa divertire e la coscienza di aver
fatto una bella azione
(non vi sembra una buona idea? Quasi quasi, mi metto in politica e fondo
un partito:
"Forza Nicolino!", perchè adesso in famiglia mi chiamano
così...).
Un ciao a tutti dal vostro
NICOLINO ...................................................................
.......................
...............................
.......................................Questo è Romeo: un bel fratellone così dà sicurezza...
***************************************
L A L L A

Ciao, lasciate che vi annusi un po',
che vi sfiori con i baffi
Sì, mi siete simpatici, e allora
se volete vi racconto la mia storia, così diventiamo amici.
Dunque:
io sono nata in un cortile dove abita della gente che non ama i gatti, e
la mia povera mamma non lo so che fine ha fatto,
ma temo che sia stata tragica,
perché quando una ragazza gentile ci ha trovati - me e i miei fratellini,
dico - eravamo soli.
Avevamo pochi giorni e stavamo molto male: ci ha portati
in ospedale, ma due non sono sopravvissuti,
mentre io e mio fratello Nelson
ce l'abbiamo fatta. Sì, insomma, eravamo vivi, ma Nelson ha perso
un occhio, e io
tutti e due.
Ecco, l'ho detto: sono cieca. Da sempre.
La luce non l'ho vista mai, perché gli occhi li ho persi prima di
aprirli,
e nonostante tutte le cure e tutti i tentativi non è stato
possibile salvarmeli.
Ma la vita continua anche così, noi crescevamo
bene ed eravamo vispi e vivaci, e, quando siamo stati dimessi dalla clinica,
ci hanno portati all'ARCA, un centro che si occupa di gatti abbandonati,
dove ci hanno accolti e si sono messi a cercare una famiglia per noi.
Nelson
non era un grosso problema: in fondo lui ci vede bene, ma per me le preoccupazioni
erano tante.
Chi volete che se lo pigli un gatto cieco? Che poi, a volerci
pensare, è una questione di ignoranza:
in fondo, un gatto cieco ha
solo bisogno di una casa dove non gli spostino i mobili di continuo, non
ci siano scale pericolose
e, soprattutto, ci sia un altro gatto che gli
possa fare da riferimento. Semplice, direte voi.
Be', mica tanto: sono poche,
veramente poche, le persone disposte ad accollarsi un gatto minorato - o,
se per quello, anche normale -
per amore del gatto: la maggior parte delle
persone, anche brave ed amanti degli animali, lo fanno in primo luogo per
se stessi,
e quindi desiderano un micio che non dia troppi problemi.
Ma
adesso non voglio mettermi a fare della filosofia sul concetto di "amore",
soprattutto, scusate, con voi umani,
che siete troppo evoluti e acculturati
per capirne qualcosa, e per inventare tutte le belle cose della vostra civiltà
avete dovuto mettere il cervello al posto del cuore: vi dico solo che, una
volta, è venuto un altro veterinario a vedermi, all'ARCA,
e l'ho
sentito che diceva: meglio sopprimerla, tanto altrimenti starà in
gabbia tutta la vita
Per fortuna quelli dell'ARCA sono tipi tosti, e di sopprimermi non volevano
neanche sentirne parlare:
"Troverà anche lei - dicevano - ci
vorrà un po' di tempo, ma prima o poi ci sarà pure una persona
come si deve disposta ad adottarla !"
Dicevano anche altre cose, ma
qui non mi sembra il caso di ripeterle:
non vorrei rovinargli la reputazione,
in fondo è a loro che devo la pelliccia
E così, continuando a parlare di noi con tutti, alla fine hanno dimostrato
di avere ragione:
mio fratello Nelson è stato adottato da una coppia
che aveva già una gattina presa all'ARCA,
ed è andato a stare
benissimo con la sua nuova sorellina, è diventato un gattone e fa
la bella vita, mentre io
ah, io sono stata la gatta più fortunata
del secolo!
Sentite com'è andata: due signori amici dell'ARCA avevano adottato
anni fa un micio (pensate al destino: nero come me)
che era stato "dimenticato"
da un veterinario dopo una caduta dalla finestra.
Tommy (così si
chiama il mio fratellino) non è per niente scemo, anzi, è
molto intelligente e mi ha insegnato un sacco di cose,
ma ha dei problemi
a spostarsi, non può saltare e giocare proprio come fanno gli altri
gatti,
anche se in casa si muove benissimo e fa tutte le sue cose meglio
di tanti altri.
Tommy è un micio buono e socievole, di temperamento molto dolce,
era sempre solo e gli sarebbe piaciuta
la compagnia di un altro gatto, ma
la sua famiglia temeva che un gatto "normale" avrebbe potuto creare
dei problemi,
perché le esigenze sarebbero state diverse e l'uno
o l'altro non sarebbe riuscito ad adattarsi.
Così cercavano un micio
che avesse anche lui qualche problema: la casa era già a misura di
Tommy, ben protetta
e al sicuro da tutte quelle insidie domestiche che,
se sono pericolose per un gatto normale, per uno come lui potevano essere
fatali.
Quando hanno sentito parlare di me, si sono subito interessati:
che potessi essere io la compagnia giusta per Tommy?
Oltre a tutto, essendo
più piccina, lui non sarebbe stato geloso di me, e io avrei trovato
in lui quel riferimento felino che mi era indispensabile.
Così mi hanno adottata, e le inevitabili perplessità iniziali
sono presto svanite:
Tommy ed io siamo diventati grandi amici, siamo sempre
insieme, ci vogliamo un bene dell'anima
e sono felice di affermare che credo
proprio di essere la sorellina che nel suo cuore lui desiderava da tempo.
Io poi ho trovato un fratello che mi ha aiutato ad ambientarmi nella nuova
casa,
spiegandomi tutto quello che io non posso sapere perché non
lo vedo.
Giro dappertutto, gioco tanto, e anche quando siamo andati in vacanza
nella casa in montagna
non ci sono stati problemi: io mi sento sicura, tanto
c'è Tommy che mi fa da guida finché non riesco ad orientarmi
da sola,
e io lo ricambio facendogli fare un po' di ginnastica e di corse,
e tenendolo in esercizio perché muoversi gli fa bene e scaccia la
malinconia.
E poi ci sono i nostri genitori, che ci amano tanto e non stanno
a formalizzarsi se, forse, non siamo i gatti più perfetti del mondo:
dicono che il concetto di normalità è relativo, che loro sono
felici di vederci felici, e che sono proprio contenti di averci adottato
perché gli abbiamo riempito la casa di amore (e credo che loro, anche
se sono umani, di amore un pochino ne capiscano).
Ormai sono diventata anch'io una bella gattona: non mi vedo nello specchio,
ma me lo dicono tutti
e soprattutto me lo ripete sempre mio fratello, per
cui ci credo.
E so anche di essere stata fortunata: perché sono sopravvissuta,
e perché ho incontrato persone che mi hanno aiutato
e hanno dato
valore alla mia vita, prima dandosi da fare per salvarmi, e poi accettandomi
e volendomi bene così come sono.
Nel mondo degli umani di animali
disperati ce ne sono tanti, tantissimi, e nessuno li vede:
nascono, soffrono
e muoiono e nessuno ci pensa, nessuno la ritiene una cosa importante, tranne
poche persone che sono considerate un po' matte.
Noi non possiamo difenderci
da soli, siamo troppo piccoli, troppo deboli per contare qualcosa in un
ambiente che non è il nostro e ci è ostile.
Certe sere, quando
Tommy ed io, prima di addormentarci abbracciati, parliamo un po' fra di
noi in quel linguaggio speciale
che solo noi possiamo comprendere, ci domandiamo
cosa farebbero gli umani se fossero al nostro posto,
soggetti all'arbitrio
di esseri tanto più grandi e potenti, e tanto insensibili. Ma poi
mio fratello, che è un saggio, mi dà una leccatina e mi dice:
"adesso dormi, Lallina, noi non possiamo cambiare il mondo, e gli umani
sono da compatire, sono loro che sono ciechi,
perchè non vedono com'è
bello volersi veramente bene".
Ma voi che adesso mi conoscete, provate
a pensare che come noi ce ne sono tanti,
hanno tutti bisogno di voi e ci
vuole poco per salvarci la vita
solo fare un po' di silenzio, tendere
l'orecchio e lasciar parlare il cuore.
Un bacino dalla vostra
Lalla 

Eccoci qua, nella nostra vita quotidiana: non siamo una bellissima coppia ?
***************************************
T O M

Ciao a tutti: io sono Tom, e voglio anch'io
raccontarvi la mia storia, quella di uno dei tanti gatti finiti all'A.R.C.A.dopo
tante vicissitudini.
Una sera di febbraio è arrivata una coppia:
cercavano un gatto "particolarmente bisognoso di essere adottato".
Io mi consideravo proprio "particolarmente bisognoso di essere adottato",
ma ero sicuro che non mi avrebbero scelto,
perché quando sono entrati
nella mia stanza la signora esclamava: "Che bello questo, che carino
quello!" guardando gli altri gatti;
invece, quando ha visto me, ha
detto: "Mi sono sempre piaciuti i gatti rossi, ma questo è proprio
strano, con quel nasone lungo".
Io perciò ero certo che non
mi avrebbero preso, e me ne sono rimasto tranquillo nella mia cuccia e loro
dopo qualche coccola se ne sono andati.
Sono tornati la sera dopo con un ragazzino, hanno rifatto il giro, mi hanno
accarezzato un po',
il ragazzino - Francesco - mi ha anche preso in braccio,
dicendo: "Che buffo questo", poi sono andati a guardare gli altri
gatti.
Io ero rassegnato, invece dopo un po' sono tornati da me, e ho quelli dell'ARCA
che dicevano:
"E' molto affettuoso e tranquillo,
è proprio un patatone, e ha bisogno di essere adottato, perché
è troppo sottomesso agli altri gatti".
Poi Francesco ha detto:
"Mi piace Tom, vorrei lui", e i due signori:
"Piace anche
a noi, lo prendiamo, dovrebbe andare d'accordo col nostro gatto Tito".
Così ho capito che finalmente anch'io avevo trovato una famiglia.
A casa mi hanno messo nella camera di Francesco, io ero un po' spaventato,
ma loro parlavano a bassa voce
e io mi sono calmato un po', però
sono rimasto a dormire nascosto dietro la scrivania.
Il giorno dopo ero
più tranquillo, e mi hanno fatto incontrare Tito. Io stavo al riparo
nel trasportino, e non ero particolarmente preoccupato,
dopotutto si trattava
di un normale gatto grigio, che non soffiava e si limitava a gonfiare tutto
il pelo fissandomi in silenzio.
Quando mi hanno lasciato uscire dal trasportino,
Tito si è avvicinato e mi ha toccato la punta del naso con la sua,
e dal quel momento non ha fatto che seguirmi dappertutto, senza lasciarmi
solo un attimo:
sembrava quasi ipnotizzato, come se non avesse mai visto
un altro gatto.
Poi ho saputo che era proprio così: quando Tito è
arrivato in questa casa, l'anno scorso, aveva solo 40 giorni
e quindi adesso
non si ricordava come fosse fatto un gatto.
Abbiamo fatto amicizia molto
in fretta, anche se i nostri genitori a volte dicevano: "Prima o poi
si picchieranno per definire la gerarchia".
Invece non ci siamo mai
picchiati, anzi andiamo molto d'accordo: ci lecchiamo, spesso dormiamo vicini,
e soprattutto giochiamo molto,
anche perché abbiamo la stessa età.
Tito mi ha detto che è contento di me, perché gli faccio compagnia,
poi a lui non piacciono molto le coccole, a me invece sì; io mangio
molto meno di lui, che è sempre affamato,
così avanzo sempre
qualcosa per lui. Insomma, c'è un equilibrio perfetto.
Io sto tanto con la mia mamma, le parlo molto e lei capisce sempre se voglio
essere coccolato, o giocare, o dormire in braccio a lei.
Lei mi chiama "il
mio trattorino" perché dice che faccio le fusa così forte
che sembro il motore di un trattore.
La mamma non si arrabbia mai, e non
è mai troppo stanca per farmi giocare. Ha solo una mania: secondo
lei sono troppo magro,
dice che io "vivo d'amore", così
ogni tanto mi porta dal veterinario, che mi conosce dai tempi dell'ARCA
e ride e dice che vado benissimo
così come sono. In realtà
io sembro magro perché Tito è grassottello, ma io sono snello
e non ingrasso perché mi muovo molto,
mi piace molto rincorrermi
con Tito per la casa, che è grande, e in particolare correre su e
giù per la scala come un pazzo. La mamma ride e dice: "Tommy
(adesso mi chiamano così) meno male che eri un patatone!". E
io sono molto contento.
Inoltre Francesco, quando mi coccola, dice sempre che sono molto carino,
e io ci credo.
E adesso mi trovano molto carino anche i miei genitori.
Insomma, io adesso ho una famiglia che amo e che mi ama, e anche stasera
ho avuto la conferma del loro amore perché,
mentre aiutavo la mamma
a scrivere questa lettera, lei si è alzata almeno 20 volte per recuperare
i miei topini giocattolo
che continuavo a buttare sotto i divani, e ogni
volta lo ha fatto sorridendo
.
Insomma, la mia storia è questa:
è una storia "normale", se vi sembra normale ridare la
vita e l'amore a un gattino
che non aveva proprio fatto niente di male per
meritarsi di morire in strada...
io so che all'A.R.C.A., e purtroppo in
giro per la città, ce ne sono tanti altri di gattini come me,
che
aspettanto di trovare una famiglia bella come la mia,
perciò se vi
venisse la saggia idea di adottarne uno io vi confesso che ne sarei proprio
felice...
Tom
p.s.: be', avete visto che bel fratellino che ho?
***************************************
C I R C E

Scusate se vi disturbo, non vi voglio
annoiare, ma mi hanno detto di raccontare la mia storia, perché può
essere utile per qualche altro gattino sfortunato, e allora ho pensato che
era giusto farlo, anche se io sono un po' riservata, e non mi piace mettermi
in mostra.
Già, la mia storia
tutto quello che vi posso dire
è che è molto triste e piena di mistero, anche perché
delle tante cose che mi sono successe
io ho solo come un vago ricordo dentro
di me, come una piccola nuvola nera che per fortuna a poco a poco sta scomparendo,
ed ogni giorno sembra più lontana.
Be', da qualche parte devo pure
incominciare, e i fatti concreti sono che un bel giorno mi hanno trovata
in strada,
spersa ed affamata, mi hanno presa e portata in un centro che
si occupa di casi come il mio.
Lì mi hanno accolta con tanto amore (devo dire che io sono molto
molto coccolona
), ma ho capito subito che per loro rappresentavo un
bel problema, e non riuscivano a capire cosa mi era successo.
Hanno messo
cartelli dappertutto nella zona dove ero stata trovata, e questi cartelli
dicevano:
"gattina di circa 9 mesi, tipo certosina, zampa posteriore
mancante per intervento chirurgico
"
Poi hanno interpellato dei
veterinari, hanno domandato in giro
speravano che saltassero fuori
i miei proprietari,
perché, dicevano, se si erano dati la pena di
farmi fare un'operazione così complessa, probabilmente dopo una caduta
dalla finestra,
sembrava strano che, poi, mi avessero abbandonata. E io,
vi assicuro, non sono il tipo che scappa, con tre zampe soltanto, poi!
Potrei
anche essere di razza pura, hanno detto, perché dicono che sono proprio
bella, ma questo non ha molta importanza, vi pare?
Quello che invece è
importante è che, nel farmi gli esami del sangue, sono risultata
positiva fiv
e quello mi sa che è stato qualche diverbio con
uno di quei poveri gatti di strada con cui ho avuto a che fare quando anch'io
mi aggiravo sperduta in quella specie di corte dei miracoli che, per noi
animali randagi, è la città degli umani
e dire che ogni
tanto sento dire che la vita "libera" per noi sarebbe la migliore!
Dovrebbero provare loro, gli etologi, a vivere "liberi",
loro
che, giustamente, si preoccupano di tenere al riparo nelle case i loro bambini
ma
si sa, noi per loro non abbiamo voce, e ci possono attribuire tutto quello
che vogliono per non sentirsi in colpa,
tanto non ci possiamo difendere.
Scusate, un po' di amarezza mi è rimasta, ma adesso vi voglio raccontare
come è finita felicemente la mia storia, così possiamo sorridere
insieme.
Allora: i miei umani dell' A.R.C.A., una volta capito che ero adottabile,
si sono dati da fare per trovarmi una casa, ma dovevo andare come gatta
unica a una persona speciale, perché dicevano che avevo bisogno di
tanto amore e tante coccole, e anche di un occhio in più di riguardo.
Una sera è venuta al nostro Centro una signora che voleva un micio
e ne aveva visto sul sito uno che le piaceva
(e che poi ha adottato, ma
questa è un'altra storia), accompagnata da una sua amica, che amava
molto i gatti
e ne aveva nella casa dei genitori, ma non qui a Milano, perché
vive in un appartamentino piccolino.
Daniela non aveva intenzione di prendere
un micio, era lì solo per la sua amica, ma quando ci siamo viste
è scattato qualcosa:
mi ha preso in braccio e abbiamo entrambe capito
che la nostra vita ormai doveva continuare insieme.
Così sono andata
a stare con lei, e cosa vi posso dire ? sono felice, la casa è bellissima
e per me è anche grande,
mi muovo benissimo e vado dappertutto, anche
se ho i miei posti preferiti, e quando la mia Daniela rientra dal lavoro
io sono lì che l'aspetto,
e ci raccontiamo tutto quello che è
successo, e ci facciamo tante coccole e tanta tanta compagnia.
Il passato ormai non me lo ricordo quasi più, ritorna ogni tanto
come l'ombra di un brutto sogno, ma lo caccio via e zampetto dalla mia amica,
che ha sempre un posto per me nel suo cuore. Però ogni tanto ripenso
ai miei occasionali momentanei compagni di strada,
anche a quei poveretti
che mi hanno involontariamente contagiata, e spero che anche per loro ci
possa essere un po' di fortuna,
o almeno un po' di comprensione, se non
di amore
Tutti i gatti, anche i più selvatici, sognano una
casa,
e quelli che sembrano rifiutarla è solo perchè ormai
hanno perso la speranza:
certo, la libertà sarebbe bella, ma dovrebbe
essere sicura e protetta, in un paradiso che non esiste più,
se mai
è esistito, né per noi animali né per voi umani.
Adesso vi saluto, sta per rientrare la mia Daniela, devo andarle incontro
Circe



p.s.: questa sono io, adesso...
***************************************
V A G A B O N D

Salve a tutti. Io sono un burmese brown
di purissima discendenza, adesso ho otto anni, e sono nato in uno stimato
allevamento
che mi ha rilasciato tanto di pedigree. Il mio nome infatti
è seguito da una serie di patronimici, e dal mio albero genealogico
si può risalire fino agli antenati di parecchie generazioni, ma per
brevità chiamatemi pure Vagabond,
io sono un gatto democratico e
non mi offenderò.
Premetto che io manco dall' A.R.C.A. ormai da quasi un anno, perché
sono entrato nella mia nuova famiglia a maggio del 2003,
ma mi hanno contattato
come consulente per sfatare alcuni pregiudizi e opinioni infondate che circolano
tra chi vuole adottare un gatto e pensa che i gatti di razza, se non altro
per il loro costo, non corrano il rischio di essere abbandonati.
Allora, con il vostro permesso, vi racconterò la mia storia, e poi
traete voi le conclusioni che vi sembrano più opportune.
Sono stato
acquistato cucciolino, e ho vissuto per sette anni con i miei padroni, una
normale famiglia che, per quel che potevo giudicare io,
mi ha sempre trattato
bene. Devo anche dire che, a detta dei miei stessi padroni, il mio comportamento
è stato sempre ineccepibile,
qual si addice a un nobile esponente
di una razza notoriamente molto dolce e gentile,
socievole con gli umani
ed aliena dal provocare casalinghi disastri. Tutto bene, dunque?
Sì,
fino a che la mia famiglia non ha deciso di cambiare casa, trasferendosi
in un appartamento i cui pavimenti
erano ricoperti da una specie di tappeto,
altrimenti detto moquette, sul quale il mio elegante mantello bruno lasciava,
ahimè,
tracce di pelame non gradite. Si noti che noi burmesi non
abbiamo il pelo lungo, ma una folta pelliccia morbidissima e corta che tuttavia
tende inevitabilmente a liberarsi di qualche cascame che richiede l'intervento
di un aspirapolvere.
Di punto in bianco, una sera, il mio padrone mi ha messo nel trasportino
e siamo usciti in auto, per raggiungere uno strano posto che,
a prima vista,
ha risvegliato in me lontanissime riminescenze infantili:
c'erano parecchi
gatti, delle gabbie, delle persone
ma dove eravamo andati, e perché?
Mentre mi stavo ponendo queste quasi accademiche domande, certo com'ero
che dopo poco sarei tornato a casa,
ho prestato orecchio ai discorsi del
mio padrone, e sono trasecolato: due volte in ospedale, crisi di asma dal
rischio mortale,
allergìa incoercibile, assoluta impossibilità
di convivenza
ma di chi stava parlando?
Di se stesso, stava parlando,
accumulando una menzogna dietro l'altra, ma l'unico che avrebbe potuto smentirlo
ero io,
e io, vi assicuro, ero troppo allibito persino per dire "miao".
Ma come, dopo sette anni voleva disfarsi di me, solo perché, né
altro motivo poteva esserci, sua moglie si era più di una volta lamentata
perché doveva usare più spesso l'aspirapolvere sui pavimenti?
Ma non poteva eliminare la moquette, invece del "suo" gatto?
Evidentemente
non poteva. Io, con tutto il mio alto lignaggio, valevo meno di un tappeto.
Lui continuava a parlare e parlare, è stato lì quasi un'ora,
e gli umani di quello strano posto (ho poi saputo che si chiama A.R.C.A.)
non dicevano quasi niente, solo sì sì, capisco, non si preoccupi
ma non potevano difendermi, erano così stupidi da non capire che
stava mentendo?
Ci ho messo un po' a conoscerli, anche se il primo dubbio
mi è venuto quando, accompagnandolo finalmente alla porta,
l'umana
nel salutarlo gli ha fatto notare che, evidentemente, la sua allergìa
doveva essere saltuaria, visto che uno proprio allergico,
lì dentro,
dopo dieci minuti sarebbe diventato blu
ma allora lui ha farfugliato
qualcosa sui suoi presunti catastrofici ricoveri ospedalieri,
ed è
filato via
lasciandomi lì. Poi li ho sentiti commentare il
mio libretto sanitario: "guarda, in sette anni non gli ha fatto fare
nemmeno una vaccinazione, ha solo la prima, quella dell'allevatore, e dire
che l'avrà pagato un sacco di soldi
be', meglio qui che in
strada
"
Che altro vi devo dire? All'inizio ero parecchio risentito, ma noi gatti
siamo tutti filosofi, e la nostra superiore intelligenza
ci rende molto
più adattabili degli umani, per cui ho affrontato con stoica fermezza
questo vile tradimento,
rifiutando di lasciarmi abbattere dalle circostanze
e facendo appello a tutte le mie risorse interiori.
E poi, dopo poco tempo,
ho trovato una nuova famiglia, alla quale non importava tanto il mio pedigree
quanto la mia persona,
e ho capito tante cose, ma soprattutto che, quando
manca il rispetto, un oggetto anche di valore ma che non serve o non piace
più
può essere tranquillamente buttato via, esattamente come
è successo a me.
E ho anche pensato che chissà quanti pedigree
finiscono in pattumiera, mentre il relativo "oggetto" finisce
in strada
Questa è la mia storia: a me ha insegnato un po' di umiltà
(anche se, scusate, non è colpa mia se sono nato nobile),
e a voi
non so se può essere utile. Ma quando vedete un gatto randagio, fermatevi
un momento a pensare
che il concetto di nobiltà è molto relativo:
in fondo, tutti abbiamo avuto degli antenati alle crociate,
non è
un peccato né un merito, la nobiltà vera è quella dell'animo,
e si fonda sul rispetto, sulla comprensione
e sull'amore verso chi non si
può difendere.
Un'ultima cosa: non avrei voluto rivangare queste tristezze, ma me l'hanno
chiesto i miei amici dell'A.R.C.A.
ritenendo utile la mia testimonianza,
e non ho potuto esimermi
che volete, noblesse oblige.
Con i deferenti ossequi del sinceramente Vostro
Sir Vagabond
***************************************
R O M E O

Buongiorno amici, io sono Romeo, e forse
vi ricordate di aver visto la mia foto, in braccio a una ragazza dell'ARCA,
qualche mese fa
Voglio raccontarvi la mia storia, perché è
molto comune, e purtroppo non è sempre a lieto fine come è
stato per me.
Tanto tempo fa, cioè circa un anno, ero un micino piccolissimo:
avevo due mesi e non vi sono dire come
sono capitato sulla bancarella di
un mercato, dove per pochi soldi vendevano al primo che li voleva gattini
e altri animali vari.
Sono passati due signori con una bambina di cinque
o sei anni, e mi hanno visto: ero così carino, dicevano, la casa
era piccola
ma io avrei tenuto poco posto, e poi la bambina avrebbe potuto
giocare con me.
Così mi hanno comperato (eh sì, sembra impossibile
che un essere vivente possa essere fatto oggetto di commercio,
ma in seguito,
ascoltando i discorsi degli umani, ho imparato che una volta si compravano
e vendevano persino tra di loro,
e la chiamavano "tratta degli schiavi")
e i primi tempi sono stati abbastanza felici:
la bambina era gentile e affettuosa,
e i suoi genitori non erano cattivi
insomma, non mi potevo lamentare
troppo,
anche perché non avevo termini di paragone.
Ma i mesi sono
passati, ed è successa una cosa stranissima e a quanto pare del tutto
imprevedibile: sono cresciuto:
eh sì, da micetto piccolino che ero,
mi stavo trasformando in un gattone, e capivo che questo sconcertava molto
i miei umani,
che non ne erano per niente contenti.
"Come diventa grosso
- dicevano guardandomi con sospetto - speriamo che la smetta di crescere
così
".
Ma io cosa ci potevo fare? Ero proprio nell'età
dello sviluppo, e si vede che la mia taglia definitiva doveva essere di
quelle abbondanti,
perché tutto quello che facevo non andava più
bene, negli angolini non ci stavo più, come passavo i commenti erano
sempre più pesanti
e, insomma, pareva proprio che in casa non ci
fosse più posto per me.
E infatti sono finito sul balcone: non che
facesse troppo freddo, ma, insomma, mi mancavano le coccole della mia padroncina,
e mi sentivo proprio triste e trascurato, anche perché non capivo
cosa avessi fatto di male per meritarmi un trattamento così.
Poi,
una sera, mi hanno messo nel trasportino e mi hanno portato in un posto
strano, che si chiama A.R.C.A.,
dove c'erano tanti gatti e delle persone:
il papà della bambina ha detto che non poteva più tenermi
perché era stato male
e gli era venuta una malattia che si chiama
allergia, ma io sapevo che era sempre stato benissimo, e la bambina piangeva,
e anch'io mi sentivo molto confuso e preoccupato: insomma, mi hanno lasciato
lì e se ne sono andati.
Gli umani di quel posto, come i miei padroni
se ne sono andati, mi hanno preso in braccio e mi hanno fatto un sacco di
complimenti:
ma che bel micione, dicevano, sei proprio bellissimo
io però speravo che i miei tornassero indietro a riprendermi, ma
non li ho rivisti mai più.
Lì veniva tante gente, e dopo un
po' ho capito, parlando con gli altri gatti, che quello era un centro fatto
apposta per le adozioni,
e toccava anche a me stare lì e aspettare
e sperare che qualcuno mi notasse e mi volesse portare a casa,
ma non era
tanto facile perché tutti di solito vogliono i gattini piccoli, e
quelli extra large come me non sono molto richiesti.
Io non è che
lì stessi male, ma ero stufo di stare in gabbia, mi mancava una casa
e una famiglia mia.
Sono passate le settimane e i mesi e poi, un giorno,
è venuta una bella signora bionda con il marito: anche loro volevano
un gattino piccolo,
e sulle prime non mi hanno neanche guardato; poi però
si sono messi a parlare con gli umani dell'A.R.C.A. e sono arrivati da me.
Lui era proprio simpatico, e io gli sono saltato in braccio subito: non
vi dico, il cuore mi batteva all'impazzata perché, dopo tante delusioni,
speravo proprio che quelle persone sentissero per me quello che io già
provavo per loro, infatti mi sembrava proprio
che dovessero essere loro
la mia nuova famiglia. Ed è successo il miracolo: sì, era
proprio vero, mi hanno adottato!
Nella nuova casa ci sono anche due signori
anziani molto affettuosi e gentili , e viene persino una nipotina che mi
ricorda un po' la bambina
con la quale stavo una volta
in conclusione,
non manca niente, e soprattutto c'è la cosa più importante:
mi vogliono bene!
E non perché sono piccolo o ingombrante, bello
o brutto, ma semplicemente perché sono io.
E come potrei non corrispondere
a tanto amore, come potrei non manifestare la mia gioia per essere finalmente
rispettato e accettato
vi dirò, ultimamente , per la soddisfazione,
devo anche aver messo su un altro chiletto
Così, se volete
vedere un gatto felice, guardate questa foto recentissima e, se decidete
di adottare un gatto,
ricordate sempre che, dentro le nostre pellicce, batte
un cuore che conosce i sentimenti e sa capire e ricambiare l'amore.
Un pensiero affettuoso dal vostro

Romeo
***************************************
M Y R I A M

Ciao, io sono Myriam, e all'A.R.C.A.
ci sono rimasta proprio poco, ma siccome sapevo che quegli umani là
si preoccupavano per me,
ho pensato per Natale di scrivergli questa lettera,
così almeno, poveretti, stanno più tranquilli.
Gli ho mandato
anche la mia foto, ma non ho gli occhi verdi, sono gialli e neri (nella
foto è colpa del flash!).
Ho sei mesi, e sono nata in un tombino:
la mia mamma randagia è sparita sotto una macchina, e mi hanno portata
all'A.R.C.A.,
che è una specie di albergo per gatti, piuttosto affollato.
E là una sera è venuta a cercarmi la mia nuova mamma, Simona,
che un mese prima aveva perso il suo unico figlio,
un bellissimo gatto bianco
di diciannove anni, e sentiva molto la mancanza di un micio nella sua vita
ormai vuota di peli.
Mi sono ritrovata senza capirci niente in una casa
diversa di colpo, io mica volevo, ho passato le prime dieci ore in un angolino
del muro
sperando che nessuno mi vedesse, ma poi mi sono stufata e ho deciso
di provare la cestina di vimini,
che ho subito cercato di disfare con le
mie unghiette da Zorro: c'era dentro un bel cuscino e una copertina,
e mi
son detta "meglio qua che il freddo e duro del pavimento!"
Sono stata una settimana chiusa nella camera della mia mamma, la pappa mi
piace tutta, dicono che sono una maialina
ma io non so cosa vuol dire...
Poi ho incominciato a perlustrare la casa intera, grande:
quanti bei posti
da grattare, il piumone della mamma, le tende, il divano, mi sono ripassata
anche la sciarpa di kashemere della mamma!
Poi ho imparato a scavar fuori
la terra dai vasi, a mangiare le foglie delle piante, e mi faccio anche
delle corse e dei salti
che spesso finiscono con l'impastarmi contro il
muro, perché a volte è difficile prendere la mira!
Mi hanno
comprato una pallina di gomma che ogni giorno perdo e ficco sotto i mobili
e che tocca alla mia mamma andare a cercare!
Mi hanno anche fatto un gioco
di legno pendente, la mamma l'ha traforato con le sue mani, e mi hanno dato
un gomitolo di lana
che attorciglio ogni giorno attorno al tavolo, e un
sacco di altre belle cosette con cui passare il tempo.
Di notte vado a dormire
sulle gambe della mia mamma, e faccio le fusa così forte che lei
fa finta di dormire per ascoltarmi
Non parlo mai, dormo tutto il giorno e poi alla sera salto sui piedi della
mia mamma e le mordo le dita: insomma, mi diverto un sacco!
All'inizio avevo il raffreddore, e mi infilavano le pastiglie nel cibo,
ma poi li ho scoperti e non mi hanno più imbrogliata.
Così
la mamma ha comperato dei croccantini con il buco, e ci ficcavano dentro
l'antibiotico: a volte sono più furbi di me
Non mi lascio ancora
toccare, ma, se mi dà da mangiare, lecco il dito alla mamma
Poi un giorno mi hanno infilato in una gabbietta e portato non so dove,
e non mi è piaciuto per niente:
io mi fidavo un po' di loro e invece
adesso sono arrabbiata e li guardo male. Ma di notte dormo lo stesso con
la mia mamma, perché è tanto calda
All'inizio voleva chiamarmi Gigetta o Gigina, invece mi ha lasciato il nome
che mi avevano dato all'asilo,
perché per lei ha un significato speciale:
infatti era tanto triste per la morte del suo gatto, e cercava un altro
gatto adatto a lei,
che avesse bisogno di lei, e il nome che mi hanno dato
all'A.R.C.A. le è sembrato una risposta alle sue speranze.
Comunque,
ora ha molta pazienza, perché io ancora non capisco quanto bene mi
vuole, mi sta facendo una copertina ai ferri,
tenta di giocare con me e
mi parla molto
Io e lei abbiamo una cosa in comune: speriamo entro l'anno 2004 di vedere
un altro gatto in questa grande casa.
Adesso faccio tanti auguri a voi tutti e grazie per avermi salvato la vita,
una piccola vita che per qualcuno vale così tanto
e reca tanta gioia
alla mia mamma!
Myriam
p.s.:
questo è un ritratto che mi ha fatto la mia mamma: non trovate che
sia molto somigliante?
***************************************
E T T O R E

Salve a tutti, io sono Ettore, e nella
"vetrina" dell'ARCA ci ho passato tutta l'estate, non so se vi
ricordate di me
E' andata così: un bel giorno, sono capitato
nel cortile dove abita una signora gentile, che si è presa cura di
me sfamandomi e tenendomi un po' d'occhio, ma, si sa, questa signora ha
già tre gatti, e non poteva portarmi a casa sua.
Fino al giugno scorso
siamo andati avanti così, ma poi la signora doveva partire ed era
molto preoccupata per me:
per non lasciarmi lì all'aperto senza più
la sua protezione, mi ha portato da certi suoi amici che, mi ha detto, si
occupano di gatti abbandonati.
Lì mi hanno messo in gabbia, (e questo
non è che mi sia molto piaciuto), però mi hanno anche testato,
vaccinato, mi hanno curato il raffreddore,
mi hanno fatto sterilizzare (tanto,ormai
)
e poi, devo ammetterlo, cibo, sicurezza e coccole proprio non mancavano.
In breve tempo sono diventato un bel gattone, pulito, robusto e, a detta
di tutti, molto simpatico.
Però, quando venivano delle persone intenzionate
ad adottare un gatto, avevo un bel mettermi a pancia in su per farmi accarezzare,
allungando le zampe per attirare l'attenzione: mi passavano davanti con
un'occhiata distratta e la loro scelta cadeva sempre su un altro.
Gli umani
dell'ARCA cercavano di consolarmi: "vedrai, Ettore, - mi dicevano -
abbi pazienza, prima o poi arriverà quello
che ti apprezza come meriti,
questo è un brutto periodo per le adozioni
" ma intanto
passavano le settimane e i mesi, e io ero sempre lì.
Sarà
che non sono niente di spettacolare, il classico gatto "comune europeo"
bianco e grigio, nemmeno più cucciolino,
ma ogni tanto andavo un
po' in depressione, e anche i giochini che mi regalavano non bastavano a
tirarmi su il morale.
Una sera di ottobre sono arrivati due ragazzi: volevano
un gattino, e c'erano dei piccolini arrivati da poco che subito hanno suscitato
il loro interesse. Però non erano ancora adottabili, e così
sono ritornati parecchie volte e, siccome sono persone che amano veramente
i gatti, si fermavano a chiacchierare con tutti, e abbiamo fatto amicizia.
Io però non volevo farmi illusioni: "sì, figurati - mi
dicevo - vedrai che anche questi
prenderanno un piccoletto, non certo me
che sono grande e grosso
" E infatti di piccoletti alla fine ne
hanno adottati non uno,
ma addirittura due, e pure bellissimi, rossi, proprio
di quelli da voltarsi a guardarli, mica come me che sono un tipo distinto,
se vogliamo,
ma di quelli che passano facilmente inosservati.
Senonchè,
quando si è trattato di portarseli a casa, hanno preso anche me!
Io li avevo visti da qualche sera confabulare con i miei umani,
ma avevo
volutamente chiuso le orecchie, per non rimanere un'ennesima volta deluso,
e invece
Be', arrivati a casa io mi sono trovato benissimo subito,
ma proprio non capivo quelle due piccole pestilenze rosse cosa ci stavano
a fare:
saremmo stati così bene noi tre - voglio dire Alessandra,
Massimo ed io - senza quei due impiastri screanzati e invadenti!
Ogni tanto,
quando diventavano troppo noiosi, qualche zampatina gliela tiravo, lo ammetto:
senza fargli male, perché sono piccoli,
ma insomma, qualcuno doveva
pure insegnargli a stare al loro posto! Massimo e Alessandra, quando uscivano,
chiudevano i piccoletti in bagno,
e a me lasciavano il resto della casa,
per stare tranquilli, dicevano. Figurarsi, avessi voluto me li sarei mangiati
in un boccone, quei due pestiferi,
ma io sono un gatto pacifista e poi,
in fondo, mi facevano anche tenerezza: cosa ne sapevano loro della vita,
di cosa vuol dire essere abbandonati, della solitudine, della fame, del
freddo, della paura
e dell'immenso sollievo
di trovare finalmente
una famiglia, una casa, la sicurezza, l'amore? Però, devo ammetterlo,
ero forse appena un pochino geloso
Ma adesso i piccoletti sono un po'
cresciuti, cominciano a capire che il gatto capo-famiglia sono io e che
mi devono rispettare, e io
be', io ho capito che è bello giocare
con loro, litigare, fare la pace, partecipare alle loro scorribande, ritornare
un po' gattino
e vedere il mondo attraverso i loro occhi ingenui, e volersi
tutti bene perché siamo tutti una famiglia.
All'inizio, dopo lunghe
riflessioni, ero arrivato a pensare che, se il prezzo da pagare per avere
l'affetto dei miei cari
era sopportare quei due molesti mostriciattoli,
ero pronto a farlo anche con buona grazia, per amore di Massimo e Alessandra,
ma adesso, sapete cosa vi dico?: se i miei fratellini non ci fossero, bisognerebbe
inventarli!
Ettore

eccoli qui, i due flagelli: nel loro genere, sono abbastanza
carini, non vi pare?

***************************************
Z O E

Ciao a tutti, sono Zoe: vi ricordate
di me ? Adesso, che posso dire tranquillamente che è "finita"
bene, vi racconto la mia storia,
perché magari può servire
come esempio per qualcuno che vorrebbe adottare un gatto moooolto selvatico,
ma giustamente è pieno di dubbi e si domanda come fare.
Allora: io
sono nata a Sanremo, in una colonia di gatti veramente disgraziati. La mia
mamma è stata uccisa da un'automobile,
e io con la mia sorellina
Marta siamo state catturate da una signora di Milano che ci ha portate all'A.R.C.A.
Avevamo due mesi, eravamo brutte, magre, malandate e soprattutto terrorizzate,
ma quando siamo arrivate
hanno detto che eravamo bellissime
e già
questo mi è sembrato un po' strano.
Poi tutti i giorni ci acciuffavano
e ci davano pillole, ci facevano spugnature, ci tenevano in mano e cercavano
di coccolarci,
ma noi non ci fidavamo, figurarsi: la mamma prima di morire
ci aveva insegnato a non fidarci di nessuno,
perché gli esseri umani
sono cattivi, e la sua fine, poverina, lo ha dimostrato, perciò noi
cercavamo di non farci prendere
e correvamo in giro per la stanza, ma alla
fine ci toccava arrenderci
Dopo un po' sono arrivati altri gattini,
e giocavamo insieme:
Marta ha incominciato a passare al nemico, era più
arrendevole, e intanto il tempo passava, siamo diventate grandicelle,
e
una sera è arrivata una signora che ha detto che la mia sorellina
era proprio la gattina che desiderava,
ha parlato a lungo con gli umani
dell'A.R.C.A. e alla fine se l'è portata via, in un posto che si
chiama casa
e che allora noi non sapevamo cosa fosse (ho poi saputo che
ha cambiato nome, è diventata una bella gattona e sta benissimo).
Però intanto anch'io cominciavo a rivedere un po' le mie convinzioni:
in fondo mi sentivo meglio, e poi mi trattavano bene,
pericoli non ce n'erano,
l'ambiente era tranquillo e non mi mancavano né pappa né attenzioni,
e poi quell'umano in particolare, quello che mi dava le medicine, mi faceva
tante carezze e mi diceva tante cose gentili
quasi quasi mi pareva
che mi volesse bene veramente, possibile che fosse cattivo anche lui e nascondesse
chissà quali brutte intenzioni ?
Ma si sa, è difficile cancellare
le esperienze fatte da piccoli, e io avevo deciso che, comunque, era meglio
non fidarsi.
Intanto ero diventata anch'io una bella gattina, e un giorno
un giovanotto disse che mi voleva adottare, venne a trovarmi qualche volta
e pareva bene intenzionato, così una sera me ne andai con lui. E
bene intenzionato lo era veramente: solo che, la prima notte,
tutte le volte
che io uscivo da sotto il cassettone e mi avventuravo sul suo letto per
annusarlo e conoscerlo un po',
saltava su, accendeva la luce e miagolava:
"piccolina, stai bene? piccolina, cosa vuoi?"
Io naturalmente
filavo nuovamente a nascondermi, ma, dopo un po', la curiosità mi
riprendeva e di nuovo succedeva la stessa cosa.
E dire che li avevo sentiti
io, con queste mie orecchie, gli umani dell'A.R.C.A. raccomandargli di lasciarmi
in pace,
di darmi il tempo di ambientarmi senza stressarmi in continuazione!
Insomma, è andata avanti tre notti, dopo di che
lui era stravolto
dalla mancanza di sonno, e io dalla sovrabbondanza di attenzioni!
Per fortuna
il "mio" umano è venuto a riprendermi, e sono tornata alla
base.
Però i miei umani (sì, dico "miei" perché
ormai ero quasi sicura che mi volessero proprio bene) erano preoccupati
per me,
li sentivo discutere e domandarsi quali prospettive avevo per il
futuro, ma io non mi preoccupavo troppo:
in fondo, lì dov'ero stavo
bene
Ma una sera sono venuti all'A.R.C.A. due ragazzi, che avevano
già due mici maschi
e desideravano una femmina per completare la
famiglia: lei si è fermata davanti alla mia gabbia, ci siamo guardate
e io ho capito subito che era lei la mia mamma. Mi hanno portato a casa
il giorno di Natale, e la mia vita è cambiata radicalmente,
così
tanto che dovrei scrivere un trattato per raccontarvi proprio tutto!
Mamma
Simona e papà Enrico mi hanno lasciata tranquilla, libera di girare
per casa di notte nascondendomi per sentirmi più sicura,
con tanta
pappa a disposizione ma senza imposizioni di alcun genere e quando, la prima
notte, sono salita sul letto,
io lo so che mi hanno sentito perché
erano lì con le orecchie tese, ma hanno fatto finta di niente per
non spaventarmi
E intanto ho conosciuto i miei fratelli, Indy e Romeo,
uno più vivace, l'altro un po' più timido e geloso,
e all'inizio
non è che siamo andati d'accordo proprio subito, ma ho capito che
non sarebbero stati un problema:
sono tanto buoni tutti e due, che non mi
è stato difficile metterli sotto le mie zampette e farmi adorare.
E poi, osservando loro, ho anche capito che del mio papà e della
mia mamma mi potevo proprio fidare ciecamente:
Indy e Romeo erano chiaramente
molto amati, e allora perché sospettare che, a me, non avrebbero
voluto bene?
I miei fratelli cercavano le coccole, e allora perché
io no?
I miei fratelli erano un po' viziati, e allora perché non
reclamare qualche vizietto anch'io?
Indy e Romeo mi hanno raccontato che
anche loro erano stati raccolti piccolini da mamma Simona,
che li aveva
curati e allevati con tantissimo amore: - ti puoi fidare, Zoe - mi hanno
detto - e poi ci siamo noi qui
che ti proteggeremo sempre perché
sei la nostra sorellina - .
Che bello poter tirare finalmente il fiato,
smetterla di star sempre sulla difensiva e sospettare di tutto e di tutti,
sentirsi a casa, amate e sicure!
Adesso, che sono passati tanti mesi (ho
compiuto un anno da poco), sono una micetta felice:
certo, se sento un rumore
improvviso magari scappo, è una reazione istintiva, ma alla sera
vado a nanna con la mia mamma
e ci facciamo tantissime coccole, con i miei
fratelli ci vogliamo un sacco di bene e giochiamo tanto, e con i miei genitori
c'è tanto amore e tanta fiducia che mi domando come ho fatto a vivere
senza di loro.
Ero una povera gattina di strada, senza un futuro, e adesso
sono una signorina di buona famiglia, affettuosa, educata e giocherellona,
e vi ho voluto raccontare la mia storia perché spero che possa invitare
qualcuno di voi che la legge ad adottare un gattino come me:
ce ne sono
tanti, e aspettano anche loro delle persone brave e intelligenti come la
mia mamma e il mio papà
in fondo non è che ci voglia
molto per farci felici, solo un po' di amore.
(A proposito, ho rivisto i
miei umani dell'A.R.C.A. ma, cercate di capirmi e non giudicatemi un'ingrata,
ho preferito far finta di non riconoscerli
e il sorprendente è
che loro sembravano ancora più contenti: che gente strana! ).
Un bacino
a tutti da
Zoe
p.s.
questa sono io con i miei fratelloni: belli, vero? 
******************************************

GIANNI
Io sono Gianni, e forse vi ricordate
di avermi visto qui in vetrina, ma quello che non sapete e che sono un gatto
importante,
su di me hanno fatto perfino una tesi di laurea! Dunque: sono
comparso un bel giorno nella colonia dell'Ospedale Militare,
conciato da
buttar via, e nessuno sapeva da dove arrivavo (eh, potessimo raccontarvi
proprio tutto
).
Insomma, la gattara che segue quella colonia ha capito
che ero un disperso, per non dire abbandonato,
mi ha raccolto, curato, mi
ha fatto sterilizzare e poi mi ha portato all'A.R.C.A. per trovarmi una
famiglia.
Nel complesso stavo bene, però avevo sempre un brutto raffreddore,
che non mi passava mai; e ci credo:
quando la dottoressa che segue l' associazione
mi ha visitato, si è subito resa conto di una cosa che era "sfuggita"
al veterinario precedente,
un piccolo particolare che mi avrebbe portato
a morte sicura entro pochi mesi.
Infatti avevo il palato aperto: si chiama
palatoschisi, è una malformazione congenita, e i gattini che nascono
così
muoiono di solito nei primi giorni, perché non riescono
ad alimentarsi e quello che mangiano gli finisce nei polmoni,
causando infiammazioni
e infezioni che hanno sempre esito letale.
E' molto raro riuscire ad arrivare
all'età di dieci mesi, quella che avevo io, ma io, visto che ci ero
arrivato,
non avevo proprio nessuna intenzione di esserci arrivato per niente:
solo che bisognava operarmi per ricostruirmi il palato.
Detto così
sembra semplice, ma questa malformazione, molto comune in alcune razze di
cani, nei gatti è rara a trovarsi perché,
come ho detto, muoiono
tutti prima. Per fortuna ho incontrato un chirurgo bravissimo, che si è
preso la responsabilità di operarmi.
Non vi dico la preoccupazione
dei miei umani dell'A.R.C.A., ma io invece ero tranquillo: tanto c'era poco
da scegliere,
o tentare l'operazione o rassegnarsi a morire nel giro di
poco tempo, e io sono un gatto giovane e allegro,
ero sicuro che, poi, avrei
trovato una bella famiglia disposta ad adottarmi (lì alla "base"
me lo ripetevano sempre)
e, insomma, sono andato sotto i ferri molto fiducioso
e i fatti mi hanno dato ragione!
Be', sono stato ricoverato un bel po',
a mangiare pappine piuttosto schifose, ma dopo qualche settimana
sono tornato
all'A.R.C.A. in ottime condizioni, proprio rimesso a nuovo, e poco dopo
ho conosciuto Barbara e i suoi genitori,
e il suo cane, che adesso sono
la mia amatissima famiglia.
Non pare anche a voi che valeva la pena di soffrire
un po', per conquistare tutto questo?
Io lo dico sempre: nella vita bisogna
essere un pochino ottimisti, però devo ammettere che, tutto sommato,
io sono stato proprio fortunato!
Adesso non ho più nemmeno un raffreddore,
gioco tutto il giorno con il mio fratello canino e mi diverto a farlo ammattire,
ma ogni tanto mando un pensiero di ringraziamento al dottor Roberto, perché
è merito suo se sono qui raccontarvi la mia storia
un miao per voi da Gianni
******************************************

AMELIA e ILARIA
Noi siamo Amelia e Ilaria, le due sorelline
capitate all'A.R.C.A. l'aprile scorso.
Ci hanno portato due ragazze (sarà
un caso, sorelle anche loro) : facevamo parte di una cucciolata di cinque,
tre erano riusciti a sistemarli loro, ma per noi due non sapevano proprio
più a chi rivolgersi.
Noi due eravamo molto carine (così dicevano
tutti), ci assomigliavamo moltissimo, giocavamo tanto insieme,
e soprattutto
ci piaceva imbrogliare gli umani che ci accudivano e facevano fatica a distinguerci.
Li sentivamo parlare e dire che non avrebbero fatto fatica a trovarci una
famiglia, però volevano accasarci insieme,
perché eravamo
così unite che, dicevano, sarebbe stato davvero una cattiveria separarci.
E questa è una cosa giusta, sapete? Già avevamo perso la mamma
e gli altri fratellini, ci trovavamo in un ambiente sconosciuto
e per la
verità eravamo un po' preoccupate: affrontare tanti cambiamenti in
due ci sembrava meno difficile,
perché anche se ogni tanto litigavamo
come tutte le sorelline di questo mondo, credete forse che, solo perché
non siamo umani,
non abbiamo dei sentimenti? Invece di solito nessuno ci
pensa: ci prendono, ci spostano, ci mettono di qui e di là,
e certo
è meglio che lasciarci morire
d'accordo, non si può
chiedere il nostro parere, però se uno è attento, tante cose
le può capire lo stesso.
Dopo tre settimane è arrivata una
ragazza che, poverina, piangeva tanto perché le era appena morta
la sua gatta,
e desiderava un'altra micina che l'aiutasse a non sentire
la casa vuota.
Certo, quando viene a mancare una persona amata (e anche noi siamo "persone"
!) niente e nessuno può sostituirla,
però accogliere in casa un nuovo essere bisognoso di tutto è
il modo migliore per ricordarla e per fare qualcosa di bello in sua memoria,
e inoltre è un grandissimo aiuto per superare i primi tempi, che
sono i più difficili.
Così gli umani dell'A.R.C.A. volevano
con tutto il cuore aiutare Eleonora , perché avevano capito subito
che se lo meritava,
però non ci volevano separare, e allora sapete
com'è finita? Eleonora si è consultata con il suo ragazzo,
e hanno deciso di adottarci tutte e due! Adesso ci chiamiamo Azzurra e Viola
(modestamente, sono nomi proprio aristocratici!),
viviamo in una bella casa
dove ogni tanto facciamo qualche disastro, ma abbiamo portato alla nostra
mamma tanta allegria,
e siamo orgogliose di essere riuscite a farla sorridere,
anche con le lacrime agli occhi perché pensa sempre alla sua Coco
che non è più qui.
Ma poi, scusate, questo non è vero:
i gatti , come tutti sanno, sono magici, sanno che i legami d'amore non
si spezzano mai
e percepiscono tante cose che voi umani non siete più
in grado di sentire
così tante volte, quando alla sera soffia
un refolo di vento, e in casa qualcosa si sposta e gira nell'aria come una
vibrazione incantata,
voi chi credete che sia ?
Azzurra e Viola
******************************************
La storia di Carlotta

Vi ricordate Carlotta, la splendida certosina che era arrivata all'ARCA terribilmente traumatizzata per le vicende legate alla perdita della sua padrona ? Noi eravamo molto preoccupati per lei: così spaventata, così inavvicinabile, come avrebbe potuto trovare qualcuno che la volesse adottare? Eppure era stata una micia di casa, un po' fifona, questo sì, ma molto buona e affettuosa. Noi cercavamo di comunicare con lei, di tranquillizzarla, ma ci rendevamo conto che aveva proprio bisogno di una famiglia, che la sapesse capire e avesse la pazienza di aspettare che, a poco a poco, le ritornasse un po' di fiducia. Ma non era facile: tanti telefonavano, attratti dalla sua bellezza, ma poi, quando sentivano come stavano le cose, si tiravano indietro. Poi, una sera, sono arrivati al Centro due ragazzi: Fiorella e Luca. Ci hanno fatto subito un'ottima impressione: erano intelligenti e determinati. Volevano un gatto, e sono rimasti colpiti dalla nostra Carlotta. Noi abbiamo spiegato la situazione, senza nascondere nulla, non per scoraggiarli, ma perchè era la verità, e del resto bastava vederla: bella, sì, ma soffiava come una tigre, nell'angolo in fondo alla gabbia, come se pensasse di doversi difendere da chissà quali pericoli. "Povera piccola..." ha detto Fiorella, ha confabulato un po' col suo Luca e poi si è rivolta a noi con un bel sorriso e ha detto con sicurezza: "l'adottiamo". E Carlotta se n'è andata con loro. Da allora, a forza di tenere le dita incrociate ci sono venuti i crampi, ma le notizie erano buone: con tanto amore e infinita pazienza, Fiorella ha saputo ricondizionare la micia, che oggi, a tre mesi di distanza, ha ripreso fiducia, si è attaccata moltissimo a lei e già comincia ad aprirsi anche al resto del mondo. Ma il "suo" mondo rimarrà certo Fiorella, la persona che ha saputo ridarle una vita.
Ecco la nostra Lotty, finalmente di nuovo felice
|
|